Scienza, magia e pregiudizi. Il rovescio della medaglia.

Posted on : 29-02-2012 | By : Daniele | In : filosofia della scienza

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Spesso la cronaca ci racconta di maghi e stregoni, che ostacolano l’evoluzione del progresso. Ma c’è un rovescio della medaglia.

Quando qualcuno ha un concetto di innovazione radicale spesso la novità si scontra con i pregiudizi. Scriveva Benedetto Croce, che ”La maggior parte dei professori hanno definitivamente corredato il loro cervello come una casa nella quale si conti di passare comodamente tutto il resto della vita; da ogni minimo accenno di dubbio… diventano nemici velenosissimi, presi da una folle paura di dover ripensare il già pensato e doversi mettere al lavoro“. Kenneth Galbraith, nel suo libro Money, la definisce come la sindrome di Belmonte, un (allora) famoso professore di economia con una cattedra, una bella casa nel campus universitario, una bella famiglia, il rispetto di colleghi universitari e studenti, perché cambiare idea, visto che gli aveva permesso di arrivare a tutto ciò? Una  nuova teoria avrebbe finito per toccare interessi e privilegi consolidati.

Keynes, nella sua teoria generale, scrisse testualmente: ”bandire dalle menti ciò che è ovvio, è , infatti, una ben maggiore manifestazione di potenza di un’idea che introducesse tra le nozioni comuni degli uomini ciò che è recondito e remoto“. Voleva dire che si deve essere molto più potenti e strillare molto di più per negare l’ovvio che per sostenerlo.

L’Inghilterra è piena di ragazzini che possono portare messaggi“ così Sir William Preece, uno dei più importanti scienziati inglesi della fine dell’ottocento, ingegnere capo del British Post Office, rispose a Graham Bell quando questi gli propose il telefono che Meucci aveva scoperto ma che lui aveva brevettato. Lo stesso “grande scienziato” (Sir William Preece) disse che la lampadina è “un’idea completamente idiota“.

Michael Faraday ebbe una storia complessa. Di famiglia poverissima che non poté dare l’istruzione di base ai figli, trovò lavoro in una rilegatoria e li leggeva (nelle poche ore libere) tutto quello che gli passava tra le mani. Un articolo sull’elettricità pubblicato sull’Enciclopedia Britannica gli cambiò la vita e cambiò la vita del mondo. Convinto a dedicare la sua vita alla scienza, chiese lavoro al direttore della Royal Institution di Londra, Sir Humphrey Davy che lo assunse. Era troppo bravo e il suo datore ne era invidioso. Era così ignorante che nel suo libro “Ricerche sperimentali sull’elettricità”, non si azzardò ad inserire neppure un’equazione. “Così ignorante e così ambizioso, come si permetteva?” Fu accusato di essere un ciarlatano.  In seguito James Clerk Maxwell scrisse le famose equazioni  che descrivono il campo elettromagnetico. In tutto il mondo ora si produce corrente elettrica facendo muovere un magnete in avvolgimento. Ignaz Semmelweiss, un medico svizzero, nella metà dell’ottocento, diceva che un numero rilevante di puerpere morivano perché i medici non si lavavano le mani prima del parto, causando setticemia. Troppe case, famiglie carriere, onori e successi erano a rischio. Dapprima si disse essere un ciarlatano, ma quando pubblicò il suo libro sull’argomento, fu dichiarato pazzo e rinchiuso in un manicomio. Durante una colluttazione con un infermiere fu ferito e morì di setticemia.

I fratelli Write erano dei semplici meccanici di biciclette, come potevano permettersi di occuparsi di ingegneria? Tra il 1903 ed il 1905 avevano già fatto volare tante volte il loro aereoplano, ma gli eminenti scienziati dell’epoca non potevano che deriderli. Sulle più importanti riviste scientifiche (es. Scientific American e New York Heraldry) gli “uomini di scienza” parlavano di una frode perpetrata in danno dei gonzi che credevano che un oggetto più pesante dell’aria potesse volare. Un presidente della Repubblica americana, Theodore Roosvelt, nel 1908 fece una cosa insolita, ordinò che fosse eseguita una pubblica dimostrazione a Fort Myers. Chissà come ci rimase male l’illustrissimo professore di matematica ed astronomia alla Johns Hopkins University, Simon Newcomb, che qualche settimana prima  aveva pubblicato un articolo sul The Independent che “dimostrava” scientificamente l’assoluta impossibilità che l’uomo potesse volare con un motore. Ma oramai la realtà del volo era un fatto acquisito. I meccanici di biciclette avevano fatto cose “impossibili” per la scienza.

Vorrei completare queste considerazioni sulla scienza citando ”Dall’analisi de VITA DI GALILEO” di Bertolt Brecht, dove si legge: “Dopo i vari inchini del caso, Galileo, il matematico e il filosofo cominciano a discutere animatamente: il primo sostenendo che il modello aristotelico-tolemaico non è veritiero e che le prove di ciò si hanno guardando nel telescopio, gli altri due, invece, non accettano di guardarci, ritenendo addirittura che esso sia truccato, mentre vogliono continuare la disputa scientifica a parole e non con i fatti. In questo modo Galileo non ha modo di provare le sue tesi, così arriva per Cosimo e il suo seguito il momento di andare senza che alcuno abbia guardato nel telescopio. Ma il ciambellano promette a Galileo che il Granduca avrebbe richiesto l’opinione di Padre Cristoforo Clavio, astronomo capo del Sacro Collegio in Roma.” http://albytosck.altervista.org/skuola/schede%20libro/brecht/galileo.htm La storia è finita con l’abiura di Galileo Galilei Letta il 22 giugno 1633.

La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo.

Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.

Albert Einstein

 

 

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