La carie, placca, batteri e pulizia

Posted on : 27-03-2012 | By : Daniele | In : Protesi

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Definizione di carie

Secondo l’OMS si tratta di una patologia causata da agenti esterni (la bocca è una cavità esterna come la cute perché in contatto con l’esterno) che insorge dopo che i denti sono erotti e che causa rammollimento di smalto e dentina (tessuti duri) formando una cavità.

Età colpite

colpisce tutte le età ed aumenta di pari passo con gli anni. Nei giovani, è la malattia infettiva cronica più frequente. Dati su campioni significativi di soggetti in età adulta sono assenti, probabilmente per la difficoltà a raccogliere informazioni in queste fasce di età. Col passare degli anni l’incidenza è comunque meno frequente rispetto all’età evolutiva.

Frequenza nella popolazione mondiale

E’ la patologia più diffusa al mondo, si ritiene che ne sia colpito il 90% della popolazione mondiale ed è perciò ritenuta una malattia importante nel quadro generale della sanità pubblica. Negli ultimi decenni si è osservata, nei paesi industrializzati, una riduzione della sua incidenza. Per spiegare questa riduzione si fa riferimento ai programmi di informazione e di prevenzione che sono stati attuati per migliorare l’igiene orale e per informare sul corretto consumo degli zuccheri.

Che cos’è la carie?

La carie è una malattia dovuta a diversi fattori (multifattoriale) che interessa i tessuti duri del dente causandone nel tempo, se non trattata, la distruzione e la perdita. Oramai è da tutti accertato che la carie è una malattia causata da diversi fattori tutti correlati tra loro.

1) particolari batteri patogeni (tra cui uno produce acido) che aderiscono alla superficie del dente attraverso la placca batterica;

2) cattive abitudini alimentari (troppi zuccheri, specie quelli “appiccicosi”) che “alimentano” tali germi;

3) uno smalto dentale più fragile potrebbe essere causato da una “fragilità dei tessuti dentali” che si è osservata familiarmente.

La placca batterica rappresenta il laboratorio biochimico, dove gli zuccheri vengono trasformati in acidi dalla flora batterica presente.

Fattori che aumentano il rischio di carie necessitando di richiami più frequenti:

assunzione di alcool, droghe, fumo.

La prevenzione si fa principalmente attraverso la pulizia

Lavare bene i denti serve per ridurre il numero dei batteri (carica batterica) e per allontanare i residui di cibo che hanno azione cariogena e non solo per avere l’alito profumato. Particolarmente importante è lavare i denti alla sera, per evitare che il cibo sia trasformato in placca durante la notte. Lo spazzolino deve essere con le setole di durezza media e la testina deve essere di dimensioni adeguate così da poter pulire con facilità tutte le superfici dei denti. Le tecniche e gli ausili per l’igiene domiciliare devono essere consigliati adattandoli alle necessità di ciascun paziente, tenendo conto della Sua manualità. Dato che movimenti scorretti o troppo vigorosi con lo spazzolino manuale possono dare traumi delle gengive e della mucosa ed abrasioni dei denti (zone di usura, recessioni del margine gengivale) talvolta può essere utile usare lo spazzolino monociuffo, per le zone della bocca di difficile accesso per il paziente, come nelle zone dietro i molari, nel palato, nella lingua, ecc. L’uso del filo interdentale riduce il sanguinamento (abbattendo la placca batterica), del 67% rispetto al 37% del solo spazzolamento. È l’unica cosa, in condizioni normali, in grado di pulire tra gli spazi dentali, che è la zona più fragile della gengiva. Se questi spazi sono ampi è indicato l’uso dello scovolino perché più efficace nel ridurre la placca batterica. La frequenza dell’igiene orale professionale va osservata con richiami a periodi variabili dai due ai dodici mesi secondo le capacità individuali di controllo della pulizia orale.

Il soggetto deve imparare a detergere la lingua con appositi pulisci lingua e a pulire e massaggiare le mucose dentali, almeno una volta al giorno.

Pulizia dei denti anteriori

La bocca va tenuta semiaperta e I denti vanno lavati a gruppi di 2-3 per volta, con lo spazzolino che va in senso verticale partendo dalla gengiva verso i denti. Particolare importanza al colletto dei denti (la zona tra dente e gengiva) e allo spazio interdentale, che va pulito attraverso l’uso di filo interdentale.

fig 2

L’uso del filo interdentale è particolarmente importante nel caso in cui il soggetto abbia i denti accavallati così da rendere più difficile la pulizia degli spazi interdentali.

fig 3

Ricordare che i denti hanno anche una faccia rivolta verso la lingua inferiormente(la zona dove è più facile riscontrare accumulo di placca) e verso il palato alla quale si deve prestare la massima attenzione.

fig 4

 

Pulizia dei denti posteriori

Anche nei denti posteriori l’operazione di pulizia deve togliere la placca dal colletto dei denti. Nell’arcata dentale superiore deve partire dall’alto ed andare verso il basso, in quella inferiore andare dal basso verso l’alto, nello stesso modo descritto per i denti anteriori fig 2. Si deve anche pulire le superfici masticanti dei denti posteriori, facendo andare lo spazzolino solo in un senso. Con movimenti avanti e indietro si rischia di togliere e rimettere la placca, pertanto si va solo dall’indietro all’avanti.

fig 5

Ho spazzolato bene?

Il controllo dell’efficacia dello spazzolamento si ottiene attraverso l’uso delle complesse rivelatrici di placca. Alla sera dopo aver lavato i denti sciogliere in bocca (di tanto in tanto) queste pastiglie è un buon segno per vedere se si è ottenuta una buona pulizia e se si mantiene nel tempo.

Prevenzione primaria (quella che previene l’insorgere della carie)

si effettua prevalentemente con tre metodiche:

  1. Fluoro profilassi sistemica (nei bambini) o locale (specie negli adulti). Questo argomento è molto dibattuto e si invita chi fosse interessato all’argomento a continuare su   http://www.danieletonlorenzi.it/?p=860.
  2. Sigillatura dei solchi, consigliata in età infantile.
  3. Riduzione dell’assunzione di cibi che contengono un’elevata quantità di zuccheri specie se rimangono “appicicate a lungo ai denti (es caramelle gommore sono peggiori dell’assunzione di bevande zuccherate) pulizia orale attraverso il regolare spazzolamento dei denti.

 

Bambini e adolescenti

È necessario informare i genitori sui comportamenti corretti di igiene:

  • Sconsigliare la somministrazione di bevande dolci con il biberon.
  • Nel periodo neonatale, quando non sono ancora presenti i denti in bocca, usare le garze umide per rimuovere i batteri dal cavo orale del neonato.
  • Ai 3 anni di vita la dentatura decidua è completa. A questa età è utile la prima visita odontoiatrica per spiegare al bambino come effettuare la corretta pulizia dei denti con spazzolino e dentifricio (sotto controllo dei genitori). Si passa dall’uso delle garzine passate dai genitori alle corrette tecniche di spazzolamento dei bambini. Da questa età si consigliano visite di controllo annuali, per motivare maggiormente i piccini allo spazzolamento ed effettuare (laddove il professionista lo ritenga necessario) le necessarie manovre di igiene dentale. Importante per la motivazione dei bambini e per consentire ai genitori il controllo della situazione spiegare l’uso dei rilevatori di placca.

Si consiglia di introdurre l’uso del filo interdentale agli 8 anni di età.

Applicare sigillanti nei solchi e nelle fossette dei denti cuspidati appena erotti (entro 2 anni dall’eruzione con controllo della loro integrità ogni 6-12 mesi).

Anche dopo i 6 anni, età in cui aumenta la propria autonomia, quando lava i denti da solo è necessaria la saltuaria supervisione dei genitori.

 

Prevenzione della carie nell’adulto

 

Le visite di controllo si possono effettuare una volta all’anno per i soggetti con denti sani e con buon livello di igiene orale. Il dentista controllerà ogni volta le tecniche di spazzolamento e l’uso di filo interdentale (o spazzolino scovolino) e raccomanderà di effettuare una corretta igiene orale (motivazione all’igiene orale). Sottoporrà il soggetto a sedute di igiene professionale. Controllerà l’alimentazione e l’assunzione della quantità degli zuccheri con la dieta. Incentiverà l’abbandono di abitudini viziate come il tabagismo. Controllerà inoltre la salute delle mucose orali e insegnerà al soggetto a casa di controllarsi.

Il soggetto a casa deve controllare di usare correttamente le tecniche di spazzolamento anche attraverso l’uso di pastiglie rilevatrici di placca. Controllerà inoltre le gengive e le altre parti della bocca (es. lingua, palato, ecc.) segnalando la presenza di anomalie o di modifiche di quelle già esistenti.

Nella gravidanza

è necessaria una particolare attenzione per i denti e le gengive perché l’aumento di estrogeni e progesterone, che avvengono nell’organismo della donna incinta possono modificare la saliva facilitando l’accumulo di placca e tartaro, con un rischio di carie e gengivite aumentato. Anche la necessità di fare piccoli spuntini tra un pasto e l’altro favorisce l’accumulo di placca. Le raccomandazioni per l’igiene orale, per un’alimentazione sana e bilanciata assumono una particolare importanza per la donna ed il nascituro.

Carie secondaria quella che si ripresenta (sotto un’otturazione o una corona)

I denti ricostruiti con otturazioni o protesi fisse (corone) presentano una probabilità maggiore di quelli sani di ripresentare carie e di necessitare (in quel caso) di ulteriori restauri successivi sempre più estesi, è necessario quindi (in questo caso) avere un’accorgenza particolare nella pulizia dei monconi ricoperti. Anche le otturazioni dentali, come le ricostruzioni protesiche, se non sono corrette espongono al rischio di carie secondarie anche delle radici, necessitando spesso il ricorso all’estrazione, oltre che ad aumentare la probabilità dell’insorgenza della piorrea in quel punto.

Altri fattori predisponenti

Affollamento dentale.

Presenza di malattie sistemiche (o il decadimento delle condizioni di salute generale) si ripercuotono sul cavo orale; diabete insulino-dipendente, HIV, neoplasie, deficit psichici, le patologie che deprimono il sistema immunitario (neutropenie), le collagenopatie.

Trattamenti terapeutici e farmacologici quali l’irradiazione cervico-facciale, i farmaci che riducono la salivazione (xerostomizzanti), l’uso cronico di cortisone e degli immunosoppressori possono portare alla perdita degli elementi dentari.

Abitudini nocive come l’uso di droghe o il fumo. Da segnalare che nei fumatori la mancanza di denti (edentulismo) è doppio rispetto ai non fumatori.

Cattive condizioni socioeconomiche.

I batteri e i meccanismi responsabili della carie sono prevalentemente:

  • Streptococco mutans che si lega alla superficie dello smalto e forma una rete di polisaccaridi a cui si legano molti altri microorganismi, dando luogo alla placca batterica.
  • Il lattobacillo produce un acido che causa lo sviluppo della carie.
  • Gli zuccheri diventano acidi per l’azione di batteri e provocano la demineralizzazione del dente e l’inizio della carie.
meccanismo di formazione della carie fig 1

Domanda frequente.

“Se la carie è una malattia causata da batteri, si può trasmettere?”
Risposta: NO
Abbiamo detto che i batteri che causano la carie sono presenti nel cavo orale di tutti!!! La differenza è nella quantità di placca, elevata se il livello di igiene orale è basso, bassa se il livello di igiene orale è elevato. Anche il fattore genetico, ossia la predisposzione ereditaria gioca un ruolo importante.

Evoluzione della carie.

Inizia con una lesione chiamat “White spot” che è un’aumentata porosità. Prima si dissolvono (si sciolgono) i prismi dello smalto per l’azione degli acidi prodotti dai batteri, poi si scioglie la sostanza interprismatica (quella che sostiene i prismi dello smalto), poi cominciano le crepe e le vere e proprie cavità. Una volta che la carie coinvolge la dentina avanza più velocemente
per la sua minor mineralizzazione rispetto allo smalto e per la presenza dei tubuli dentinali che favoriscono la diffusione della patologia.
I batteri e le tossine invadono la dentina distruggendo (con il procedimento sudescritto)
il tessuto dentinale. L’infiammazione pulpare causa la necrosi del tessuto in quanto la polpa è contenuta in una cavità dentinale rigida (non enespandibile) e con l’infiammazione che comporta edema e vasodilatazione non consente di guarire.
L’arteriola pulpare si strozza e causa la necrosi della polpa.

Dagli appunti del Dr. Enzo Di Iorio

I diversi gradi di lesione cariosa.

  • 1° grado quando la lesione coinvolge solo lo smalto;
  • 2° grado quando coinvolge lo smalto e la dentina;
  • 3° grado quando è coinvolta la polpa del dente pulpite.  In questo caso si ha la comparsa del dolore ed il dente va devitalizzato. Non è dannoso solo il contatto diretto dei batteri con la polpa dentale, è sufficiente l’azione svolta dalle tossine batteriche. Le pulpiti acute hanno un forte dolore lancinante, persistente, non localizzato, più forte di notte; le pulpiti croniche sono caratterizzate da dolore attenuato, intermittente cioé a volte è presente e a volte è inesistente.

Può causare complicanze:

 

  • Locali coinvolgendo la polpa dentale (il cosidetto nervo) fino a dare granulomi, ascessi e raramenti flemmoni; può successivamente essere coinvolto il parodonto (ascesso endoparodontale), il ligamento che lega dente ed osso mascellare e mandibolare.
  • Generali: l’infezione può causare infezione in organi a distanza (infezione settica odontogena).

Evoluzione della lesione cariosa

  1. Carie superficiale dello smalto che si decalcifica e si disgrega.
  2. Carie penetrante, la parte più esterna della dentina che si decalcifica e si distrugge.
  3. La polpa dentale (nervo) viene coinvolta (pulpite) e si trasforma in gangrena.
  4. Coinvolgimento del legamento che unisce il dente all’osso (parodonto).
lesione cariosa interpprossimale  fig 6
Nella radiografia si vede la superficie occlusale del dente ed un grosso buco tra i denti, che ha “bucato” lo smalto e coinvolto la dentina avvicinandosi alla polpa dentale. Quando anche questa sarà coinvolta si avrà il “mal di denti” classico molto doloroso.

Conseguenze della carie

  • Si ritiene sia responsabile del 50% delle perdite dentali; talvolta così importante da richiedere la necessità di estrazioni (anche multiple).
  • La presenza o l’assenza di denti e la loro integrità sono legati alla qualità di vita e al grado di autostima dei soggetti.

Altre cause di perdita di tessuto dentale (oltre la carie)

Correlazione tra perdita di denti e insorgenza di patologia dell’articolazione temporomandibolare

È soprattutto la mancanza di più molari (denti posteriori) a favorire (o accelerare) l’insorgenza di questa patologia, più frequente nel sesso femminile.

Ricordare infine che in ogni caso si deve eliminare qualsiasi cosa che taglia la lingua o le altre gengive (restauri rotti e/o taglienti, protesi incongrue ecc.).

 

Cosa controllare nell’adulto durante la visita odontoiatrica

Cosa controlla il dentista durante le visite:

 

  • I tessuti della bocca (lingua, gengive, ghiandole salivari).
  • La presenza di carie, intervenendo il più precocemente possibile.
  • Il grado di attenzione all’igiene orale per prevenire anche le malattie parodontali.
  • Effettua, laddove necessario, un trattamento professionale (scaling e root planing).
  • Presenza di parafunzioni orali (bruxismo e/o serramento) e quadri di malocclusione dentale, spesso associati ad altri quadri clinici (esempio cefalea ed emicrania).
  • Presenza di lesioni delle mucose orali. Qualora il soggetto vedesse anomalie di qualsiasi tipo nel cavo orale deve recarsi dall’odontoiatra o far vedere la lesione al medico di famiglia.
  • Eventuali terapie farmacologiche che possono portare a bocca secca (xerostomia) o immunosoppressione.
  • Occlusione e malocclusione e le sue eventuali correlazioni con disordini posturali.

 

Il successo a lungo termine di qualsiasi otturazione dentale (e delle protesi) dipende da:

  • precisione con la quale le carie sono state curate;
  • dal mantenimento scrupoloso al quale vengono sottoposte le otturazioni dentali nel tempo. Dato che si tratta di un corpo estraneo, questi subisce un deterioramento. Deve pertanto essere mantenuto con un’igiene orale, superiore a quella necessaria per i denti senza otturazioni. Il controllo continuo nel tempo, serve per reintervenire precocemente, laddove necessiti, eventuali anomalie o condizioni di igiene orale inadeguate.

 

Si ringrazia il Dr. Enzo Di Iorio per l’aiuto nella parte redazionale.

Carie e fluoro

Posted on : 23-03-2012 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Cos’è il fluoro

Il fluoro è un gas giallo pallido, poco più pesante dell’aria, tossico, di odore penetrante ed estremamente aggressivo. George Agricola lo descrisse per primo nel 1529 come gas che favorisce la fusione di metalli o minerali. L’isolamento del fluoro avvenne molti anni più tardi, perché altamente corrosivo per i metalli dove si cercava di isolarlo.

 Meccanismo d’azione del fluoro

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche americano insiste sul fatto che Il fluoro è il più corrosivo e il più reattivo di tutti gli elementi e pericolosa è la forte competizione con lo ione calcio, a cui si sostituisce in diversi enzimi provocando danno. In ossa e denti il fluoro questa sostituzione trasforma l’idrossiapatite in fluoroapatite. I livelli di sicurezza del fluoro non sono stati determinati con sicurezza. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche americano termina questo studio consigliando caldamente una riconsiderazione immediata relativa al rischio-beneficio della supplementazione di fluoro nella dieta umana. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21288074

Impiego bellico:

  1. Il primo uso fu quello di arma chimica, gas nervino. Come altri gas velenosi, rilascia alte dosi di fluoruro nell’organismo che bloccano l’attività enzimatica provocando anche danni cerebrali, polmonari e cardiaci, fino a poter causare la morte se ingerito in dosi eccessive.
  2. Nella II guerra mondiale si rivelò indispensabile nell’arricchimento dell’uranio.

Il fluoro è nell’elenco dei composti da smaltire secondo legge per proteggere l’ambiente e la salute umana. http://www.sistri.it/Documenti/Allegati/Decreto_Legislativo_205_del_3_dicembre_2010.pdf

 

Il problema delle scorie.

Anche negli Stati Uniti c’era questo problema, smaltire le scorie di fluoro, quando un dentista di nome Dean, fu mandato, dal governo, in una regione del Texas con le acque ricche di questo gas, per approfondire la questione. Il professionista descrisse dei denti scuri, condizione che chiamò fluorosi, che aveva però il vantaggio di presentare meno carie.  Il vecchio articolo è disponibile online all’indirizzo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1624995/?tool=pubmed

Attualmente i pareri sono molto discordi sugli effettivi vantaggi dell’arricchimento di fluoro per la prevenzione della carie, perché?

Una risposta è contenuta nel lavoro del Dr. Phyllis Mullenix’s. L’articolo ha il titolo “Fluoride Poisoning: A Puzzle with Hidden Pieces” pubblicato su International Journal of Occupational and Environmental Health,  nel 2005. Il solo titolo “Un puzzle con pezzi nascosti” indica una possibile spiegazione.

Una gran confusione

Se si cerca i valori tossici del fluoro si presentano grosse anomalie. La legge italiana vieta la commercializzazione di acque che contengano una quantità di fluoro superiore ad 1,5 mg per litro, http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/01031dl.htm allegato 1 parte B.

Per quello che riguarda la concentrazione di acque da far affluire in discarica http://archivio.ambiente.it/impresa/monografie/rifiuti/dalessandris4.htm (Dlgs 36/2003 – D.M. 13/03/2003) il testo di legge indica nella Tabella 1– art. 2 dm 13 marzo 2003 Limiti di concentrazione nell’eluato “per l’accettabilità” in discariche per rifiuti inerti il limite di 1 mg per litro per i fluoruri. Davvero una gran confusione.

 

Gossip sul fluoro

Prima della seconda guerra si dice che l’inquinamento ambientale da fluoro aveva già causato diverse vertenze legali e che il suo smaltimento era già obbligatorio, causando ad una multinazionale che produceva alluminio un notevole esborso in dollari. Con lo scoppio della guerra la ditta che produceva questo metallo si trovò a dover aumentare la produzione per la costruzione di aerei e di altri componenti bellici. Il fluoro è indispensabile all’industria dell’alluminio e l’alluminio era indispensabile per fare la guerra. Ecco allora che online compare il nome della multinazionale maggior produttrice al mondo di alluminio come si può leggere su http://dillsnapcogitation.wordpress.com/2009/11/04/edward-bernays-professional-poisoner-of-the-public-mind/ (chi non conosce l’inglese può fare il copia incolla con il motore di traduzione di google). Un terribile “nipotino”di Freud che si chiamava Edward Louis Bernays aveva scritto nel suo libro Propaganda che: “La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse è un elemento importante nella società democratica.” Avendo queste idee c’è da pensare che  per raggiungere l’obiettivo non andasse tanto per il sottile. Dal gossip online si dice che gli autori degli articoli pro fluoro fossero dipendenti di quella multinazionale.

 

Vantaggi dall’integrazione col fluoro? 

L’unico modo per non cadere nel gossip è di andare sul sito di medicina PubMed http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed e digitare “Fluoride prevents tooth decay review”. Si trovano articoli che analizzano con criteri scientifici quanto finora scritto. Solo sette lavori di analisi negli ultimi 20 anni:

1)      Il primo lavoro si preoccupa dei rischi tossicologici derivanti dagli fluoro per effettuare una corretta sorveglianza epidemiologica per il dentista e la fluorosi scheletrica verrebbe sistematicamente condotta in fluoro -zone colpite.

2)      Questa recensione conferma che il dentifricio fluorato è utile nella prevenzione della carie dei bambini e degli adolescenti, ma in modo statisticamente significativo quando le concentrazioni del fluoruro sono di almeno 1000 ppm. Concentrazioni maggiori sono ancora più efficaci. La decisione di usare fluoro a queste concentrazioni devono tener conto della tossicità che questi livelli di fluoro possono dare nei bambini sotto i 6 anni.

3)      Le prove dei vantaggi (nella prevenzione della carie) dell’integrazione con il fluoro non sono forti. La comparsa di fluorosi dentale è un effetto collaterale significativo, pertanto l’utilità dell’integrazione con i fluoruri è da riesaminare.

4)      È chiaramente a favore del fluoro che funziona (secondo questa analisi) nei soggetti di tutte le età.

5)      Questa recensione sostiene l’importanza dell’uso quotidiano con spazzolino e dentifricio al fluoro per prevenire la carie dentale, anche se gli studi sono limitati a bambini e adolescenti.

6)      Le prove sull’efficacia del fluoro sono deboli.

7)      Il fluoro è efficace nella prevenzione della carie, ma bisogna stare attenti (c’è una certa pericolosità) nel suo uso.

 

I danni da fluoro

Fluorosi dentale

I denti presentano chiazze di colorazione giallo-marrone e perdita di smalto (corrosione). Nel file  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3116870/figure/pone-0021085-g005/ si può vedere l’aspetto dei denti colpiti da fluorosi. Dal 2002 il Ministero della Salute del Belgio ha vietato l’uso del fluoro come integratore riconoscendo il pericolo di possibili danni in altri organi come le ossa (osteoporosi) e conseguenze negative sul Sistema Nervoso Centrale. Le autorità sanitarie olandesi, finlandesi e svedesi nel ’98 hanno stabilito che i medici prescrivessero gli integratori al fluoro, solo in casi eccezionali. http://www.amicidibrugg.it/castagnola/materiale/13_14.pdf

La fluorosi scheletrica

È caratterizzata da un ispessimento della membrana che avvolge le ossa (periostio), calcificazione dei tendini e ligamenti ecc. Sono presenti dolori articolari e muscolari e nelle intossicazioni gravi, tutto lo scheletro può essere colpito da deformità invalidanti, anche in età pediatrica, con grave impatto sulla salute e la qualità della vita.

Sospetti di danno nel Sistema nervoso centrale

Uno studio di febbraio 2012 indica nel possibile aumento del fluoruro di sodio nelle cellule nervose una possibile causa di necrosi cellulare. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22356551 Il lavoro dell’uomo ha fatto aumentare i livelli dei composti arsenicali e dei fluoruri nell’ambiente e la loro azione congiunta espone a danni che andranno approfonditi.

Effetti del fluoro sulla funzione tiroidea

Il crescente uso di fluoro per la prevenzione delle carie dentali potrebbe legarsi allo iodio ed essere tossico per la funzione della ghiandola tiroidea. Ci sono alcuni rapporti basati su osservazioni casuali che il fluoro è induce il gozzo nell’uomo, ma non ci sono dati certi. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6384648  Un altro studio oltre a correlare aumento del fluoro a problemi tiroidei, ipotizza anche una correlazione   con alcune disfunzioni del sistema cardiovascolare, come aritmie o sincope. Secondo questo studio i soggetti con fluorosi dovrebbero essere monitorati in termini di QT lungo e intervalli QTc. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21342861

L’Associazione Consumatori Codacons fa presente che un  decreto Ministeriale stabilisce che i dentifrici contenenti tra lo 0,1% e lo 0,15% di fluoruro devono riportare obbligatoriamente dicitura “Controindicato nei bambini’ in etichetta. Il Codacons ha svolto in questi giorni dei controlli a campione per verificare se le confezioni dei dentifrici in commercio nel nostro paese rispettino o meno le indicazioni previste dalla legge a tutela della salute dei bambini, constatando, purtroppo, la violazione delle norme da parte di alcuni marchi famosi. http://consumatori.myblog.it/archive/2009/10/20/dentifrici-il-codacons-chiede-chiarimenti-sul-fluoro-al-mini.html

 

Per richiesta informazione scrivere a daniele.tonlorenzi@libero.it

 

 


 

Il dolore cronico e il dolore ATM (temporomandibolare).

Posted on : 13-03-2012 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Dolore all’articolazione temporomandibolare e sintomi correlati

Secondo il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanita’  i disordini temporo-mandibolari (DTM) coinvolgano oltre il cavo orale altri distretti muscolo scheletrici e sono la principale causa di dolore della regione orofacciale compresi la testa, il viso e le strutture collegate. Questa patologia è sottostimata (sempre secondo il Ministero) ed evidentemente molti pazienti con grave compromissione della qualità della vita sono indirizzati presso altri specialisti. http://www.quadernidellasalute.it/download/download/7-gennaio-febbraio-2011-quaderno.pdf  La cervicalgia è spesso correlata a malocclusione dentale http://www.danieletonlorenzi.it/?p=169 così come la cefalea http://www.danieletonlorenzi.it/?p=449 In caso di riduzione di apertura della bocca e/o movimenti asimmetrici tra parte destra e sinistra, dolore e/o affaticamento dei muscoli masticatori o rumore all’articolazione temporomandibolare, sono presenti dolori atipici come cefalee, dolori facciali, cervicali, della spalla, ecc http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

 

 Generalita’ sul dolore

Molti pazienti soffrono di dolore cronico da molto tempo, spesso non sono ne ascoltati ne compresi dal medico di famiglia e dalle persone vicine. Sta succedendo qualcosa che il paziente  non riesce a capire, si sente “compatito” da chi gli sta intorno e dai medici che lo visitano, spesso non credono al suo dolore. Depresso? Forse…. Chi non lo sarebbe se da molto tempo soffre così tanto da avere compromessa la qualità della vita?  Frustrato e sfiduciato di sicuro. Capire il meccanismo alla base del dolore è difficile anche se la letteratura scientifica abbonda di studi e linee guida. Il medico dovrebbe ascoltare, non accontentarsi di dire “è dolore psicosomatico”, “sono gli osteofiti”, “le alterazioni della cartilagine”, “è l’ernia lombare”. Se l’ernia lombare è responsabile di dolore, come è possibile che abbia un andamento ciclico? Perché per venti giorni c’è dolore e per tre mesi scompare? Che l’ernia sia scomparsa? Difficile pensarlo. Trovare un medico che ascolta, che capisce e che spiega cosa sta succedendo, che cura con le terapie appropriate e che ne conosce gli effetti, che indica le indagini e/o lo specialista adatto, che informa sugli gli effetti, che condivide le decisioni terapeutiche e le scelte del paziente non sempre è facile. Il professionista deve sforzarsi anche di capire cosa succederà, cercando di dare speranze e non illusioni, informando continuamente (dedicando molto tempo) il paziente dell’evoluzione della terapia. Il soggetto deve percepire che l’operatore si sta prendendo cura di lui in modo personalizzato. Solo allora la qualità della vita e le relazioni sociali potranno migliorare. Se inserito in questo contesto anche lo psicologo (o lo psichiatra) ha un senso logico ed il paziente non ha diffcioltà ad accettarlo. Seguendo questa strada molti soggetti che soffrono molto potrebbero essere curati, ma garantire che sia possibile una cura per tutti non è possibile. Un approccio logico sarebbe quello di lavorare sulla diversa soglia del dolore che ogni paziente manifesta.

Fattori che migliorano la soglia del dolore:

  • Una buona qualità del sonno;
  • Un buon tono dell’umore;
  • L’empatia che il professionista sa trasmettere al soggetto; dal greco en “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”. Empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos ”sofferenza o sentimento”);
  • Sentire la presenza e la comprensione dei familiari;

Fattori che abbassano la soglia del dolore:

  • Alterazioni biomeccaniche concomitanti (es. scoliosi del rachide, malocclusione dentale, ginocchio o piede varo o valgo, ecc.);
  • Astenia;
  • Insonnia;
  • Ansia;
  • Paura;
  • Tristezza;
  • Depressione;
  • Isolamento.

Il dolore utile è quello che segnala:

  • Il rischio di perdita della integrità psico-fisica (la compromissione della salute).
  • Pericoli che possono insidiare la sopravvivenza
  • Spesso è il primo sintomo di malattia. Avvisa cioè il corpo che è presente un male nascosto, il dolore quindi non va “spento” ma si deve indagarne la causa.

Dolore inutile è quello cronico, che da tanto tempo ha perso la sua funzione di sentinella e diventa:

  •  malattia nella malattia
  • causa di sofferenza cronica, invalidante e umiliante

Spesso non ci permette di:

  • vivere,
  • condividere con gli altri,
  • sperare,
  • pensare.
Per terminare un corretto approccio al dolore temporomandibolare deve comprendere un modello medico multidisciplinare simile a quello utilizzato per altre patologie muscolo-scheletriche. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9151272 quindi le linee guida internazionali prevedono esercizi di ginnastica leggere http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/
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