Stretching mandibolare e benessere

Posted on : 24-03-2011 | By : Daniele | In : Eventi

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Ricerca e troverai il sorriso

Patrocini:
Fondazione Gabriele Monasterio per la ricerca medica e la sanità pubblica;
ASL 1 Massa Carrara;

Comune di Carrara
Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Massa Carrara.

7 maggio 2011


Teatro Ridotto degli Animosi

http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Animosi

Piazza C. Battisti n. 1 – 54033 Carrara

 

Già nel 1870 fu osservato che, stimolando la mucosa nasale nel gatto e nel coniglio, si otteneva un rallentamento della frequenza del respiro e del battito cardiaco e abbassamento della pressione sanguigna. Questi effetti riflessi scomparivano in seguito a lesioni del nervo trigemino o dopo anestesia dello stesso e furono denominati “riflesso trigemino-cardiaco”. Il fatto che la bradicardia e la diminuzione di pressione sanguigna non si presenti in pazienti preventivamente trattati con atropina, suggerisce il coinvolgimento di meccanismi vagali. Stimoli esterocettivi come quelli che avvengono durante la chirurgia maxillo facciale inducono una stimolazione eccessiva della bradicardia, talvolta pericolosa e non utilizzabile a scopo terapeutico nel controllo dei parametri cardiaci. In odontoiatria esistono tecniche che utilizzano di routine lo stretching mandibolare nella riabilitazione delle patologie dell’articolazione temporomandibolare. Allo scopo di valutare se lo stiramento dei fusi neuromuscolari dei muscoli innervati dal trigemino, così ottenuto, possa attivare il riflesso trigemino-cardiaco sono state compiute delle misure su giovani sani sottoposti a stretching mandibolare forzato per dieci minuti attraverso un nuovo dispositivo®. Tali esperimenti sono avvenuti sotto la direzione del Dr Sergio Ghione del CNR di Fisiologia Clinica di Pisa (Fondazione Monasterio) ed il Prof. Marcello Brunelli del Dipartimento di Neurofisiologia (G. Moruzzi). Attraverso strumenti di misurazione elettronica sono state valutate la pressione arteriosa sistolica (PS) e diastolica (PD) e la frequenza cardiaca (FC) prima dell’inizio delle manovre (basale), e per un tempo prolungato dopo lo stretching. Si è così osservato che dopo questa manovra si ottiene un abbassamento significativo della pressione arteriosa sistolica rispetto a quella basale a partire da 5 minuti dopo l’applicazione del dispositivo, mentre la pressione diastolica e la frequenza cardiaca si riducono in modo statisticamente significativo a partire da 15 minuti dopo la fine delle manovre. I risultati così ottenuti durano per lungo tempo. Questi dati evidenziano l’esistenza del riflesso trigemino-cardiaco in seguito a stretching mandibolare. Le osservazioni da noi effettuate, non sono per ora sufficienti per affermare che si tratti di una metodica in grado di essere un valido AUSILIO nelle normali cure dell’ipertensione. Sono allo studio gli effetti di dispositivi personalizzati in diversi sport.

Scopo del corso durante la mattina: spiegare ai medici gli effetti dello stretching mandibolare nel controllo dei parametri cardiaci e dei meccanismi vagali in genere.

Scopo del corso durante il pomeriggio: spiegare agli odontoiatri le basi della metodica dello stretching mandibolare, il suo uso nella riabilitazione dei problemi dell’articolazione temporomandibolare, nel bruxismo e per favorire l’apertura della bocca.

Relatori

Prof P. Rabischong Professore di Neuroanatomia – Preside ad honorem della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Montpellier.

Prof. MARCELLO BRUNELLI Già Professore Ordinario di Fisiologia Generale e Neurobiologia – Università di Pisa. Laureato con lode alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Negli anni 1974 1975 e 1976 collabora con il Prof. E. Kandel nei laboratori della New York University e come Visiting Professor alla Columbia University, Medical School. Dal 1983 al 1986 sostituisce il Prof. Moruzzi nella funzione di Direttore dell’Istituto di Fisiologia, dell’Università di Pisa.  Coordinatore di progetti di ricerca nell’ambito delle Neuroscienze con:

  • National Science Foundation – CNR, Italia-Prof. A. Mauro, Full Professor della Rockefeller University (N.Y. – USA);
  • Accademia delle Scienze Mediche di Mosca.

1997-2000 Direttore del Corso di Dottorato di Ricerca in Neuroscienze di Base sede unica Università di Pisa.

2004-2008  Direttore del Corso di Dottorato di Ricerca  in Neuroscienze Base e dello Sviluppo-Università di Pisa.

Autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.

DR. SERGIO GHIONE

Dirigente di Ricerca, CNR, presso Istituto di Fisiologia Clinica, Pisa. Laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso Università di Pisa. Perfezionamento presso Scuola Superiore Sant’Anna. Specializzazione in Medicina Nucleare e in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare. Responsabile Area Ambulatoriale, Fondazione CNR Regione Toscana Gabriele Monasterio.

Attività di ricerca su: caratterizzazione biochimica e farmacologica di sostanze endogene simildigitaliche; fisiopatologia, diagnostica e clinica dell’ipertensione arteriosa; fisiopatologia del dolore; effetti biologici dei campi elettromagnetici.

Contratti di ricerca con: Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Agenzia Spaziale Italiana, Organizzazione Mondiale della Sanità.

Pubblicazioni: libri: 4, articoli su riviste scientifiche: 155.

DR. DANIELE TONLORENZI

Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Pisa 1988. Odontoiatra libero professionista. Perfezionato in Chirurgia Parodontale e Implantologia presso l’Università di Genova nel 1995. Collabora con il Prof. Marcello Brunelli dal 2004. Docente nel corso di “Tecnico di posturometria” Università di Siena e a master universitari al S. Raffaele, e università di  Chieti. È stato relatore a congressi nazionali ed internazionali. Membro del Progetto Giacobbe sulla Postura presso il CNR di Faenza. Interessi gnatologia.

 

SERGIO ZANFRINI

dal 1966 al 1992 Amministratore Delegato in varie aziende. Dal 1986 al 1992 Componente Comitato di Gestione ASL di Como con delega al Bilancio. Nel 1992 progetta e costruisce la prima pedana posturostabilometrica Lizard. Professore Onorario dell’Università Maimonides di Buenos Aires dal 1998. È stato Docente al Corso di Perfezionamento in Ortognatodonzia all’Università di Chieti e di Torino, al Corso Professionalizzante per Tecnico di Posturometria presso l’Università di Siena, al Master di II livello in ” Neurofisiologia delle Posture ” presso l’Università di Pisa. Membro del Progetto Giacobbe sulla Postura presso il CNR di Faenza. Relatore a congressi in Italia, Argentina, Brasile, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Cina. Autore e co-autore di articoli e libri divulgativi sulla postura.                                                                        Programma

Mattina: Presidente della sessione della mattina Dr. Sergio Berti Direttore Unità Operativa Cardiologia Fondazione CNR Regione Toscana G. Monasterio, Direttore Cardiologia USL 1 Massa e Carrara:

Ore 8.30 -9.00 saluto Autorità

9.00-9.40 Prof P. Rabischong Il riflesso trigeminocardiaco

9.40- 10.20 Prof. M Brunelli: Ruolo del trigemino nell’equilibrio simpatico-parasimpatico.

10.20-10.50 D. Tonlorenzi Lo stretching mandibolare in gnatologia (correlazioni con cervicalgia).

10,50- 11,20 coffee break

11,20- 11,40 S. Ghione Stretching mandibolare e modifiche sui parametri cardiaci.

11,40- 13.00 S. Zanfrini valutazione su pedana baropodometrica del tono muscolare.

Ore 13.00- 14.30 colazione di lavoro per i partecipanti che si iscrivono per tutto il giorno.

Pomeriggio:

14,30- 15,30 M. Brunelli: un approccio sperimentale alla gnatologia è possibile?

15-30 -16,30 D. Tonlorenzi Il bruxismo in odontoiatria: teoria occlusale e neurologica. La dimensione verticale in odontoiatria è modificabile o no? Alcuni casi clinici.

16,30-16, 50 coffee break

16,50-17,30 Quando il paziente apre poco la bocca, che fare?

 

 


Piorrea ed anemia.

Posted on : 22-03-2011 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Un’infiammazione cronica dei tessuti parodontali (piorrea) induce una risposta immunitaria infiammatoria con depressione della produzione di eritropoietina ed anemia. Lo scopo di questo studio è di valutare se i pazienti con parodontite cronica, hanno una condizione anemica e, successivamente, di analizzare l’effetto della terapia non chirurgica parodontale sullo stato anemico di soggetti per un periodo di 6 mesi. In 187 pazienti affetti da parodontite cronica, 60 (33,6%) mostravano concentrazioni ridotte di emoglobina. Sottoposti alle corrette manovre di terapia parodontale (non chirurgica) sono stati monitorati a 3 e a 6 mesi. I parametri clinici hanno mostrato miglioramenti significativi.

Conclusioni: Il presente studio rafforza l’ipotesi che la parodontite cronica può portare ad anemia e fornisce la prova che la terapia non chirurgica parodontale può migliorare lo stato anemico di questi pazienti, con un miglioramento superiore nelle femmine.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20843237

Altri studi precedenti rafforzano la correlazione tra parodontopatia cronica (piorrea) e anemia ed indicano che il trattamento corretto migliora i parametri del sangue.

Correlazione tra dolore cervicale (cervicalgia) e disturbo dell’articolazione temporomandibolare.

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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[Modifica testo]
Gnatologia clinica - News generale del 24/04/2011

L’argomento dolore al collo è ancora da approfondire, probabilmente in futuro sarà possibile affermare qualcosa con maggiore sicurezza. Oramai 15 anni fa nello studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8839465 pubblicato in una prestigiosa rivista ortopedica si correlavano i dolori del collo (cervicalgia) con dolori orofacciali, disturbi del trigemino e malocclusione dentale. I punti salienti dello studio sono:

• I pazienti con disordini temporomandibolari mostrano spesso i segni e sintomi legati ai disturbi della colonna cervicale;

• Pazienti con disturbi del rachide cervicale possono mostrare segni e sintomi relativi a disordini temporomandibolari.

• Molti autori hanno sottolineato l’esistenza di correlazioni neuroanatomiche e biomeccaniche.

Per vedere quanti studi su riviste odontoiatriche riprendono l’argomento, basta cercare su un qualsiasi motore di ricerca “Temporomandibular Disease and cervical spine disorders”. Nonostante il problema sia stato sollevato da lungo tempo, mancano tuttavia dati definitivi su quest’approccio terapeutico, anche se secondo quanto descritto dalla letteratura un consiglio si può dare. I soggetti con dolore cervicale devono recarsi da uno specialista ortopedico, per farsi prescrivere un’eventuale terapia fisica o di altro tipo. Nello stesso tempo è necessario fare una valutazione della correttezza della masticazione dentale presso uno specialista gnatologo, confezionando eventualmente un bite dentale. http://www.medicitalia.it/dtonlorenzi/news/821/Tanti-tipi-di-bite-come-sceglierlo. Sono numerosi anche gli studi che correlano il mal di testa con la malocclusione.

Per altri dolori a distanza come la lombalgia (mal di schiena) la gonalgia (dolore al ginocchio), la pubalgia, ecc. la correlazione con la malocclusione è argomento di discussione scientifica. L’opinione personale è che non tutte le lombalgie (o gli altri dolori suddetti) siano imputabili alla malocclusione, ma che la malocclusione non sia da escludere a priori. D’altra parte se è molto sospettata una correlazione tra malocclusione dentale e dolore al collo (cervicalgia), è difficile pensare che questo dolore rimanga limitato alla zona cervicale, senza estendersi ad es. in zona lombare. Nella mia esperienza personale i casi di risoluzione di dolore a distanza con bite sono stati parecchi.

 

Approfondimenti

Gnatologia, l’Articolazione temporomandibolare ATM, la mandibola che “schiocca” o click mandibolare.

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=108

Il bite

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115

Curriculum vitae

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : curriculum vitae

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V.LE G. GALILEI 32 54033 AVENZA (MS) Tel. 0585/53075
Nato a Lomello (PV) il 17-02-56. Residente in Carrara tel. Studio 0585 53075 Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pisa 1988
Curriculum breve e aggiornato su http://www.medicitalia.it/dtonlorenzi/curriculum 
  • Perfezionamento in Chirurgia Parodontale e Implantologia presso l’Università di Genova nel 1995.
  • Dal 1995 si occupa (per alcuni anni) di fotobiologia nella perimplantite e nella piorrea con il Prof. Giulio Jori dell’Università di Padova con una pubblicazione G.Jori, D. Tonlorenzi ”Photodynamic Therapy for the Treatment of Microbial Infections”, nella rivista Photodinamics news.). http://scholar.google.com/scholar?cluster=13171136765536166693&hl=it citato in http://scholar.google.com/scholar?cites=13171136765536166693&hl=en&num=100
  • Collabora con i Dr. A Ravaglioli e A. Krajewsky (Dirigenti di Ricerca del CNR dei biomateriali di Faenza) con cui fonda il gruppo di studio “Progetto Giacobbe” che organizza congressi internazionali sulla postura i cui Atti sono pubblicati dalle edizioni CNR (a partire dal 1998). Da questa collaborazione elabora un brevetto “Impianto endoosseo in nuovo materiale ceramico” http://74.125.155.132/scholar?q=cache:-gvOU_QmQqoJ:scholar.google.com/+author:d+tonlorenzi&hl=en&num=100
    • Chairmen della 4° tavola rotonda: Interdisciplinary problems of the posture, nel “5 th Meeting and Seminar on “Ceramics, cells and tissues” Implant for spine CNR Faenza 1998 Articoli pubblicati:
  • “Postural variations induced by occlusion and visus: correlation with rachis pathologies” Dr. P. Silvestrini Biavati, Dr. D. Tonlorenzi
  • “A research about the interference produced on the posture by the use of salivary rolls”. M. Carpi Grosseto, M. Santini Massa Carrara, D. Tonlorenzi.
  • “Correlations between occlusion and posture”  D. Tonlorenzi, G. Ravenna.
  • Relatore al: Congresso “Integrazione-Supplementazione per l’incremento della performance psicofisica ed il benessere” organizzato da “Health Psyco-Physiologic Researches” con il titolo “Vitamine nel dolore cronico e negli stati depressivi: influenze sui sistemi serotoninergici” in data 05/05/2002 Roma Ospedale Santo Spirito.
  • Convegno “Postura e protesi. Dalla prevenzione alla Riabilitazione” 8-9 marzo 2002 Faenza CNR ISTEC con due relazioni: “Correlazioni del dolore posturale cronico” e “Generalità sulla postura”. Gli atti sono stampati.
  • Relatore all’”International Congress of Sports Medicine” “Physical Activity and Sport for different age groups” Perugia 9-12 giugno 2002  “ Metabolic correction and postural disorders”. Gli abstract sono stampati.
  • Relatore all’Accademia Italiana di Kinesiografia ed Elettromiografia Cranio-Mandibolare: “Dolore posturale cronico diagnosi e terapia” Assisi 15-17 Novembre 2002. Gli atti sono registrati (supporto digitale).
  • Congresso CNR Bioceramic Surfaces Behviour in vitro and in vivo Faenza 18-21 marzo 2003 Secondo Simposio satellite Progetto Giacobbe “Farmacologia, alimentazione ed alterazioni posturali” 21 Marzo 2003 Faenza
  • Relatore all’VIII Corso di Aggiornamento per il Medico Sociale del Calcio Uliveto Terme Congresso Lamica (Libera Associazione medici di calcio serie A e B) 19/05/2003 “Correlazioni tra alterazioni del baricentro, performances ed infortuni”
  • Docente nel corso di “Tecnico di posturometria” Università di Siena dall’anno 2003. Tale professione è stata riconosciuta dalla Regione Toscana.
  • Relatore al II° Forum Internazionale Lizard 23-25 gennaio Perugina “La postura: conoscenze e metodologie di base.”
  • Nel 2002 e nel 2003 frequenta il Servizio di Reumatologia dell’Ospedale S. Giacomo e Cristoforo di Massa (ASL 1)
  • Prof. A.C. di “Fisiologia e patologia del movimento e della postura” Corso di Laurea di Fisopatologia Università di Pisa. Collaboratore del Prof. Marcello Brunelli Ord. Di Neurobiologia dal 2004.
  • Congresso “Patologie di confine nel distretto cranio-cervicale” Acqui Terme 5-7 Novembre 2004 “Sindromi dolorose cefaliche e “gate-theory trigeminale: casi clinici”
  • Docente al corso di “Post graduate di gnatologia clinica e semeiotica occluso-posturale” presso la Scuola Post Universitaria San Raffaele nel 2006.
  • Laboratorio sperimentale di fisiopatologia della postura, corso di laurea in odontoiatria primo semestre anno 2005-2006.
  • Prof. A.C. per lo svolgimento del corso ufficiale di “Corso integrato di fisiopatologia dell’apparato locomotore, metodologia generale della riabilitazione e fisioterapia strumentale” per il Modulo professionalizzante in “Tecnico esperto biologo per attività sanitaria preventiva e di sostegno” II° semestre 2005-2006 (patrocinio Unione Europea, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regione Toscana) per il Corso di Laurea in Scienze Biologiche Molecolari.
  • Docente al Corso di aggiornamento teorico-pratico di “Neurostomatologia applicata alla posturologia” Università G. D’Annunzio Chieti per l’anno 2006.
  • Membro promotore del Comitato Tecnico scientifico del Centro di Ricerca Interuniversitario sulla Anatomia funzionale, Neurofisiologia e Patologia delle posture, statica e dinamica, del corpo umano. Nella seduta del 29-06-2009 della Giunta Regionale Toscana Delibera N .550 del 29-06-2009 Enrico Rossi , Assessore al Diritto alla Salute Regione Toscana ha riconosciuto questo Centro punto di riferimento regionale per la ricerca e la terapia del dolore muscolo-scheletrico.
  • Docente al master di II livello (biennale) Neurofisiologia e patologia delle posture statiche e dinamiche Università di Pisa
  • Relatore congresso internazionale IFUNA (International Functional Association), “Orthopedics and orthodonctis functional treatment as prevention of cranio-mandibular dysfunctions” Dental School Torino, dal 1 al 4 Ottobre 2009 Dr. Daniele Tonlorenzi Prof. Marcello Brunelli “Trigeminocardiac reflex, new perspectives.
  • Congresso “Drugs delivery systems, materials, know-how, new technologies, principles” IRTEC-CNR Faenza March 9-11,2000 con la relazione “Slow release Toxics, Galvanic Phenomena and Bimetallism” P. Silvestrini Biavati, D. Tonlorenzi. Gli atti di quel congresso sono pubblicati presso il CNR

Regenerative nanomedicine, tissue and genetic engineering, and the role of ceramics

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : area medica, Eventi

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13th Ceramics Cells and Tissues

Ceramics, Cells and Tissues (CCT) is an international periodical worldwide congress in evolution from 1991. It focuses towards the communication among the biomaterials scientists and surgeons of the last generation with particular reference to ceramics enlarged to the scientific, technical and production community.CCT will be held in Faenza, Romagna, Italy, on 17-20 May 2011. This is the 13th edition of the congress, with the 1st forum on Biomaterial Societies, some symposia, focused sessions and conferences. The Congress title is Regenerative nanomedicine, tissue and genetic engineering, and the role of ceramics.

13 CCT is organized by Agenzia Polo Ceramico and endorsed by Istec-CNR.

http://cct.agenziapoloceramico.it/Final-program-13CCT.pdf

Bruxismo e correlazioni con l’implantologia. Una proposta terapeutica.

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : area medica

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Dr Daniele Tonlorenzi Prof A. C. “Fisiologia e patologia del movimento e della postura”
Corso di Laurea Fisiopatologia generale Università di Pisa

Prof. Marcello Brunelli Università di Pisa Ord. Neurobiologia

Accademia Italiana di Stomatologia Implantoprotesica 7° Congresso Internazionale “Gli insuccessi in implantoprotesi gestione e risoluzione 23-24 marzo 2007 Bologna ATTI PUBBLICATI ONLINE http://www.aisiitalia.com/Documents/DownloadFiles/Atti/AttiBologna2007.pdf
Parole chiave: Bruxismo (serramento, digrignamento, situazione mista), nuclei motori
trigeminali, incremento della dimensione verticale.
Keywords: Bruxism (clenching, grinding and mix), motor trigeminal ganglia, increase
of vertical dimension.
RIASSUNTO
Le parafunzioni notturne come il bruxismo sono state considerate come uno dei fattori
principali dei disordini temporo-mandibolari. Lo schema di queste parafunzioni è nei
nuclei motori del trigemino e sono acquisite per plasticità neurale. Il bite è orientato
ad impedire l’usura dentale, il serramento stesso viene in questa maniera “mediato”.
Alcuni studi evidenziano che l’aumento della dimensione verticale oltre i concetti della
gnatologia classica, risolvono spesso quei casi che altrimenti non sono risolvibili. La
riduzione di sensibilità dei fusi neuromuscolari conseguente a tale aumento, dovrebbe indurre modificazioni plastiche negli schemi motori trigeminali con scomparsa del
bruxismo stesso. È allo studio un particolare tipo di bite con incremento notevole della
dimensione verticale che induce scomparsa degli schemi motori del bruxismo. Approfondimenti sono in corso.
SUMMARY
The nightime parafunctions like bruxism have been considered as are of the principal
causes of temporo mandibular disorders. The scheme of has parafunctions is in the
motor trigeminale ganglia and hay ave acquired by neural plasticity. The bite is to
impede dental usuary, the clenching itself in this intermediary way. Some studies show
that increase of vertical dimension beyond the concepts of classic gnatology often
solve cases that world hawe otherwise been unsolved. The reduction of sensitivity of
muscular spindles, a consequence of this increase, should induce plastic modifications
in the trigeminal motors with the appearance of bruxism itself. It is with the study of
a particular type of bite with notable increase of vertical dimension which induces the
disappearance of the motor schemes of bruxism. In depth research is being made.
INTRODUZIONE
L’invecchiamento della popolazione aumenta la necessità di riabilitazioni orali più o
meno complesse, che offrano risultati soddisfacenti. Le infezioni orali fra gli anziani
delicati possono essere causa di morte (Hamalainen P et Al. 2005).(1) La disabilità
masticatoria percepita può essere associata con un rischio più grande di mortalità negli
anziani. La causa sembra essere l’isolamento sociale, i difficili rapporti interpersonali
ed il fatto che tali soggetti non ritenengano che la vita valga la pena di essere vissuta
(Nakanishi N et Al. 2005). (2) Un altro studio ha segnalato parecchi problemi di salute
e funzionali associati ad alterata funzione del sistema  masticatorio (Osterberg T et Al.).(3) Ulteriori indagini sono comunque necessarie per determinare se l’inabilità
masticatoria sia un fattore di rischio significativo per la mortalità.
L’implantologia ha un ruolo fondamentale nell’offrire risultati soddisfacenti nella riabilitazione orale.
Il bruxismo secondo uno studio è considerato controindicazione per gli impianti dentali,
anche se mancano studi clinici approfonditi. Finora, gli studi sul rapporto possibile di
causa-effetto fra il bruxismo ed il fallimento implantare non rendono i risultati costanti
e specifici, per la variabilità del numero, delle dimensioni degli impianti, il disegno
dell’occlusione e dei modelli dell’articolazione e la protezione del risultato finale con
uno splint occlusale duro di stabilizzazione notturno (Lobbezoo F et A. 2006). (4) Misch
CE (2002) afferma che il bruxismo è un fattore di rischio potenziale per il fallimento
implantare. La forza eccessiva applicata tra le arcate è la causa primaria degli insuccessi implantari tardivi, della perdita crestale di osso, della frattura dei componenti.
In presenza di parafunzione consiglia di aumentare il numero degli impianti, e la loro
larghezza nelle regioni molari, per far diminuire lo sforzo sulla protesi e sull’osso, particolarmente alla cresta. Gli impianti supplementari devono essere posizionati, quando
possibile, per eliminare i cantilevers. Le protezioni notturne adeguatamente progettate
riducono l’influenza del carico sugli impianti e sulla protesi sovrapposta.(5) Le parafunzioni notturne come il serramento ed il bruxismo sono state considerate come uno
dei fattori principali dei disordini temporo-mandibolari e devono essere adeguatamente
indagate (Amemori Y et Al.). (6) La terapia deve cominciare in sede prechirurgica:
progettando gli adeguati siti implantari, oltre che per evitare situazioni di cantilevers,
anche per non aggravare il dolore muscolare ed il danno articolare spesso associati
alle parafunzioni.  Gli interventi spesso costringono il paziente a sottoporsi a sedute
chirurgiche lunghe specie negli interventi complessi, costringendo (soprattutto quando
la sede è posteriore) ad essere sottoposti a situazioni di “leva” dannose in soggetti con
ATM e sistema muscolare già stressato. Anche la sola apertura prolungata della bocca
senza la “leva” (sedi anteriori) è condizione di peggioramento. Si consiglia di confezionare un bite precedentemente alla chirurgia impiantare, per rilassare la muscolatura
prima dell’intervento chirurgico ed a scopo diagnostico per provare la nuova posizione.
La parafunzione consiste nell’attivazione fisiologicamente normale di muscoli volontari per svolgere azioni che non hanno un obiettivo funzionale e che potrebbero rivelarsi
pericolose. Questi comportamenti, sempre che si verifichino raramente, non devono
assolutamente essere considerati anormali ma, ripetuti di frequente, possono portare a
disturbi occlusali e alla diagnosi di parafunzione. Alcuni esempi di comportamenti parafunzionali sono il bruxismo, il succhiarsi il pollice e la postura mandibolare anormale
(C. Mc Neill 1997). (7) Il bruxismo è stato classificato come attività elettromiografica
superiore alla contrazione volontaria massima del 5% ed è stato classificato in tre modelli (serramento, digrignamento e misto) (Amemori Y et Al 2001). (8) Alcuni Autori
hanno registrato tre soggetti che hanno presentato episodi di bruxismo che sono arrivati

fino a poco meno di tre minuti all’ora. Misurando con elettromiografia (EMG) l’attività
muscolare nel serramento è più forte che nel digrignamento (Akamatsu Y et Al). (9)
CONTROLLO NEURALE DELLA MASTICAZIONE
Sistema sensitivo trigeminale: (afferente), costituito da neuroni afferenti primari  che
sono in grado di tradurre diversi stimoli in potenziali d’azione. Tra questi stimoli, analizziamo quelli propriocettivi che individuano condizioni interne come la lunghezza la
posizione delle articolazioni e le tensioni. Le zone sopraspinali (testa, bocca, faccia)
sono innervate dal ganglio del V dal genicolato del VII o da altri gangli di nervi cranici.
Le cellule dei neuroni afferenti primari sono di solito fuori del SNC nei gangli sensoriali. Unica eccezione quella del neurone afferente primario propriocettivo e tattile e
quelle del legamento parodontale, che sono nel nucleo sensitivo mesencefalico trigeminale e sui margini laterali della materia grigia del periacquedotto del mesencefalo.
Il secondo neurone è nel nucleo sensitivo principale del trigemino e forma le connessioni trigemino-talamiche che vanno al talamo ed attraverso la via talamo-corticale in
corteccia. A  livello spinale trigeminale gli stimoli sensitivi attivano dei riflessi che attraverso circuiti di integrazione modulano la risposta dei neuroni secondari. Nel tronco
dell’encefalo l’integrazione sensitiva funziona da feedback per il coordinatore centrale
della masticazione.
VIE MOTORIE EFFERENTI TRIGEMINALI:
Neuroni cortico-trigeminali vanno dalla corteccia motoria primaria al nucleo motorio
trigeminale (posto nella sostanza reticolare pontina e circondato da neuroni premotori).
Gli aspetti automatici della masticazione vengono filtrati da particolari circuiti del tronco dell’encefalo o della colonna vertebrale chiamati generatore centrale di impulsi che
controlla la masticazione (vedi fig.1) attraverso:
a)la generazione di un ritmo o sequenza che controlla la durata del ciclo masticatorio; si
ritiene che le cellule addette al controllo del ritmo siano situate nella formazione reticolare mediale del tronco dell’encefalo;
b)l’attivazione di generatori di impulsi, costituiti da gruppi di cellule di neuroni premotori dei nuclei sopratrigeminali che controllano l’attivazione o l’inibizione dei motoneuroni.
Il cervelletto confronta le informazioni pianificate: provenienti dalla corteccia con quelle sensitive che registrano i movimenti eseguiti ricevuti dalla periferia. Se i movimenti
pianificati non coincidono con quelli svolti, emette segnali di feed-back correttivi che
vengono trasmessi alle vie motorie discendenti.
Il cervelletto ha un ruolo importante anche nei processi di apprendimento e nella programmazione di azioni motorie complesse.
Bruxismo diurno. Il bruxismo diurno può provocare gravi abrasioni dentali, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, dolore muscolare e ipertrofia. Sebbene per definizione
il bruxismo diurno non sia un disturbo del sonno, esso è associato allo stato emotivo. Spesso, infatti,  è  facile  notare  persone  ansiose  che  serrano  i  denti. Alcuni studi hanno inoltre
dimostrato che frustrazione, ansia e paura possono aumentare la tensione muscolare.
Bruxismo notturno. Esso è caratterizzato da episodi di serramento o digrignamento bilaterale della durata massima di 5 minuti che si ripetono durante il sonno ogni 90 minuti
circa. Questo  fenomeno spesso coincide con il passaggio dal sonno più pesante a quello
più leggero, ed anche con la fase REM (movimento rapido degli occhi). Le registrazioni
elettromiografìche durante un episodio di bruxismo evidenziano l’attivazione ritmica
dei muscoli elevatori di entrambi i lati seguita da un periodo prolungato di massima contrazione che solitamente si  verifica in una posizione mandibolare escursiva (laterale).
Se ripetuto frequentemente, questo tipo di attività muscolare causa i segni e i sintomi
clinici associati al bruxismo: usura eccessiva e sensibilità dei denti, ipertrofìa dei muscoli elevatori, dolore dell’articolazione temporomandibolare e disfunzione. Nei casi
più gravi si riscontra un’usura del dente fino a livello della cresta gengivale. L’ipertrofìa
dei masseteri può portare alla costrizione del dotto parotideo, causandone manifestazioni sintomatiche.
Con una apparecchiatura sperimentale per le posizioni escursive mandibolari sono stati
registrati due soggetti con bruxismo notturno. L’apparecchiatura è capace di registrazioni simultaneamente elettromiografia (EMG) dei muscoli bilaterali del massetere e la
posizione mandibolare. Le annotazioni del sensore hanno rivelato che un soggetto era
un bruxista bilaterale e l’altro bruxista quasi unilateralmente (Akamatsu Y et Al).
(10) La contrazione muscolare prolungata del bruxista monolaterale, sembra legata a
una maggiore incidenza di disturbi e dolore nell’articolazione temporomandibolare controlaterale. Durante il movimento di escursione, il condilo dell’articolazione opposto
alla direzione del movimento deve avanzare sull’eminenza articolare, trovandosi così
in una posizione che non è in grado di mantenere. Inoltre, sul lato non lavorante i denti non sono in occlusione, non potendo fornire alcun sostegno articolare. L’attività di
EMG del muscolo temporale anteriore dal lato dove avviene la parafunzione durante
le registrazioni notturne è superiore a quella dal lato opposto (Yugami K et Al. 2000).
(11) Le posizioni mandibolari durante il bruxismo potrebbero essere distinte in massima
intercuspidazione, in lateralità destra o sinistra o in avanzamento (Minagi S et Al1998)
(12). Per indagare la posizione dentale nel digrignamento notturno sono stati registrati
contemporaneamente l’elettromiografia di superficie bilaterale del massetere e la posizione mandibolare, con sensori magnetici, durante il sonno in 12 volontari bruxisti in
lateralità destra e sinistra per tre notti successive. Una delle situazioni dentali è la posizione canina bordo-bordo incisale e l’altro è il punto mediano fra la posizione intercuspidale e la posizione canina del bordo-bordo. Si è registrata la predominanza di attività
del muscolo del massetere del lato di equilibratura durante la rettifica della posizione.
L’attività EMG del muscolo massetere è più attiva dal lato che comporta movimento
mandibolare mediotrusivo per correggere la posizione canina eccentrica (Amemori Y
1999). (13) Un altro studio suggerisce che il serramento durante il sonno è più nocivo al
sistema stomatognatico, rispetto ai movimenti mandibolari (Amemori Y 2001) (14) ed
al digrignamento (Minagi S et Al 1998) (15). Il serramento notturno (involontario) ha
un carico meccanico più grande sull’articolazione temporomandibolare, rispetto al serramento volontario diurno (Gastaldo E et Al 2006). (16)

La teoria occlusale sostiene che

le interferenze occlusali stimolano i meccanorecettori parodontali, provocando l’attivazione riflessa dei muscoli elevatori, allo scopo di eliminare le interferenze occlusali, “limando” i denti.Non esistono prove sufficienti a sostegno di questa teoria. Prima di
tutto la stimolazione dei meccanorecettori parodontali non attiva, ma inibisce i muscoli
elevatori (riflesso di apertura della bocca), poi spesso il bruxismo notturno consiste solo
nel serrare i denti, e non nel digrignarli; il solo serramento dentale non è sufficiente per
eliminare le interferenze. Contro questa tesi depone il fatto che la creazione intenzionale
di interferenze occlusali non provoca il bruxismo e la loro eliminazione non reca alcun
giovamento. È noto, infine, che il bruxismo si verifica anche in occlusioni senza o con
scarse interferenze occlusali e che questa parafunzione non è presente in molti soggetti
con gravi interferenze occlusali. Si pensa quindi che l’introduzione o l’eliminazione
delle interferenze occlusali mediante trattamenti dentali abbiano scarsi effetti duraturi
sul bruxismo. Teoria dell’alterazione nervosa, è avvalorata dallo studio precedente
sulle modifiche della plasticità neurale quando si incrementi la dimensione verticale. Il
bruxismo notturno(SB) è caratterizzato dal digrignare o serrare i denti durante il sonno
e potrebbe essere una manifestazione esagerata di attività ritmica spontanea normale dei
muscoli del sistema masticatorio. Sembra esserci un’eccitabilità aumentata delle vie
centrali  motorie della mascella nei soggetti con bruxismo notturno, probabilmente
derivata da una modulazione alterata dei circuiti inibitori del tronco dell’encefalo e non
dai meccanismi corticali alterati. Questi risultati sostengono la teoria che il bruxismo
è pricipalmente centrale e coinvolge le strutture subcorticali (Mascaro MB et
Al. 2005).  (17)
Alcune prove sostengono l’ipotesi secondo la quale il bruxismo sia un  disturbo del
sonno legato allo stato emotivo del soggetto. In alcuni individui è stata dimostrata l’esistenza di un legame fra vita stressante e insorgenza del bruxismo notturno: infatti, nei
periodi di minore stress questo fenomeno tende a diminuire. Inoltre, i profili psicologici dei soggetti affetti da bruxismo notturno hanno evidenziato con maggiore frequenza
disturbi nervosi e livelli di ostilità, ansia, iperattività e aggressività maggiori rispetto a
quelli di persone normali. La correlazione fra questi stati emotivi e il bruxismo notturno porta a ritenere che questo abbia origine nel sistema limbico. Un’altra conferma a
quest’ipotesi deriva dal fatto che spesso si abbina a segni di incremento dell’attività
simpatica, come tachipnea e tachicardia. Il sistema nervoso autonomo è sottoposto al
controllo dell’ipotalamo, facente parte del sistema limbico.
Vari neurotrasmettitori sono stati implicati nel movimento orale e particolare interesse
ha suscitato la dopamina dato che una sua alterazione può provocare alterazione dei movimenti compreso quelli motori della mascella, come nella discinesia orale e forse nel
bruxismo. Gli Autori suggeriscono che le catecolamine possono regolare i movimenti
orofacciale attraverso i centri premotori masticatori, le risposte da sforzo e quelle del
sistema vegetativo (Yabushita T et Al. 2005). (18)
Modifiche sistemiche: Uno studio su 24 bruxisti (23-67 anni) ha evidenziato: frequenti
episodi di dolore orofaciale (65% ha segnalato frequenti emicranie di mattina) e corporeo; frequenti sintomi vegetativi (sudore 23%, palpitazioni notturne 62%, riduzione
libido 50%); 19% ha presentato ipertensione che necessita trattamento (Dahlström L,
Haraldson T 1985). (19)
MATERIALI E METODI
Alcuni Autori hanno studiato gli effetti dei cambiamenti di lunga durata nell’aumento
della dimensione verticale occlusale sugli input sensoriali dei fusi del massetere. Venti
ratti femminili tipo Wistar sono stati anestetizzati con barbiturici e sono stati divisi in
due gruppi: in uno è stata mantenuta la dimensione verticale e nell’altro è stata aumentata con un rialzo in resina composita di 2.0 millimetri ai molari mascellari. In questo secondo gruppo la sensibilità del fuso muscolare del massetere è diminuita gradualmente.
L’incremento della dimensione verticale ha causato quindi la riduzione della sensibilità
del fuso muscolare del massetere e ciò indica una modifica della plasticità sensitiva
periferica in seguito ad incremento della dimensione verticale (Bader GG et Al. 1997).
(20) Per plasticità sensitiva  si intende il fatto che in alcuni sistemi neuronali si stabiliscono talune modificazioni funzionali permanenti a seguito di particolari stimoli o
di particolari loro combinazioni e queste modifiche sono indicate come modificazioni
plastiche (Jerzy Konorsky 1948).
Questi esperimenti pongono le basi per un complesso ripensamento verso i concetti di
spazio libero, e di incremento della dimensione verticale in odontoiatria. Anche nell’uomo l’aumento della dimensione occlusale verticale è stata usata per trattare i disordini
che coinvolgono l’iperattività muscolare, come nel bruxismo.
DISCUSSIONE
Quanto detto indica che queste parasonnie sono di natura funzionale e l’intervento deve
essere finalizzato al ripristino della funzione alterata. Abbiamo utilizzato manovre di
iperestensione ed applicato bite con elevato incremento della dimensione verticale . Le manovre hanno dato risultati positivi inducendo una quasi immediata decontrattura muscolare, la cui natura può essere di vario genere: una ridotta sensibilità dei
fusi neuromuscolari (come da altri Autori suggerito), oppure una stimolazione del riflesso del complesso recettoriale del Golgi.

BIBLIOGRAFIA
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mortality Gerodontology. 2005 Sep;22(3):151-7.
2) Nakanishi N, Fukuda H, Takatorige T, Tatara K. Relationship between self-assessed masticatory
disability and 9-year mortality in a cohort of community-residing elderly people. J Am Geriatr
Soc. 2005 Jan;53(1):54-8.
3) Osterberg T, Carlsson GE, Tsuga K, Sundh V, Steen B Associations between self-assessed
masticatory ability and some general health factors in a Swedish population. Gerodontology.
1996 Dec;13(2):110-7.

4) Lobbezoo F, Brouwers JE, Cune MS, Naeije M. Dental implants in patients with bruxing
habits. J Oral Rehabil. 2006 Feb;33(2):152-9.
5) Misch CE. The effect of bruxism on treatment planning for dental implants. Dent Today. 2002  7
Sep; 21 (9): 76-81
6) Amemori Y. Influence of bruxism during sleep on stomatognathic system] Kokubyo Gakkai
Zasshi. 1999 Mar; 66 (1):76-87.
7) C. Mc Neill “Science and Practice of Occlusion” Quintessence Publishing Co, Inc. Chicago
1997

8 Amemori Y, Yamashita S, Ai M, Shinoda H, Sato M, Takahashi J. Influence of nocturnal
bruxism on the stomatognathic system. Part I: a new device for measuring mandibular movements
during sleep. J Oral Rehabil. 2001 Oct;28(10):943-9.
9) Akamatsu Y, Minagi S, Sato T A new method for recording mandibular position during
nocturnal bruxism. J Oral Rehabil. 1996 Sep;23 (9): 622-6.
10) Yugami K. Kokubyo Gakkai Zasshi. 1996 Mar;63(1):31-41. Continuous evaluation of muscle
activity with occlusal tooth contacts part II. Nocturnal tooth contacts and muscle activity]
11) Yugami K, Yamashita S, Ai M, Takahashi J. Mandibular positions and jaw-closing muscle
activity during sleep. J Oral Rehabil. 2000 Aug;27(8):697-702.
12) Minagi S, Akamatsu Y, Matsunaga T, Sato T Relationship between mandibular position
and the coordination of masseter muscle activity during sleep in humans. J Oral Rehabil. 1998
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13) Amemori Y. [Influence of bruxism during sleep on stomatognathic system] Kokubyo Gakkai
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14) Amemori Y, Yamashita S, Ai M, Shinoda H, Sato M, Takahashi J. Influence of nocturnal
bruxism on the stomatognathic system. Part I: a new device for measuring mandibular movements
during sleep. J Oral Rehabil. 2001 Oct;28(10):943-9.
15) Minagi S, Akamatsu Y, Matsunaga T, Sato T Relationship between mandibular position
and the coordination of masseter muscle activity during sleep in humans. J Oral Rehabil. 1998
Dec;25(12):902-7.
16) Gastaldo E, Quatrale R, Graziani A, Eleopra R, Tugnoli V, Tola MR, Granieri E. The
excitability of the trigeminal motor system in sleep bruxism: a transcranial magnetic stimulation
and brainstem reflex study. J Orofac Pain. 2006 Spring;20(2):145-55.
17) Mascaro MB,  Bittencourt JC,  Casatti CA, Elias CF  Alternative pathways for catecholamine
action in oral motor control.  Neurosci Lett. 2005 Sep 23;386(1):34-9
18) Yabushita T, Zeredo JL, Toda K, Soma K Role of occlusal vertical dimension in spindle
function. J Dent Res. 2005 Mar;84(3):245-9.

19) Dahlström L, Haraldson T (1985). Bite plates and stabilization splints in mandibular
dysfunction. A clinical and electromyographic comparison. Acta Odontol Scand 43:109–114
20) Bader GG, Kampe T, Tagdae T, Karlsson S, Blomqvist M. Descriptive physiological data on
a sleep bruxism population. Sleep. 1997 Nov;20(11):982-90.
21) D. Tonlorenzi, G. Traina, M Zampino, M. Brunelli. La gate theory trigeminale. Atti Convegno Evoluzione del
corpo umano fisiologia e biomeccanica. CNR Biomateriali Faenza 2006

 

Il bite dentale (bite ai denti)

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Bite in inglese vuol dire morso, come cioé i denti inferiori e superiori “ingranano” tra loro. Qundo ci si reca dal dentista per costruire un bite vuol dire che “l’ingranaggio” dentale che abbiamo non è preciso e che è necessario modificarlo. Non sempre le modifiche sono corrette e spesso richiedono una competenza particolare, l’odontoiatra che la possiede si chiama gnatologo. Esistono molte scuole di gnatologia che utilizzano tecniche diverse per risolvere il problema. La presenza di bruxismo o traumi sul sistema masticatorio rendono difficile la terapia.

Non esistono prove chiare che una metodica sia migliore rispetto a un’altra. Certo che un approccio scrupoloso di una tecnica ben codificata (come fatto dallo specialista gnatologo) dia migliori garanzie di successo della terapia è innegabile.

 

Molti studi pongono invece una maggiore attenzione all’altezza del bite.  Uno studio autorevole dice, infatti, che un incremento della dimensione verticale non estremo ha ottime capacità di adattamento. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2066895

 

Un altro studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6580439 si pone la domanda se ci sono correlazioni tra l’altezza del bite e la risoluzione dei sintomi di bruxismo, dolore temporomandibolare e click. A questo scopo sono stati studiati 75 pazienti divisi casualmente in tre gruppi secondo il rialzo effettuato con il bite dalla normale masticazione:

  1. 1 mm;
  2. 4,42 millimetri;
  3. 8,15 millimetri.

Si è osservata una riduzione più veloce e completa dei sintomi clinici per i gruppi II e III che per il gruppo I. La conclusione è stata quindi che più alto è il bite e migliore è il risultato. Anche altri esperimenti affermano la superiorità dell’approccio con bite alto e non esistono studi che affermino il contrario.

 

Riassumendo

  • Esistono molte tecniche di confezionamento del bite dentale ma nessuna è stata scientificamente dimostrata superiore all’altra;
  • Più alto è il bite (senza arrivare a situazioni estreme) maggiore e più precoce è il risultato nella terapia del dolore temporomandibolare, del click e del bruxismo.

Anche nella mia esperienza personale l’uso di bite più alti da risultati migliori, come indicato da prove sperimentali (tra cui quelle citate); va detto che è più difficile da eseguire.

Vanno sempre eseguiti aggiustamenti del bite da parte dello gnatologo.

Dopo il bite……….

 

Quando non è più presente dolore, è necessario ovviare a:

  1. mancanza di denti parziale o totale;
  2. correggere in maniera permanente l’errato contatto dentale, es. con overlay http://www.med.unifi.it/segreteria/didattica/perfezionamento/2009-2010/odontoiatria-estetica/programma_02.html . E’ possibile effettuare queste modifiche attraverso tecniche che non necessitano la limatura del dente.
  3. laddove possibile ripristinare un corretto rapporto dentale con ortodonzia, ripristino dei denti mancanti, ecc.

 

 

Approfondimenti

Gnatologo studia l’Articolazione temporomandibolare ATM. La mandibola che “schiocca” o click mandibolare.

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=108

Correlazione tra dolore cervicale (cervicalgia) e disturbo dell’articolazione temporomandibolare.

 

es. di bite alto

 

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

Posted on : 18-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Definizione di Bruxismo

Il significato nella lingua greca è letteralmente “rumor di denti”. In realtà anche il “serramento dentale” è secondo i più definito come bruxismo, quindi abbiamo:

  1. Bruxismo “rumoroso” (digrignamento)
  2. Bruxismo“silenzioso” (serramento)
  3. Bruxismo misto

Si può classificare anche come:

  • Diurno (meno frequente);
  • Notturno (più frequente).

Il singolo episodio di bruxismo:

a) Dura in media 9 secondi.

b) E’ di solito accompagnato da aumento della frequenza cardiaca e costrizione dei vasi sottocutanei.

c) Se il soggetto è svegliato, non mostra, di solito, consapevolezza del fenomeno.

È considerato uno dei fattori principali dei disordini temporomandibolari o, come chiamati da S. Palla, “Mioartropatia del sistema masticatorio“, cioè il disturbo della masticazione che ha la sua origine nella muscolatura e/o nell’articolazione temporomandibolare.

Fattori di rischio

1. Malocclusione, anche se gli studi sul bruxismo hanno escluso la malocclusione come causa del bruxismo, una correlazione tra occlusione dentale (come chiudono i denti) e bruxismo è senza dubbiopresente.

2. Disturbi del sonno, es. russamento.

3. Predisposizione familiare (genetica).

4. Depressione e ansietà.

5. La somministrazione di alcuni farmaci.

6. Ipertensione e disturbi del ritmo cardiaco, sono spesso associati e non è chiaro come queste due cose siano correlate.

Segni e sintomi

Nel caso di bruxismo “rumoroso” chi ci ascolta nel sonno è in grado di dire se dormendo, si produce “rumor di denti”. In questo caso si vede che i denti sono consumati (faccette di usura).

Nel caso di bruxismo “silenzioso” il soggetto si sveglia alla mattina con una sensazione di denti superiori e inferiori “che stringono” molto, i denti non sono consumati.

Quando rivolgersi al medico

Ci si rivolge al medico di solito per il dolore dell’articolazione temporomandibolare, per il fastidio o dolore alla masticazione, per la ridotta apertura della bocca, ecc. sintomi che hanno, come detto sopra, nel bruxismo una causa importante.

Epidemiologia (frequenza della malattia)

La maggior parte delle statistiche lo indica 8-9% della popolazione. È un disturbo del sonno detto parafunzione notturna o parasonnia. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18784854

Il bruxismo ha uguale incidenza tra maschi e femmine.

Cause

In passato la spiegazione avveniva attraverso la teoria occlusale, secondo la quale il digrignamento serviva per eliminare i precontatti tra i denti. Osservando con attenzione alcuni pazienti, intuitivamente questa spiegazione risulta difficile da accettare. Questi denti di precontatti oramai non ne hanno più e tuttavia il soggetto continua a bruxare.

Denti consumati

Inoltre:

1. Spesso il bruxismo notturno consiste solo nel serrare i denti (bruxismo “silenzioso”), non sufficiente per eliminare le interferenze.

2. Se con del materiale per ricostruzione dentale (composito) si creano dei precontatti, non si ha bruxismo;

3. Se è presente un precontatto, la sua eliminazione non elimina il bruxismo.

4. Il bruxismo si verifica anche senza interferenze occlusali e non è presente in soggetti con gravi interferenze.

Teoria centrale: la causa è nel sistema nervoso centrale (nuclei motori del trigemino) ed è acquisito per plasticità neurale (viene “imparato a memoria”). Le cellule addette al controllo del ritmo sarebbero situate in una porzione del cervello detta formazione reticolare mediale del tronco dell’encefalo.http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15978723

L’equilibrio tra i nuclei trigeminali che “ordinano la partenza” a questi movimenti (nucleo motore trigeminale) e quelli che lo frenano sono regolati da mediatori delle cellule nervose, sui quali è possibile intervenire con terapia farmacologica. Con alcuni antidepressivi il bruxismo migliora, con altri peggiora.

Patologie correlate

Nello studio http://chestjournal.chestpubs.org/content/119/1/53.long ci si pone il quesito se il bruxismo notturno può:

a. modificare la qualità della vita del paziente;

b. essere associata a una serie di fattori di rischio;

c. essere collegato ad altri problemi di salute nella popolazione generale.

Le persone studiate sono state tante, 13057 soggetti di età di almeno 15 anni; con un campione rappresentativo del Regno Unito, 4.972 soggetti; della Germania, 4.115 e dell’Italia, 3.970 soggetti. Il risultato è stato che il bruxismo è più frequentemente associato a:

1. Sindrome da apnea ostruttiva del sonno;

2. Russamento importante,

3. Alterazioni del sonno (es. comportamenti violenti);

4. Soggetti con moderata sonnolenza diurna,

5. Bevitori di alcol,

6. Bevitori di caffeina,

7. Fumatori,

8. Soggetti molto stressati, con ansia e depressione;

9. Alterazioni elettroencefalografiche del complesso alfa.

10. Sensazione soggettiva di soffocamento

11. Apnee e risvegli notturni, sonnolenza diurna,

12. Mal di testa al risveglio;

13. Allucinazioni notturne spesso associate a paralisi.

Lo studio termina dicendo che i pazienti con bruxismo hanno consultato più frequentemente medici e odontoiatri.

Altri studi effettuati sul bruxismo sono davvero interessanti. Nel successivo ad esempio si nota che se si fanno stringere i denti (serramento) aumenta la pressione del sangue, sia nei soggetti con pressione sanguigna normale che in quelli ipertesi. Serrando i denti per 30 secondi l’aumento è di 3,2 mm di mercurio, se si serrano per un minuto l’aumento è di 5,5 mm di mercurio. In un gruppo di soggetti ipertesi serrando per un minuto la pressione aumentava di 4,6 mm. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/277577

In una prestigiosa rivista sul sonno, in un gruppo di soggetti con bruxismo si evidenziavahttp://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9456463 :

• Dolore alla bocca e alla faccia e fisico;

• Alterazione di alcune onde dell’elettroencefalogramma nel 15% dei soggetti, che avvengono spesso durante i 10 secondi che precedono lo sviluppo di un episodio di bruxismo.

• Sintomi vegetativi (il 23% sudorazione, palpitazioni durante la notte del 62%, diminuzione della libido50% );

• Il 19% aveva un aumento della pressione sanguigna che richiede il trattamento.

• Il 65% ha dichiarato frequenti mal di testa il mattino.

Digitando nei motori di ricerca “bruxism and cardiac disease” si trovano diversi articoli che ipotizzano correlazioni tra questa parasonnia (il bruxismo) e l’ipertensione, es.: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16911037

Bite e terapia

Ripetiamo che il bruxismo è molto spesso associato al dolore dell’articolazione temporomandibolare MA, pertanto nella costruzione dei bite i criteri di costruzione sono identici.

Una importante revisione degli studi sull’argomento afferma che:

• Sappiamo poco sul bruxismo e sulle mioartropatie del sistema masticatorio (MA);

• Terapie con bite diversi sono ugualmente efficaci; la maggioranza dei pazienti ottiene sollievo dei sintomi con una terapia non invasiva reversibile.

Consiglia pertanto di non fare, in caso di presenza di dolore, alcuna modifica permanente della masticazione, ortodonzia, molaggio selettivo (limare i denti per migliorare l’ingranaggio dentale), protesi ceramiche, chirurgia dell’articolazione temporomandibolare, ecc.

La terapia proposta è:

a. Bite;

b. Terapia medica multidisciplinare come quella utilizzata per il dolore in altri distretti muscolo-scheletrici (lombalgia, cervicalgia, gonalgia, ecc.) che coinvolga il paziente nella terapia.

Manovre di stretching del cavo orale usate da molto tempo, che mostrano buoni risultati, andrebbero eseguite più frequentemente.
Anche l’uso di farmaci diversi da caso a caso, usati per periodi limitati di tempo, può talvolta essere importante. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9151272

 

Molti studi pongono invece una maggiore attenzione all’altezza del bite. Uno studio autorevole dice, infatti, che un incremento della dimensione verticale non estremo ha ottime capacità di adattamento.http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2066895

Un altro studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6580439 si pone la domanda se ci sono correlazioni tra l’altezza del bite e la risoluzione dei sintomi di bruxismo, dolore temporomandibolare e click.

A questo scopo sono stati studiati 75 pazienti divisi casualmente in tre gruppi secondo il rialzo effettuato con il bite dalla normale masticazione:

I. 1 mm;

II. 4,42 millimetri;

III. 8,15 millimetri.

Si è osservata una riduzione più veloce e completa dei sintomi clinici per i gruppi II e III che per il gruppo I. La conclusione è stata quindi che più alto è il bite e migliore è il risultato. Anche altri esperimenti affermano la superiorità dell’approccio con bite alto e non esistono studi che affermino il contrario. Il bite “basso” che ha come indicazione quella di bloccare l’abrasione dentale, non sembra avere nessun giovamento sui sintomi associati descritti sopra.

 

Riassumendo

• Esistono molte tecniche di confezionamento del bite dentale ma nessuna è stata scientificamente dimostrata superiore all’altra;

• Più alto è il bite (senza arrivare a situazioni estreme) maggiore e più precoce è il risultato nella terapia del dolore temporomandibolare, del click e del bruxismo.

Anche nella mia esperienza personale l’uso di bite più alti da risultati migliori, come indicato da prove sperimentali (tra cui quelle citate); va detto che è più difficile da eseguire e vanno sempre eseguiti aggiustamenti del bite da parte dello gnatologo.

Dopo il bite…

Curati eventuali traumi e il frequente bruxismo, possono permanere le condizioni che hanno indotto i disturbi:

a. Edentulia (mancanza di denti) parziale o totale;

b. Errato contatto dentale, ecc.

Quando non è più presente dolore, si consiglia di dare un corretto rapporto dentale con ortodonzia, ripristino dei denti mancanti, ecc. L’argomento è trattato nel corso per odontoiatri   http://www.danieletonlorenzi.it/?p=389

 

Vuoi sapere se…..

  • Hai una malocclusione dentale?
  • Il tuo bite è corretto?
  • Il tuo mal di collo (cervicalgia) potrebbe beneficiare da una terapia gnatologica?
  • se una parte dei Tuoi sintomi dipende dalla malocclusione?

Prenota online una visita clinica e una valutazione strumentale (kinesiografia) a     daniele.tonlorenzi@libero.it

Gnatologia: lo gnatologo studia l’Articolazione temporomandibolare ATM. La mandibola bloccata, che “schiocca”, che “scatta”, o click mandibolare

Posted on : 18-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Anatomia

Composta da due ossa: 1.      processo condiloideo della mandibola; 2.       fossa mandibolare del temporale; Un disco articolare DA si interpone tra queste due dividendo l’articolazione in due cavità articolari (una superiore ed una inferiore). Ammortizza le forze, stabilizza e da equilibrio all’articolazione.

Le parti ossee e il disco articolare sono completate da ligamenti e muscoli inseriti intorno all’articolazione e da una capsula periarticolare. Le frecce indicano le lamine o ligamenti retrodiscali superiore (in azzurro) ed inferiore (in giallo) che sono delle briglie che servono a mantenere il disco in quella posizione. Il disco articolare DA è legato inferiormente al condilo articolare 1 e superiormente alla fossa mandibolare 2 tramite legamenti, trasformando l’ATM in due articolazioni che agiscono in modo indipendente. Il DA ha la funzione di rendere congrue due superfici che altrimenti non lo sarebbero. Il menisco (in greco “meniskos” significa mezzaluna) non divide l’articolazione in due parti distinte ma serve a facilitare i movimenti fra due parti articolari e si trova nel ginocchio. Il termine menisco nell’ATM è pertanto non corretto perché si trova da tutt’altra parte (nel ginocchio). Es. di menisco dove si vede chiaramente la forma a semiluna dal greco mēnískos ‘lunetta’, dim. di mḗnē ‘luna’, per la forma dal sec. XVII.articolazione del ginocchio  Approfondimenti sull’anatomia in fondo all’articolo.

Come funziona l’articolazione

 

temporomandibolare

La posizione della mandibola (postura mandibolare) è mantenuta dall’elasticità dei tessuti, dalla forza di gravità e dal tono muscolare. I movimenti della bocca sono effettuati da diversi muscoli e sono resi possibili dai movimenti che il condilo mandibolare C effettua sul disco e sulla fossa mascellare.

  • A bocca chiusa la testa del condilo mandibolare C si trova nella parte più posteriore del disco articolare colorato in azzurro;
  • A bocca aperta la testa del condilo scivola in avanti; nella massima apertura è nella parte  più anteriore del disco articolare;
  • Chiudendo la bocca la testa del condilo scorre indietro sul disco articolare ritornando verso la sua parte più posteriore nella situazione di partenza.
Alterazioni del sistema masticatorio.

Malocclusione: è la presenza di difetti di masticazione senza segni e/o sintomi. In presenza di segni o sintomi si parla di Mioartropatia del sistema masticatorio (MA): disturbo della masticazione che ha la sua origine nella muscolatura e/o nell’articolazione temporomandibolare (S. Palla 1998). Esistono molte altre classificazioni per i disturbi articolari, tra le quali ricordano disordine temporomandibolare. Oltre ai difetti di masticazione (tipici della malocclusione) ci sono segni e sintomi tipici: a.       Riduzione di apertura della bocca e/o movimenti asimmetrici tra parte destra e sinistra; b.      Dolore e/o affaticamento dei muscoli masticatori; c.       Dolore e/o rumore all’articolazione temporomandibolare. Possono essere presenti dolori atipici: 1.       Cefalee, dolori facciali, cervicali, della spalla; 2.       Sintomi auricolari (ipoacusia, ronzii auricolari, vertigini, acufeni); 3.       Talvolta difficoltà alla deglutizione. 4.       Nevralgie del trigemino; si devono escludere traumi, tumori, infezioni, sapendo comunque che la malocclusione è la causa più frequente; Si deve escludere la presenza di altre patologie: I.            Granuloma all’apice dentale (vedi figura); II.            Tumori; III.            Traumi; IV.            Infezioni; V.            Malattie reumatologiche come l’artrite reumatoide, psoriasica, ecc. possono essere confuse con l’artrosi dell’ATM, mentre si tratta di due situazioni ben distinte;

Classificazione dei disordini temporomandibolari

1.       Disturbi muscolari, di gran lunga i più frequenti (senza click). 2.       Disturbi articolari, quando DA è fuori posto, con click o locking . 3.       Disturbi misti, quando dolori muscolari sono presenti insieme al click. Età. La sintomatologia è più forte tra i 25 ed i 45 anni e poi tende a calare. Secondo alcuni questi dolori masticatori si trasmettono poi in sedi atipiche. Sesso. Le donne sono colpite circa il doppio rispetto agli uomini (soprattutto durante il periodo fecondo) e riferiscono dolori più forti e più duraturi. La causa è stata indicata in differenze ormonali, della modulazione centrale del dolore, ecc. Un aumento del dolore sembra colpire anche le donne che fanno uso di anticoncezionali. Traumi Attualmente si prendono in considerazione anche colpi frusta, traumi facciali, ecc. come possibili concause del dolore. Per complicare il tutto, non è detto che la causa sia una sola. Un trauma o un’estrazione dentale complicata, ad esempio, possono trasformare una malocclusione (asintomatica) preesistente in MA.   Muscoli del distretto cranio cervicale   Il click mandibolare   Come si vede illustrato in figura, il condilo mandibolare C è posto dietro al disco (in blu) ed è in rapporto direttamente con la fossa mandibolare. Quando durante l’apertura della bocca il condilo “cattura il disco”, si sente il click, a questo punto il disco è interposto tra condilo e fossetta mascellare. Durante la chiusura della bocca il condilo articolare “scorre” verso la parte posteriore del disco, fino a che “salta dietro”, è il click reciproco. 1.A bocca chiusa la testa del condilo mandibolare è posteriormente al disco, mentre nella situazione precedente (in normalità) il disco è sempre interposto tra testa del condilo e fossetta articolare mascellare. 2.Nell’apertura della bocca la testa del condilo ad un certo punto “salta” sul disco o “lo cattura” (situazione indicata dalla freccia gialla) e in quel momento si sente il click o scatto articolare. A questo punto il disco è interposto tra condilo e fossetta mascellare fino al momento in chiusura in cui l’articolazione “perde” il disco (click reciproco) rappresentato nella figura dalla freccia blu. 3.È importante sentire il momento in cui avviene la cattura (scatto o click) se precoce (la cattura avviene subito all’inizio dell’apertura della bocca), nella fase intermedia dell’apertura (click intermedio), o nelle fasi tardive (click tardivo). Queste situazioni sono correlate a ciò che si vede nella risonanza magnetica dell’articolazione temporo-mandibolare

Locking o blocco mandibolare: Il disco non è più compreso tra la testa del condilo e la fossa mascellare. Lo spazio a disposizione è occupato dal tessuto retrodiscale che risulta schiacciato. Lo spessore del disco articolare è maggiore dello spazio a disposizione, i legamenti retrodiscali cercano di riportare indietro il disco, ma non possono. Durante l’apertura della bocca la mandibola devia verso il lato bloccato.

Esami radiologici

  In radiografiavedendo  solo le parti ossee, si può valutare indirettamente:

  • Se i condili destro e sinistro (indicati con la C) sono simmetrici;
  • Se tra condilo mandibolare e fossa temporale c’è uno spazio sufficiente (indicato con la X) il disco è in sede. Se tale spazio è inferiore il disco articolare è dislocato, di solito anteriormente.

Non sono visibili direttamente:

  • Disco;
  • Cartilagini che ricoprono le superfici articolari e del disco;
  • Strutture muscolari e tendinee.

Con la risonanza magnetica nucleare si osserva direttamente il disco articolare e tutti i tessuti intorno all’articolazione. Esami meno usati sono l’artrografia (iniezione del mezzo di contrasto nell’articolazione), l’ecografia, la scintigrafia. Per la diagnosi di patologia dell’ATM l’esame clinico è di importanza fondamentale.Spesso il professionista per studiare la funzione si avvale di esami strumentali come assiografia, kinesiografia, elettromiografia, sonografia, ecc. dai quali trae importanti indicazioni.

Una diagnosi difficile.

Più frequentemente di quanto si creda i granulomi apicali sono di difficile diagnosi e possono sfuggire alla classica ortopantomografica dentale e dare problemi di diagnosi differenziale con le patologie gnatologiche. Solo esami radiologici particolari e/o un accurato esame clinico possono individuare questa situazione. Nella figura A si è ritagliato un pezzo di Panorex, un’ortopantomografia ad alta definizione acquisita secondo una metodica di ultima generazione detta a fascio conico o “cone beam”. Il dente indicato dalla freccia lascia dubbi sulla sua salute, nonostante l’elevata qualità delle immagini (comunque bidimensionali). Nella figura B in sezione diversa (TAC) dello stesso esame la diagnosi è molto più evidente.

Bite e terapia

Un’importante revisione degli studi sull’argomento afferma che:

  • Sappiamo poco sul bruxismo e sulle mioartropatie del sistema masticatorio (MA);
  • Terapie con bite diversi sono ugualmente efficaci; la maggioranza dei pazienti ottiene sollievo dei sintomi con una terapia non invasiva reversibile.

Consiglia pertanto di non fare, in caso di presenza di dolore, alcuna modifica permanente della masticazione, ortodonzia, molaggio selettivo (limare i denti per migliorare l’ingranaggio dentale), protesi ceramiche, chirurgia dell’articolazione temporomandibolare, ecc. La terapia proposta è aumentare la dimensione verticale con bite e successivamente quando non sono più presenti dolori vedere “allungare i denti” su google: a.      Bite,   b.       Terapia medica multidisciplinare come quella utilizzata per il dolore in altri distretti muscolo-scheletrici (lombalgia, cervicalgia, gonalgia, ecc.) che coinvolga il paziente nella terapia. Manovre di stretching del cavo orale usate da molto tempo, che mostrano buoni risultati, andrebbero eseguite più frequentemente. Anche l’uso di farmaci diversi da caso a caso, usati per periodi limitati di tempo, può talvolta essere importante. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9151272 Per approfondire leggere un articolo sullo stretching mandibolare http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/ dove si descrive lo “spring device”. Studi del 2006 ci dicono che spesso è presente allodinia (viene percepito come doloroso uno stimolo innocuo) e iperalgesia (riduzione della soglia del dolore) per la stimolazione cutanea anche in luoghi non colpiti direttamente dal dolore.m L’ipersensibilità generalizzata associata con FM include sensitizzazione centrale http://www.medicitalia.it/minforma/gnatologia-clinica/2274-memoria-bite-dolore-nuove-prospettive-terapeutiche.html e una disfunzione dei meccanismi che sono alla base del sistema dello stress cioé l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) con aumento del cortisolo. L’attivazione cronica del sistema simpatico sensibilizza indirettamente nocicettori periferici e imposta un circolo vizioso.                                                                                                                                                                              Vierck Cj Jr Mechanisms underlying development of spatially distributed chronic pain (fibromyalgia). Pain 2006 Oct

Questo articolo evidenzia le correlazioni tra fibromialgia e disordine temporomandibolare, questa correlazione è evidenziata da diversi lavori scientifici. Es. Fricton JR. The relationship of temporomandibular disorders and fibromyalgia: implications for diagnosis and treatment. Curr Pain Headache Rep. 2004

Alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) con aumento del cortisolo sono in comune tra disordine temporomandibolare, sindrome fibromialgica e sindrome da fatica cronica. Su questo argomento ci sono numerose pubblicazioni. Per altre informazioni chiedere a drtonlorenzi@gmail.com  

Considerazioni personali

Allungando i muscoli dell’articolazione temporomandibolare si fa stretching, anche con il bite alto fa fare (per un tempo più lungo stretching). Se è presente un blocco articolare è evidente che non guarirà subito, ma ritornerà il click (ottimo di prognosi favorevole). Tutte le volte che da un blocco articolare si tornerà al click si sarà fatto un passo avanti per la normalizzazione. Ugualmente la guarigione di un click tardivo avverrà passando da uno intermedio e precoce.


APPROFONDIMENTI ANATOMICI

Articolazione temporo-mandibolare è rivestita da una capsula articolare.
E' l’unica articolazione mobile della testa. E' una condiloartrosi, cioé
un tipo di articolazione mobile (diartrosi) in cui le superfici articolari sono da un lato
una sporgenza detta condilo della mandibola, dall'altro una cavità nell'osso
temporale detta glenoide, è interposto un disco fibroso.
I movimenti di queste articolazioni sono la flessione e l'estensione, l'abduzione e l'adduzione,
la circumduzione ed per la complessità dei movimenti e la ricchezza dell'innervazione quella
di gran lunga più complessa del corpo umano.
Le sue correlazioni con cefalea tensiva ed emicrania non sono ancora del tutto ben comprese.

Correlazione tra articolazione temporo mandibolare ed orecchio medio

Superiormente l’osso temporale presenta una “Cavità glenoidea” è normalmente delimitata anteriormente dal tubercolo articolare e posteriormente dalla porzione timpanica. Tra le due parti c’è l’incisura semilunare La parte anteriore fa parte della rocca petrosa del temporale, la parte timpanica posteriore costituisce la faccia anteriore del meato acustico esterno. Queste due zone sono unite dalla fessura scamotimpanica che si continua nella fessura petrotimpanica e poi nel canale del Civinini.   Il ligamento anteriore mediale prosegue dal ligamento sfenomandibolare, scorre inserendosi nelle pareti del canale del Civinini e si inserisce sul martello (un ossicino dell’udito) nell’orecchio medio. Il legamento discomalleolare (DML) si attacca al processo anteriore e al collo del martello e passando attraverso il canale del Civinini si unisce ai tessuti retrodiscali. Un plesso venoso molto ricco è in corrispondenza della parte posteriore della capsula (plesso venoso retrodiscale) per eguagliare la pressione nei tessuti attraverso un meccanismo di svuotamento e riempimento che si verifica mentre il condilo si sposta in avanti e indietro durante la masticazione. La dislocazione posteriore del condilo induce iperemia del plesso. per completare le correlazioni tra articolazione temporomandibolare ed orecchio medio si segnala anche che  il Canale del Civinini  offre una via di collegamento tra i piccoli vasi venosi dalla regione anteriore dell’orecchio medio e il plesso venoso retrodiscale illustrato nella figura precedente. PES muscolo pterigoideo esterno; PEI muscolo pterigoideo interno; C condilo; SAS spazio articolare superiore; SAI spazio articolare inferiore; LMM ligamento malleolo mandibolare; LSM ligamento sfeno malleolare; M martello; I incudine; GV ginocchio vascolare zona retrodiscale dove scorrono i vasi sanguigni. MT membrana timpanica.   La parete posteriore della cavità glenoidea è anche lo strato osseo anteriore della cavità timpanica che si trova nell’orecchio medio. Questo strato è frequentemente sottile come pergamena che spesso presenta soluzioni di continuo della parete ossea. Il tessuto retrodiscale sottoposto a compressione tende alla fibrosi, alterando la sua dinamica tensivo-elastica, L’irrigidimento dell’elasticità tissutale del tessuto retrodiscale può influenzare la dinamica del sistema degli ossicini dell’udito.

Conseguenze cliniche

L’ATM soffre le posizioni mandibolari o i suoi movimenti che spingano posteriormente il disco determinando una compressione del tessuto retrodiscale. “QUALSIASI PRECONTATTO O INTERFERENZA CHE DETERMINI LA POSTERIORIZZAZIONE STATICA O DINAMICA DI UN CONDILO, TENDE A INDURRE UNA MASTICAZIONE PREVALENTE SUL LATO OPPOSTO“   Nel paragrafo della correlazione tra articolazione temporo mandibolare ed orecchio medio si sono usate immagini tratte dal 67° Congresso Nazionale della Società di Anatomia ed Istologia Brescia 2013 PORZIONE RETRODISCALE DELL’ ATM: COLLEGAMENTI CON LA CAVITA’ TIMPANICA Dr. Andrea Papini Dr. Massimo Galli

Dieta mediterranea (Italia batte Francia 1-0).

Posted on : 15-03-2011 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Nicolas Sarkozy dal 2008 chiede l’iscrizione al patrimonio mondiale dell’Unesco per la cucina francese. “E’ la migliore del mondo“, aveva detto. Un’analoga richiesta italiana aveva fatto fiasco quattro anni fa, ma ora il comitato tecnico dell’Unesco ha dato “parere favorevole” all’iscrizione della “Dieta Mediterranea quale patrimonio immateriale dell’umanità”. Tutto dovrà essere ratificato dal Comitato Esecutivo della Convenzione sul Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità che si riunirà a Nairobi in Kenya dal 14 al 19 novembre prossimo. Questa candidatura è stata ripresentata dall’Italia lo scorso anno, il 30 agosto 2009, per la seconda volta, insieme a Spagna, Grecia e Marocco, ed ha assunto il coordinamento del gruppo di lavoro internazionale, riscrivendo interamente la candidatura e rimarcandone il valore culturale. Questo comitato esecutivo dirà se la nostra Dieta Mediterranea potrà essere come la Muraglia Cinese, come Stonehenge, le Piramidi d’Egitto, la grande Barriera Corallina, la Statua della Libertà o le Dolomiti. La nostra antica cultura contadina, con frutta, verdura fresca, pesce, carne e olio di oliva, potrebbe essere protetta allo stesso modo. Cos’è la base della nostra dieta mediterranea? Per molti italiani la pasta. Siamo sicuri che proprio su questa che dovremmo battere i cugini d’oltralpe? Probabilmente primi ex equo insieme a greci, spagnoli o marocchini, paesi in cui la pasta ha un ruolo più marginale.

Il primo medico a correlare obesità, infarto e diabete fu il medico nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi (Genova 1911-1999) che nel 1939 scrisse il libro “Cucina Mediterranea. Ingredienti, principi dietetici e ricette al sapore di sale”.

Negli USA l’obesità e le malattie coronariche stavano diventando un problema importante. Numerosi e autorevoli studi indicavano che il rischio era direttamente correlato alla quantità di grassi assunti con la dieta, più se ne assumevano e più erano sottoposti a patologie cardiache.  Uno scienziato americano Ancel Keys (1904-2004) professore all’Università del Minnesota fino al 1975 dopo la pensione si trasferì a Pioppi, nel comune di Pollica, dove visse fino a 101 anni. Qui osservò che negli abitanti di Creta e del Cilento la quantità di grassi era sovrapponibile a quella americana, ma che le cardiopatie erano di frequenza bassissima. Le sue osservazioni raccolte nel libro “Eat well and stay well, the Mediterranean way” divennero d’interesse mondiale.

Nuove ricerche hanno evidenziato che con la dieta ricca di grassi saturi (burro, strutto, latte e suoi derivati, carni rosse) le malattie colpiscono molto più che nelle diete ricche di olio di oliva, vino, ecc.

A Pioppi “l’Associazione per la Dieta Mediterranea, Alimentazione e Stile di Vita” ha organizzato dal 24 al 27 settembre 2009 il convegno sulla Dieta Mediterranea cui hanno partecipato illustri scienziati e personalità da ogni parte del mondo, l’associazione ha ricevuto un’onorificenza dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano per il valore culturale e sociale rivestito dall’associazione e dal convegno organizzato, come importante fonte di divulgazione di un corretto stile di vita. Durante il Convegno gli scienziati hanno firmato un documento che attesta l’effettiva connessione tra la Dieta Mediterranea e Pioppi come luogo di svolgimento degli studi di Keys e dei suoi collaboratori, facendo così diventare Pioppi Capitale Mondiale della Dieta Mediterranea

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