terapia fotodinamica

Posted on : 16-10-2011 | By : Daniele | In : area medica, articoli di stampa

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un antinfiammatorio di nuova generazione    

questo articolo è stato citato da 10 http://scholar.google.it/scholar?q=related:3ZWKzjzz4x8J:scholar.google.com/&hl=it&as_sdt=0,5

Dato che spesso si confonde la terapia fotodinamica con quella laser seguono pochi appunti per far comprendere le differenze.

La Terapia Fotodinamica (Photodynamic

Therapy – PDT)

 

 

è una terapia non invasiva applicabile a diverse patologie, tra cui
tumori e infiammazioni.

È composta da:

  1. Sorgente di luce, che può essere coerente (laser) o non coerente (lampadina di uso domestico);
  2. Nel caso si tratti di lampadina da casa serve un vetro colorato che lasci passare solo la lunghezza d’onda degli ultravioletti;
  3. Una fibra ottica che veicoli in zona la luce emessa da una lampadina o dalla sorgente laser;
  4. un agente fotonsensibilizzante da inoculare nella regione da trattare.

Effetti indesiderati: alcuni farmaci somministrati per altre ragioni (tetracicline, griseofulvina, piroxicam) possono dare esponendosi al sole eritemi e dermatiti. http://www.farmacovigilanza.org/corsi/040331-03.asp

Meccanismo d’azione:

L’agente foto sensibilizzante (es. ematoporfirina) illuminato da una luce di adeguata lunghezza d’onda fa perdere ad una molecola di ossigeno (O2) un elettrone, che prende il nome di ossigeno di singoletto. Questa molecola è molto “avida” di elettroni ed ha una caratteristica di ossidoriduzione molto elevata.

L’ossigeno di singoletto si forma per tutto il tempo che si tiene accesa la luce. La profondità d’azione della luce è uno dei limiti, ad es. irradiando con  una sorgente laser di 630 nm la penetrazione del raggio laser all’interno dei tessuti è limitata ad una profondità massima di 3-10 mm, con evidente limitazione dell’applicabilità del trattamento alle sole affezioni superficiali. La fibra ottica è talvolta di aiuto (es. in odontoiatria) per penetrare nella zone più profonde. Si otterrà così un’ossidoriduzione per tutto il tempo che la lampadina (o la sorgente laser) rimarrà accesa con distruzione dei tessuti limitrofi.

Indicazioni possibili:        

  1. devitalizzazioni (endodonzia). L’attività di disinfezione (studiata in vitro) ottenuta attraverso questo agente foto sensibilizzante è nettamente superiore;
  2. Terapia delle tasche parodontali;
  3. Terapia delle perimplantiti.

Considerazioni:

a)      Si tratta di terapia sperimentale in certi campi (es. odontoiatria), mentre in altri è usata da molto tempo;

b)      Molti la confondono con il laser, ma studi effettuati indicano la possibilità di usare anche luce da lampadine di uso domestico.

Modalità di azione del laser:

  • fotoablativa il laser spacca i legami chimici tra le molecole, questo effetto si ottiene con lunghezze d’onda sotto i 500 nanometri. Viene usata nella chirurgia dell’occhio.
  • fototermica o fotomeccanica a lunghezze d’onda alte.

 

acuità visiva ed oculomotricità

Posted on : 15-10-2011 | By : Daniele | In : postura

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Spesso si sente parlare di correlazioni tra visione e postura.

La visione è caratterizzata da due parametri:

  • acuità visiva

           indica la rifrazione(o refrazione) oculare si valuta quante diottrie
           ha un occhio (alternativamente il destro ed il sinistro) nello stato
           di riposo. Si copre un occhio con la mano o con
           qualsiasi altro oggetto e si valuta l'occhio libero.
           Non è quindi influenzata dall'azione dei muscoli oculomotori.
           Si misura con l'ottoscopio, che è una lavagna luminosa con numeri
           o lettere.

  ottotipo a numeri     ottotipo

a lettere

 

  • accomodazione

valuta l’azione dei muscoli oculomotori nelle funzioni visive. E’ opinione comune che vada indagata nei bambini in età scolare. In realtà molte persone che credono di avere una vista “perfetta” hanno problemi di coordinazione dei muscoli oculari. La visione avviene con fatica muscolare. Oggi si affaticano gli occhi molto di più rispetto al passato,  per le molte ore al giorno davanti a computer (specie se senza interruzioni), magari con un’illuminazione scorretta o insufficiente. La “stanchezza oculare” si chiama “astenopia accomodativa” e può dare fastidio alla luce, secchezza oculare, mal di testa (spesso in sede oculare), visione sdoppiata o annebbiata, stanchezza alla lettura, ecc.

Spesso sono correlati difetti posturali http://www.danieletonlorenzi.it/?p=343

E’ possibile allenare gli occhi (ginnastica oculare) per i soggetti che soffrono di “stanchezza oculare”. Perfino i campioni che hanno corretta oculomotricità si allenano  http://www.easv.org/pubblicazioni/index.php?articolo=204&tipologia=5

E’ necessario adottare strategie posturali e comportamentali corrette

http://www.scuolasalute.it/u/Giornale_Cervia_01_10_07_web.pdf

http://www.scuolasalute.it/u/Giornale_Cervia_01_11_07_web.pdf

Non tutto è così semplice. Esistono correlazioni tra i muscoli dell’accomodazione visiva con i nuclei trigeminali, che vanno approfondite e che sono assai complesse http://www.ricercaitaliana.it/prin/unita_op-2005073247_001.htm

 

 

 

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