Durata bite dentale

Posted on : 04-06-2013 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Trovare un equilibrio in caso di masticazione alterata può essere assai indaginoso. Spesso i pazienti si chiedono: “ho un bite ben fatto, ho faticato per ritrovare questa soluzione di equilibrio, sto facendo stretching mandibolare con spring device, ma se dovessi fare un’otturazione dovrei cominciare daccapo?” Vediamo nel caso di un’otturazione in paziente con bite qual’è il procedimento.



 

 

 

 

 

Questa soluzione è utilizzabile anche nel caso si tratti di poche ceramiche (due o tre). Le zone di precontatto sono quelle dove il bite è senza materiale.

Da valutare comunque che potrebbe essere l’occasione buona per riprogrammare tutta la chiusura corretta della bocca  http://www.danieletonlorenzi.it/atm/rialzare-la-masticazione-con-ceramiche-o-senza-limare-i-denti-gli-overlay-dentali/  liberandosi dalla “prigionia del bite.

Naturalmente si tratta di sistemi assai più complicati di un bite preformato, i cui risultati saranno pubblicati.

 

 

Stretching mandibolare contro il dolore e Wellness (benessere) in odontoiatria

Posted on : 27-09-2012 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Il Tuo paziente fa fatica a rimanere a bocca aperta?

Hai dolore ai muscoli della masticazione? Ogni volta che vai dal dentista sei stressato/a e fatichi a rimanere a bocca aperta?

Hai già provato diversi bite e non riesci a controllare il dolore? Forse degli esercizi di stretching mandibolare Ti possono aiutare, senza sostituire comunque il professionista.

La riduzione della dimensione verticale dei denti, il bruxismo e i disordini temporomandibolari sono associati a contrazione dei muscoli della masticazione, usura dei denti (o loro perdita) e tutte le manifestazioni legate allo stress. Allungando i muscoli della masticazione (stretching), non alla massima apertura, si ottengono effetti opposti. Questo effetto si può avere sia con lo stretching statico che con quello dinamico.

Talvolta inoltre il paziente che si presenta alla nostra osservazione ha un dolore così forte, che registrare un rapporto tra i denti superiori ed inferiori risulta difficile. Per facilitare il compito alcuni esercizi di stretching da far fare a casa al paziente possono essere di grande aiuto. Anche in caso di lussazione del disco articolare (dire lussazione mandibolare in questo caso non è corretto) il dispositivo può essere di aiuto. Si intende lussazione quando c’è una separazione completa delle superfici articolari con fissazione in una posizione anomala. La lussazione del condilo della mandibola avviene per di più anteriormente, ed il condilo perde ogni rapporto con la fossa articolare del mascellare e si posizione al davanti dell’eminenza articolare. Il ritorno nella posizione normale non può avvenire spontaneamente.

L’esercizio si effettua stabilizzando la fronte e facendo una pressione molto lieve sulla mandibola inferiore. Ogni manovra in presenza di dolore va fatta con molta circospezione, dapprima per pochi secondi, poi si interrompe, in assenza di dolore si può gradualmente aumentare il tempo dell’esercizio.

In presenza di dolore si sconsiglia di effettuare movimenti di lateralità senza il controllo medico.

 

 

Lo stretching mandibolare con l’ausilio di dispositivi manuali.

Un aiuto alla terapia: lo stretching mandibolare dinamico, “Benessere e wellness in odontoiatria”.

 

Il therabite

 

 

Questo dispositivo si chiama TheraBite®, informazioni al sito commercializzato da Atos Medical

http://www.atosmedical.com/en-us/For_professionals/Focus_areas/Mouth_and_Jaw/The_TheraBite_System.asp

 

Lo “spring device”

è a disposizione in unica misura studiata per non indurre stress e dolore articolare.

Nella figura si vede il dispositivo “spring device” ® composto da una lamina di acciaio chirurgico piegata ad ansa,  la superficie di appoggio dei denti è ricoperta da silicone che aderisce tramite un biadesivo, entrambi alimentari.  Lo “spring device” sfrutta le caratteristiche elastiche dovute alla crudescenza del metallo stesso, per stirare i muscoli elevatori della mandibola, una volta inserito tra le arcate dentali. Esprime la sua forza in estensione mandibolare attraverso il meccanismo di molla semplice compressa. Tale forza induce una costante apertura della bocca ed è trasmessa ai denti da  una base per supporto dentale ricoperta in silicone alimentare. Ho utilizzato indifferentemente il dispositivo sia passivamente,  lasciando il soggetto a bocca aperta, che attivamente, facendo “masticare” lo “spring device”. I risultati sono stati ottimi. Commercializzato dada info@quasardental.com - Tel. +39 345 8987827

Website: www.quasardental.it – www.quasardental.com

Indicazioni e controindicazioni dei due strumenti sono simili

Una semplice telefonata rende il prodotto più comodo, la sua costruzione in acciaio chirurgico lo rende autoclavabile e riusabile.

 Nel caso di pazienti privi di denti (edentuli) o con un numero limitato di denti, è possibile appoggiare la basetta sulle protesi, mobili o rimovibili. Nel caso di bambini, il dispositivo non è controindicato. Seguirli nel corretto accoppiamento tra basetta e dispositivo. Nel caso si applichi il dispositivo in soggetti con handicap, questi vanno seguiti con attenzione nello svolgimento degli esercizi.

ATTENZIONE:

  • Le basette di appoggio dentale o parti di essi che non sono state ben accoppiate con il dispositivo potrebbero ostruire la respirazione, assicurarsi pertanto che siano ben fissate al dispositivo metallico.
  • Nel caso che durante gli esercizi compaia dolore interrompere.

Indicazioni

I due dispositivi sono indicati in:

  1. Difficoltà di apertura della mandibola (trisma o ipomobilità) perché induce l’allungamento dei tessuti connettivi mobilitando le articolazioni e allungando interamente i muscoli.
  2. Presenza di bruxismo e/o serramento dentale.
  3. Riduce il dolore e l’infiammazione dei muscoli e dell’articolazione stessa, riducendone il gonfiore.
  4. La mobilitazione dell’articolazione indotta dal dispositivo ha effetti benefici nei disturbi articolari. Il movimento è necessario per prevenire la degenerazione della cartilagine, lo strato tissutale che riveste la maggior parte delle superfici articolari.
  5. In caso di necessità di registrare un rapporto tra le arcate dentali;
  6. Applicazione di forze asimmetriche (es. estrazioni dentali);
  7. L’esercizio di stretching può inoltre offrire dei vantaggi terapeutici, specie nel periodo post-operatorio.
  8. Ortodonzia in soggetti con dolore. Si sconsiglia comunque di iniziare tale trattamento in presenza di dolore.

 

Indicazioni odontoiatriche

 

Il dispositivo è adatto nei casi in cui si voglia rilassare la muscolatura del paziente in previsione di:

  1. Aumentare l’apertura della bocca, facilitando il paziente (e l’odontoiatra) a sottoporsi ad una seduta di lavoro lunga (es. implantologia guidata).
  2. Necessità di registrare un rapporto tra le arcate dentali in soggetti con i muscoli contratti.
  3. Applicazione di forze asimmetriche (es. estrazioni dentali)
Lo stretching mandibolare può essere usato anche nella terapia dei disordini temporomandibolari come si legge in

 

Wellness in odontoiatria

La ginnastica mandibolare è una potente tecnica antistress che favorisce uno stato di benessere ed equilibrio psicofisico. La stimolazione propriocettiva del sistema trigeminale, che si ottiene con questo dispositivo, è molto più efficace di quella effettuata stringendo ripetutamente la più conosciuta pallina antistress.

Metodo d’uso

Il dispositivo può essere usato sia in maniera statica (tenendo la bocca aperta) che dinamica (masticando). Si consiglia di provarlo in entrambi i modi e di utilizzare quello più confortevole per il soggetto.

Controindicazioni

Non deve essere utilizzato da pazienti con problemi ossei della mascella o della mandibola es.:

  1. Frattura, anche sospetta della mascella o della mandibola;
  2. Infezioni (osteomielite);
  3. Danni da osteoradionecrosi.

In questi casi l’utilizzo deve essere prescritto da un medico competente della metodica. Anche in assenza di dolore ai muscoli della masticazione si consiglia di utilizzare il dispositivo per pochi minuti, partendo ad esempio da due e aumentando gradualmente. Interrompere la terapia in caso di comparsa di dolore, riprendere gli esercizi gradualmente dopo un breve periodo di tempo.  Prima di utilizzare il dispositivo escludere la presenza di problemi dentali:

  1. denti anteriori rotti (può in questo caso facilitare la rottura), da valutare comunque che la forza applicata sul dispositivo non è superiore a quella esercitata durante la masticazione di normali cibi duri (es. pane o carne).
  2. Nei soggetti con protesi fissa cementata con cemento temporaneo questa, si può decementare (staccare).
  3. In presenza di denti con grosse ricostruzioni già danneggiate queste potrebbero rompersi.
  4. Valutare la stabilità di protesi ceramiche fisse (ponti dentali) eventualmente presenti.

Attenzione in caso di presenza di malattia parodontale (denti mobili).

Commercializzato da

da info@quasardental.com - Tel. +39 345 8987827 Website: www.quasardental.it – www.quasardental.com

 

 

Poi costruire un buon bite sarà più

 

semplice. 

 

http://www.danieletonlorenzi.it/?s=corso+gnatologia&x=0&y=0

 

 

Ricordarsi che nessun dispositivo può sostituire

 

l’odontoiatra.

 

 

Dolore facciale e ATM

Posted on : 04-09-2012 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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La malocclusione indica alterazione del rapporto tra i denti senza dolore o altri sintomi, quando questi sono presenti il termine più frequente è disordine temporo-mandibolare (temporo mandibular disorder TMD). Per comprendere meglio come funziona questa articolazione e i sintomi e segni che derivano dal suo coinvolgimento leggere http://www.danieletonlorenzi.it/atm/gnatologo-gnatologia-ovvero-studio-dell%E2%80%99articolazione-temporomandibolare-atm/.

Per recuperare il benessere nel TMD si devono osservare due parametri:

 

  1. Corretti rapporti dentali, è conoscenza comune e tutti gli odontoiatri (giustamente) controllano questa cosa;
  2. Corretta dimensione verticale, talvolta meno controllata.

    I rapporti dentali

    È da tutti conosciuto e comunemente controllato che i rapporti dentali abbiano i giusti contatti tra loro al fine di ottimizzare la masticazione, costituendo un importante passaggio di tutte le terapie odontoiatriche. Talvolta per raggiungere questi contatti si arriva all’esagerazione del limare i denti (molaggio selettivo), manovra che dovrebbe essere limitata veramente a pochi casi.

         

    fig.1

    Dimensione verticale (DV)

    È altrettanto importante, i soggetti con TMD hanno frequentemente una riduzione di questa e spesso è meno considerata. In termini anche troppo semplicistici si potrebbe definire come: “la distanza dalla punta del naso alla punta del mento”.

      fig. 2

    Nella figura a sinistra i muscoli sono distesi, in quella a destra sono visibilmente accorciati. Cosa succede nei fusi neuromuscolari? Il fuso neuromuscolare (FN) è composto da fibre muscolari particolari (dette “intrafusali”), in inglese si chiama anche “muscle-spindle stretch receptor” ed informa il cervello della lunghezza dei muscoli stessi, se il muscolo è contratto o è esteso, dando importanti indicazioni sulla posizione (postura) in questo caso della mandibola. La contrattura muscolare o l’allungamento corretto dei muscoli (stretching) è comunemente studiato per i muscoli di tutto il corpo, ma spesso poco considerato per quanto riguarda il benessere del cavo orale.

    Fig. 3 cliccare sopra per aprirla
    Il muscolo a lunghezza normale ha una scarica che in questo caso finisce nel sistema trigeminale. Nella parte a sinistra, aperta l’immagine, si vede che a riposo c’è una scarica di base che parte dal fuso neuromuscolare. Se la DV (distanza punta naso punta mento) è normale si ha una scarica corretta (immagine sinistra della fig 2), mentre quando il muscolo è accorciato (contratto) la scarica si riduce (immagine destra della figura 2.
    Nel cavo orale l’accorciamento muscolare (dimensione verticale ridotta) avviene per “usura” e/o perdita di elementi dentali. Non esiste fisioterapista che in presenza di un muscolo accorciato (contratto), ad es. della gamba, non cominci allungandolo (allungare to stretch da cui la parola stretching). In odontoiatria spesso questo aspetto viene meno considerato. Allungando il muscolo (stretching) il fuso neuromuscolare aumenta la frequenza di scarica.

    La terapia dei disordini temporo mandibolari (TMD) si ha quindi:

    • Dando un corretto rapporto dentale alla masticazione è un’osservazione talmente comune (e corretta) descritta in tanti articoli;
    • Allungando i muscoli (stretching) accorciati (ridotta dimensione verticale), meno considerata e daremo qui alcuni argomenti per supportare questo approccio.

    Alcuni studiosi (Manns A, Miralles R, Santander H, Valdivia J). In una rivista odontoiatrica del 1983 scrissero un articolo “ Influence of the vertical dimension in the treatment of myofascial pain-dysfunction syndrome.”  spiegando le correlazioni tra l’altezza del bite e la risoluzione dei sintomi del bruxismo, del dolore temporomandibolare e del click. 75 pazienti furono divisi casualmente in tre gruppi secondo il rialzo effettuato con il bite dalla normale masticazione:

    1. 1 mm;
    2. 4,42 millimetri;
    3. 8,15 millimetri.

    Osservarono una riduzione più veloce e completa dei sintomi clinici per i gruppi II e III che per il gruppo I, concludendo che più alto è il bite e migliore è il risultato. Anche altri esperimenti affermano la superiorità dell’approccio con bite alto e non esistono studi che affermino il contrario. 

    Che l’allungamento muscolare abbia notevoli influssi nel benessere generale è oramai dimostrato da moltissimi lavori di ricerca.

    In caso di patologia temporomandibolare (dolore ATM) spesso si ha una riduzione dell’apertura della bocca, magari solo da un lato (deviazione mandibolare in apertura).

    Lo stretching aumenta l’escursione articolare

    Su questo aspetto oramai nelle ricerche internazionali non ci sono più dubbi, scriviamo alcuni articoli scientifici a sostegno, ma ce ne sono tantissimi:
    1. Magnusson SP. Passive properties of human skeletal muscle during stretch maneuvers. A review. Scand J Med Sci Sports 1998; 8: 65-67
    2. Halbertsma JP, Goeken LN. Stretching exercises: effect on passive extensibility and stiffness in short hamstrings of healthy subjects (see comments). Arch Phys Med Rehabil 1994,75:976-981.
    3. Magnusson SP. Passive properties of human skeletal muscle during stretch maneuvers. A review. Scand J Med Sci Sports. 1998 Apr;8(2):65-77.
    4. Lewit K, Simons DG. Myofascial pain: relief by post-isometric relaxation. Arch Phys Med Rehabil 1984; 65: 452-456.

    Lo stretching statico aumenta l’elasticità dei muscoli scheletrici, che nel disordine temporomandibolare sono doloranti e contratti:

    1. C. Holzman Weppler, S. P. Magnusson Increasing Muscle Extensibility: A Matter of Increasing Length or Modifying Sensation? Physical Therapy March 2010 vol. 90 no. 3 438-44
    2. Magnusson SPSimonsen EBDyhre-Poulsen PAagaard PMohr TKjaer M. Viscoelastic stress relaxation during static stretch in human skeletal muscle in the absence of EMG activity. Scand J Med Sci Sports. 1996
    Sono solo due lavori, ma sui benefici dell’allungamento muscolare i lavori scientifici abbondano. Ripetiamo il concetto

    il bite alto allungando i muscoli induce stretching statico.

    Lo stretching dinamico dei muscoli masticatori (chiudendo ed aprendo lentamente la bocca) ha molte evidenze scientifiche:

  1. Aura OKomi PV. Effects of prestretch intensity on mechanical efficiency of positive work and on elastic behavior ofskeletal muscle in stretch-shortening cycle exercise. Int J Sports Med. 1986 Jun;
  2. Mitchell UHMyrer JWHopkins JTHunter IFeland JBHilton SC Acute stretch perception alteration contributes to the success of the PNF ”contract-relax” stretch. J Sport Rehabil. 2007
  3. Sharman MJ, Cresswell AG, Riek S. Proprioceptive neuromuscular facilitation stretching : mechanisms and clinical implications. Sports Med. 2006
Per approfondire questa metodica leggere

che comprende anche degli effetti extraorali.

Effetti extraorali

 

  1. Osservazioni comuni

    Quando si deve “esprimere la massima forza di solito si serrano i denti” si aumenta la pressione del sangue e la frequenza cardiaca per aumentare ossigeno e zuccheri ai muscoli coinvolti, è lo “stress buono” (eustress). Fa migliorare le nostre performances.

    Quando si è sottoposti a periodi di stress prolungato si può parlare di “stress cattivo” (distress).

    Vedremo come in base all’esperimento sottodescritto un accorciamento dei muscoli della masticazione riduce il sistema del relax.

     

    Osservazioni sperimentali

    In una rivista di neuroscienze importante J Neurophysiol del 2009 un gruppo di neuro scienziati (Gorini C., Jameson H., Mendelowitz, D.) hanno dimostrato che la stimolazione delle fibre del trigemino (muscolo allungato di fig. 3) ha azione eccitatoria sul nervo vago, importante nel sistema del relax del soggetto. È logico pensare che una ridotta stimolazione trigeminale (accorciamento dei muscoli masticatori) sia associata ad una riduzione della scarica dagli stessi con riduzione del relax ed un conseguente aumento dello stress. Questo è un modo con cui spiegare il curioso fenomeno sottodescritto.

    Alcuni studiosi (Burch JG, Abbey LM.) in una rivista  J Am Dent Assoc. 1978 Jul nell’articolo “Preliminary study of changes in blood pressure associated with clenching in normotensive and hypertensive subjects.” osservarono che:

    • Un gruppo di 41 persone con la pressione sanguigna normale (normotesi) dopo un minuto di serramento dentale avevano un aumento della pressione arteriosa media di 5,5 mm Hg (P <0,001);
    • Un altro gruppo di 13 soggetti normotesi dopo 30 secondi di serramento aumentavano la pressione di 3,2 mm Hg (P <.05);
    •  22 soggetti ipertesi con un minuto di serramento dentale aumento di 4,6 mm Hg la loro pressione sanguigna (P <.001)

    In un altro esperimento alcuni studiosi (Seraidarian P, Seraidarian PI, das Neves Cavalcanti B, Marchini L, Claro Neves AC.) in una importante rivista internazionale Sleep Breath. (2009) nell’articolo “Urinary levels of catecholamines among individuals with and without sleep bruxism.” hanno rilevato che gli individui con bruxismo notturno presentano alti livelli di catecolamine urinarie legate allo stress, in grado di modificare la percezione del dolore

    Studi preliminari (Ghione S., Del Seppia C., Coppi E., Tonlorenzi D., Brunelli M., Scuri R.) http://puma.isti.cnr.it/publichtml/section_cnr_ifc/cnr_ifc_2010-B2-005.html indicano che l’iperestensione (che non è la massima estensione) dei fusi neuromuscolari del trigemino riducono per un tempo lungo la pressione e la frequenza cardiaca, aprendo possibili nuovi approcci per la terapia. Per approfondimenti aprire il download del documento in fondo alla pagina.


    Riassumendo

    La riduzione della dimensione verticale dei denti è associata a contrazione dei muscoli della masticazione, usura dei denti (o loro perdita), bruxismo e tutte le manifestazioni legate allo stress. Allungando i muscoli della masticazione (stretching), non alla massima apertura, si ottengono effetti opposti. Questo effetto si può avere sia con lo stretching statico che con quello dinamico. L’aumento della dimensione verticale, allungamento dei denti, si può ottenere anche senza limarli http://www.danieletonlorenzi.it/atm/rialzare-la-masticazione-con-ceramiche-o-senza-limare-i-denti-gli-overlay-dentali/

    Dr. Daniele Tonlorenzi dentista Massa Carrara

    Per maggiori informazioni contattami http://www.danieletonlorenzi.it/contattami/

I soggetti con malocclusione dentale (disordine temporomandibolare TMD) vanno male a scuola.

Posted on : 02-12-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare, news dalla scienza

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Se dalla pagella scopri che Tuo figlio va male a scuola, una causa potrebbe essere l’occlusione dentale in disordine.

Diciassette soggetti donna con disordine temporomandibolare (malocclusione dentale più dolore in inglese TMD)

sono stati confrontati con altrettanti soggetti di pari età e sesso per la capacità di sottoporsi ad operazioni di calcolo, di ricordare numeri, parole neutre o che danno coinvolgimento emozionale.

Oltre alla valutazione dei test è stata eseguita anche (durante il loro svolgimento) una  risonanza magnetica funzionale. I risultati sono curiosi ed è emerso che i soggetti con TMD presentano:

  1. risposte peggiori ai test;
  2. tempi di reazione più lenti;
  3. ridotta attenzione;

 

Gli Autori hanno poi valutato se questi risultati peggiori che hanno i pazienti con TMD siano legati ad anomalie dell’attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica funzionale. Differenze sono state trovate durante tali test nelle regioni che coordinano le zone emotive e le prestazioni scolastiche (e di studio). Queste anomalie sembrano essere correlate, inoltre, al dolore cronico e a coinvolgimenti emotivi che colpiscono i soggetti con TMD.

Riassumendo i test neuropsicologici e le indagini alla risonanza magnetica funzionale  fanno pensare ad una disfunzione delle zone del cervello deputate alla percezione del dolore, ai processi emotivi  ed alla funzione cognitiva.

Curare l’occlusione può quindi comportare miglioramenti insperati nelle prestazioni scolastiche ed attenzionali.

Fonte http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21167644

Come fare la cura?

Dapprima un buon bite http://www.medicitalia.it/dtonlorenzi/news/821/Tanti-tipi-di-bite-ai-denti-come-sceglierlo

poi si modifica il cattivo ingranaggio dentale http://www.danieletonlorenzi.it/?p=624

Allungare i denti per stare meglio (lo spring device)

Posted on : 09-11-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare, Protesi

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In presenza di denti molto usurati o malocclusi è possibile ricostruirli con il materiale con cui sono fatte le otturazioni (composito dentale) al fine di rialzare la masticazione (naturalmente costruendo una masticazione corretta). E’ stato fatto uno studio su  diciotto pazienti con grave usura dei denti, (16 maschi, 2 femmine con un’età media di 44,8 anni. La durata esaminata varia da 6 mesi a 12 anni e il tempo di osservazione medio è stato di 3,98 anni. Si è contato quante volte si è dovuto reintervenire dopo queste terapie.Dei 332 denti ricostruiti, 23 restauri si sono dovuti rifare (6,9%) quattro (1,2%) hanno presentato carie secondaria. Misurazioni su una scala VAS da 0 a 10 (0 massima insoddisfazione, 10 massima soddisfazione possibile) ha rivelato che i soggetti così trattati hanno un grado di soddisfazione di media 9,0. Lo studio conclude dicendo che i soggetti così trattati hanno una buona soddisfazione da queste terapie.

fonte http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21935514

Parole chiave: denti davanti che toccano, denti posteriori bassi, ceramiche, rispetto biologico.

 

Dopo aver effettuato stretching mandibolare dinamico con “spring device” si rilassa la muscolatura per poter “registrare” un corretto rapporto tra i denti.http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/

In marrone si vede la situazione dei denti riportata nei modelli in gesso, in grigio si vede la ricostruzione dei denti in cera da laboratorio, che sarà riprodotta con una sofisticata metodica in bocca. Il rialzo comporta modifiche dell’occlusione che saranno provate con bite e riprodotte in laboratorio. In questo modo è possibile “liberarsi” dal bite.

E’ un modo definitivo per liberarsi di mal di testa, mandibola che schiocca (che scrocchia), dolori atipici facciali cervicalgia e tutte le altre cose associate a malocclusione dentale http://www.danieletonlorenzi.it/atm/gnatologo-gnatologia-ovvero-studio-dell%E2%80%99articolazione-temporomandibolare-atm/.

Importante è che allungando i denti si allungano (allungare in inglese to stretch) i muscoli della masticazione quindi si ha uno stretching dei muscoli masticatori, con i relativi vantaggi associati.

 

drtonlorenzi@gmail.com

tel 058553075

 

 

La deglutizione normale e quella atipica.

Posted on : 12-09-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Definizione:  sequenza motoria che ha la funzione di portare il contenuto del cavo orale allo stomaco, che implica la contrazione coordinata di vari muscoli nella bocca, nella faringe, nella laringe e nell’esofago, mediante la quale il bolo alimentare inviato dalla bocca perviene allo stomaco.

Frequenza:

  • circa 150 volte durante i pasti nel corso delle 24 ore;
  • spontaneamente una volta ogni 45 secondi durante la veglia;
  • circa ogni 20 minuti durante il sonno.
Un totale di più di 1000 volte durante le 24 ore

 

I movimenti si dividono in:

1)      volontari (che tutti conosciamo);

2)       ritmici; in cui è volontario l’inizio e la fine del movimento. Quando decidiamo di mangiare, è volontaria la scelta del cibo, la sequenza dell’introduzione di cibo solido o di acqua. Sarebbe troppa fatica pensare a tutti i movimenti necessari alla masticazione (automatica).

3)      Involontari come i riflessi.

Dopo la masticazione la lingua spinge il bolo verso la parte posteriore del palato e contro la faringe. Questa cosa stimola i meccanocettori a livello del sistema nervoso centrale (SNC) in una zona denominata bulbo e da qui prendono il via una serie di neuroni che compongono una rete complessa che fa passare il bolo dall’esofago alla faringe. La deglutizione non dovrebbe coinvolgere i muscoli mimici della bocca, quando questi sono coinvolti si parla di deglutizione atipica. 

Controllo nervoso

Neuroni afferenti al SNC (che dalla periferia vanno al cervello) stimolano un generatore centrale di impulsi (central pattern generator) costituito da una rete di neuroni (nel bulbo) che costituisce il cosiddetto centro della deglutizione. Una rete di interneuroni coordinano temporalmente tutte le fasi della deglutizione. Anche se la deglutizione può avvenire su comando centrale, (senza stimoli periferici) in realtà questi sono sempre presenti e influenzano la deglutizione in maniera importante. Si tratta di un fenomeno assai complesso in cui sono coinvolti diversi sistemi sensoriali. La vista del cibo, il suo profumo, i rumori ad esso associati stimolano la salivazione provocando deglutizioni più frequenti.

Ritorniamo al nostro cibo, decidiamo di portare in bocca una forchettata di pasta.

  • Preparazione alla deglutizione. La masticazione sminuzza il cibo. L’azione dei muscoli della bocca lo “mescola” alla saliva, prodotta dalle ghiandole salivari che contiene ptialina, un enzima che comincia a “spezzare” l’amido cotto in destrine e maltosio. Quando il  bolo  alimentare giunge  nello  stomaco,  l’acidità del  contenuto  gastrico  abolisce l’azione della ptialina, con l’eccezione di quelle parti di cibo non ancora invase dal succo gastrico. Ecco perché quando si dice che la digestione avviene nella bocca, si dice una cosa vera.
  • Deglutizione orale.   Sono coinvolti circa 20 muscoli. La punta della lingua andando dietro al palato nella cosidetta “papilla retroincisiva” o “spot palatino” spinge il bolo dapprima contro il palato e poi ancora più indietro, aiutata dal muscolo buccinatore della guancia. I muscoli elevatori mandibolari si contraggono, i denti vanno a contatto le labbra vanno in chiusura impedendo l’uscita del cibo dal cavo orale. Posteriormente il palato molle impedisce che il cibo vada in gola in maniera scoordinata (soprattutto in trachea). In questa fase, inizia un arresto della respirazione che si continua anche durante tutta la fase faringea, si distingue nettamente dalle altre in quanto la deglutizione può essere fermata e ripresa in qualsiasi momento. Quindi l’atto della deglutizione che avviene nel subconscio può tornare in qualsiasi momento sotto il controllo della volontà (fase consapevole e volontaria). Perché? Normalmente non ci facciamo caso, ma se nel nostro bolo alimentare è presente una lisca di pesce un sistema di allarme blocca la deglutizione consentendo di sputare il cibo. I muscoli della lingua spremono verso la faringe il bolo alimentare come se fosse pasta dentifricia spremuta dal suo contenitore. La porzione faringea della lingua si abbassa per favorire il deflusso del cibo nella faringe. Al di fuori del pasto la deglutizione avviene quando in bocca ci sono 1-3 ml di saliva.
  • Fase faringea  involontaria. Nel primo tratto è consapevole (abbiamo la percezione del bolo che passa). Si creano “sigilli” affinché il cibo non ritorni in bocca e non vada nelle vie respiratorie (trachea). Le sue pareti riccamente innervate mandano segnali affinché l’esofago si rilasci. In questa fase La punta della lingua resta solidamente appoggiata nella stessa posizione e i denti sono sempre a contatto. L’osso ioide si sposta verso l’alto e verso l’avanti. La bocca e i suoi muscoli partecipano quindi a questa fase.
  • Fase esofagea. II bolo, spinto verso il basso, entra nello stomaco dallo sfintere esofageo inferiore che si richiude immediatamente per impedire il reflusso gastrico. La respirazione ricomincia. Attraverso un sistema di innervazione “onde” nervose (peristalsi) mandano impulsi per far progredire il bolo nello stomaco.

Durata: la fase orale e faringea dura 0,6-1 sec. quella esofagea può durare oltre 10 sec.

 

Deglutizione durante lo sviluppo

compare tra la decima e la quattordicesima settimana della vita fetale, periodo in cui viene deglutito liquido amniotico importante per lo sviluppo delle funzioni intestinali. Infatti alla nascita la deglutizione deve già essere efficiente, dapprima solo di natura riflessa (non volontaria) regolata dal riflesso di suzione che avviene chiudendo le labbra sul capezzolo o sulla tettarella del biberon.

FUNZIONI DELLA DEGLUTIZIONE

  • i movimenti della lingua e la deglutizione riversano i microorganismi nello stomaco, dove il succo gastrico li distrugge.

Sempre il medico presta attenzione al fatto che:

1)      Non sia presente una lesione nervosa dei centri della deglutizione. È consigliabile quindi effettuare come prima battuta una visita neurologica che escluda lesioni gravi;

2)      Che un maxillofacciale escluda ostruzioni meccaniche delle vie digestive superiori;

3)      Che il gastroenterologo escluda un reflusso gastrico;

Spesso si dimentica che la deglutizione avviene in tre fasi (buccale, faringea ed esofagea) in cui non esiste alcuna pausa e l’atto deve essere considerato come un complesso unico ed armonico di movimenti nel quale, una volta che abbia avuto inizio la prima fase, le altre due seguono inevitabilmente. Se parte in disarmonia (nella fase orale) ben difficilmente potrà diventare armonica.

Di sicuro la deglutizione scorretta (dovuta ad alterata funzione del cavo orale), chiamata deglutizione atipica, è meno grave rispetto a lesioni del sistema nervoso o ad ostruzioni permanenti di faringe ed esofago. La maggior parte dei pazienti non presentano gravi lesioni ed una visita odontoiatrica presso un dentista che conosce la deglutologia (una branca specialistica dell’odontoiatria) è spesso trascurata. Rappresentano (questi pazienti) probabilmente il maggior numero di soggetti giovani con problemi alla deglutizione.

La muscolatura mimica non partecipa attivamente alla deglutizione Durante la deglutizione normale adulta si dovrebbe osservare solo il movimento della laringe che prima si innalza e poi si abbassa. Se si rendono visibili contrazioni e smorfie della muscolatura facciale, soprattutto del mentale e dell’orbicolare inferiore, si deve sospettare un disequilibrio funzionale, come nel caso della foto seguente.

 

La punta della lingua invece che appoggiarsi le palato nel cosiddetto “spot palatino” si posiziona dietro ai denti superiori od inferiori, altre volte addirittura tra le arcate dentali. I denti sono messi in una posizione determinata dal bilanciamento della spinta verso l’esterno della lingua e una verso l’interno dei muscoli buccinatori della guancia. Se la lingua non si muove in maniera coordinata è spesso presente “palato stretto“, altre volte se la punta della lingua si pone dietro i denti superiori questi “si sventagliano anteriormente” (denti sventagliati) condizione detta di seconda classe dentale. Quando la lingua spinge in maniera anomala i denti inferiori spesso c’è una situazione di terza classe solo dentale, ma spesso associata a crescita eccessiva della mandibola terza classe ossea.

La spinta della lingua contro i denti può arrivare fino a 20 N.

NON TUTTI I SOGGETTI CON DEGLUTIZIONE ATIPICA PRESENTANO MALOCCLUSIONE DENTALE.

Spesso è associata a disturbi cognitivi e/o alterazioni genetiche come la sindrome di Down.

 

Malocclusione e postura

Posted on : 06-09-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Quest’argomento ha originato discussioni infinite, posizioni e approcci diversi.

Finalmente il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ha coinvolto Enrico Garaci (Presidente delI’Istituto Superiore di Sanità) e i più bei nomi della scienza italiana per fare un’importante analisi degli studi scientifici internazionali e fare chiarezza sull’argomento.

I risultati sono scritti nei Quaderni della Salute N° 7 Odontoiatria di comunità: criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale. La tabella suesposta è pubblicata in quel lavoro.

Ne è risultato che i dolori da difetti di masticazione, possono interessare oltre che il cavo orale (articolazione temporomandibolare e muscoli masticatori) zone a distanza fino a ora impensabili. Se infatti c’è una correlazione tra seconda classe dentale e mascellare spostato in avanti, provate ad avanzare di poco la testa e a stare per 5 minuti in quella posizione. Sentirete le dita dei piedi che “si piegano” (dita a griffe o a martello).  La malocclusione dentale è, infatti, definita come la causa di dolore muscolo scheletrico più frequente dopo il mal di schiena e la più frequente causa di dolore di faccia testa e viso.

Riassumendo:

1) il ministero dice che alcuni tipi di malocclusione sono correlati al mascellare superiore avanzato (quindi tutta la testa è in avanti);

2) se proviamo a spostare la testa avanti si sentono modifiche dell’appoggio plantare;

3) se la malocclusione modifica l’appoggio plantare è difficile pensare che gli altri distretti del corpo non siano coinvolti.

Mal di testa (cefalea, emicrania) e malocclusione dentale (click mandibolare, mandibola che schiocca, bruxismo, mandibola bloccata).

Posted on : 08-06-2011 | By : Daniele | In : area medica, articolazione temporomandibolare, news dalla scienza

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a sinistra la copertina della pubblicazione.

Il Ministero della Salute insieme con l’Istituto Superiore della Sanità ha pubblicato i Quaderni del Ministero della Salute N° 7 dal titolo “Odontoiatria di comunità: criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale”. In questa pubblicazione si spiega come i disordini temporo-mandibolari (DTM) coinvolgano oltre il cavo orale altri distretti muscolo scheletrici e la principale causa di dolore della regione orofacciale compresi la testa, il viso e le strutture collegate. Il quadro è così importante che la maggior parte dei pazienti lamenta una compromissione delle funzioni e della qualità di vita. Molti sono i fattori coinvolti: traumi, stress/fattori psicologici, meccanismi centrali, bruxismo e occlusione dentale. Questa patologia è sottostimata (secondo il Ministero) ed evidentemente molti pazienti con grave compromissione della qualità della vita sono indirizzati presso altri specialisti.

Cosa fare in caso di mal di testa?

La prima cosa da fare nel mal di testa di qualsiasi tipo è una valutazione con uno specialista di neurologia, eseguendo gli esami che riterrà opportuno. Dopo aver escluso cause gravi è necessario una valutazione presso un dentista specialista in gnatologia. Quest’ultimo prescriverà (laddove necessario) il più adeguato tipo di bite dentale.

Le linee guida scientifiche internazionali  anche l’importanza di esercizi di mobilizzazione muscolare http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/

http://www.quadernidellasalute.it/quaderni-flipbook/9-maggio-giugno-2011/index.php  si può trovare il parere dell’importante comitato scientifico.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21368664

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115

 

 

Asimmetrie mandibolari.

Posted on : 08-05-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Sinonimi: spostamento mandibolare della linea mediana, deviazione laterale della mandibola, laterognazia, scoliosi facciale.

L’alterazione morfologica può essere localizzata in diverse regioni del cranio, più frequentemente colpisce la sola mandibola, che si presenta asimmetrica con spostamento laterale a destra o a sinistra del mento e della linea mediana che passa tra i due incisivi centrali.

Cause delle asimmetrie facciali:

1)      Differenze di spessore dei tessuti molli della guancia; evenienza frequente in cui i muscoli della faccia (soprattutto il massetere) lavorano in maniera asimmetrica; ne risulta uno spessore maggiore dalla parte del muscolo che lavora di più; se si mette il pollice fuori della guancia e l’indice all’interno si dice che “si pinzano” i tessuti molli interposti. In questo caso si può capire che l’asimmetria è dovuta ai tessuti molli perché si può apprezzare una differenza di spessore e di consistenza tra le due guance.

2)      Asimmetrie ossea vera dello scheletro facciale. Nella crescita la mandibola è formata da due ossa mandibolari, una destra e una sinistra, che a un certo punto della crescita si uniscono. La deviazione in questo caso è legata alla differente lunghezza ossea tra parte sinistra e destra della mandibola in una o più delle sue parti (condilo articolare, ramo e corpo). La causa di questa differente lunghezza ossea è ancora oscura.

3)      Deviazioni laterali forzate della mandibola, in cui un precontatto da un lato forza la mandibola a un tragitto deviato verso il lato opposto; è una deviazione legata a funzione scorretta della masticazione; si potrebbe chiamare anche scoliosi funzionale della faccia o asimmetria falsa.

 

La tomografia assiale computerizzata o indagine radiologica tridimensionale o TAC volumetrica è il solo esame che consente di fare la differenza tra deviazione laterale forzata della mandibola e asimmetria vera. Consente inoltre di escludere la presenza di eventuali asimmetrie significative associate della faccia e del cranio.

Dati presi da “Diagnostica per immagini in odontostomatologia radiologia e TAC” di F. Sitzmann Editore USES

Come si cura:

1.       Differenze di spessore dei tessuti molli della guancia; un muscolo di un lato ha lavorato di più ed è andato incontro ad ipertrofia. Siamo in presenza di una malocclusione che lo gnatologo deve capire e risolvere cominciando con un bite http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115 riportando la funzione in simmetria ridarà armonia facciale e curando eventuali sintomi associati di malocclusione;

2.       In caso di deviazione laterale forzata della mandibola lo gnatologo toglierà il precontatto.

3.       Nell’asimmetria scheletrica vera della mandibola se il coinvolgimento estetico è davvero un problema si deve ricorrere al chirurgo.

Nel caso d’ipertrofia dei tessuti molli è più difficile commettere errori, l’uso corretto del pollice e dell’indice che “pinzano” la guancia è di solito sufficiente per capire cosa si deve fare.

È grave errore intervenire con chirurgia senza aver fatto una TAC perché si potrebbe confondere l’asimmetria con la deviazione laterale forzata della mandibola. Dato che la causa è una malocclusione, non fare una diagnosi volumetrica tridimensionale (TAC) corretta può portare a credere che ci sia un’asimmetria ossea. Si toglierà la parte di osso che, erroneamente, si crede in eccesso aggravando la malocclusione. Nel momento in cui si staccano i muscoli dalla mandibola, poi andranno “riattaccati” e l’esperienza insegna che spesso è difficile rimetterli al posto giusto senza far venire o peggiorare il dolore.

Miti da sfatare:

1.       L’asimmetria, passata la fase di crescita, può peggiorare. Se peggiora, è solo perché cresce di volume lo spessore della guancia, oppure peggiora il precontatto. In questo caso la causa è solo una malocclusione e un intervento chirurgico può avere gravi conseguenze.

2.       L’intervento chirurgico anche in casi di dolore associato ad asimmetria è sempre risolutivo ed è l’intervento di prima scelta. La letteratura scientifica consiglia di provare prima con interventi conservativi come fisioterapia e bite.

Conclusioni

Si consiglia l’intervento solo dopo aver fatto una TAC che escluda una deviazione laterale forzata e in presenza di coinvolgimenti estetici in grado di influenzare la vita sociale del paziente.

Correlazione tra dolore cervicale (cervicalgia) e disturbo dell’articolazione temporomandibolare.

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Gnatologia clinica - News generale del 24/04/2011

L’argomento dolore al collo è ancora da approfondire, probabilmente in futuro sarà possibile affermare qualcosa con maggiore sicurezza. Oramai 15 anni fa nello studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8839465 pubblicato in una prestigiosa rivista ortopedica si correlavano i dolori del collo (cervicalgia) con dolori orofacciali, disturbi del trigemino e malocclusione dentale. I punti salienti dello studio sono:

• I pazienti con disordini temporomandibolari mostrano spesso i segni e sintomi legati ai disturbi della colonna cervicale;

• Pazienti con disturbi del rachide cervicale possono mostrare segni e sintomi relativi a disordini temporomandibolari.

• Molti autori hanno sottolineato l’esistenza di correlazioni neuroanatomiche e biomeccaniche.

Per vedere quanti studi su riviste odontoiatriche riprendono l’argomento, basta cercare su un qualsiasi motore di ricerca “Temporomandibular Disease and cervical spine disorders”. Nonostante il problema sia stato sollevato da lungo tempo, mancano tuttavia dati definitivi su quest’approccio terapeutico, anche se secondo quanto descritto dalla letteratura un consiglio si può dare. I soggetti con dolore cervicale devono recarsi da uno specialista ortopedico, per farsi prescrivere un’eventuale terapia fisica o di altro tipo. Nello stesso tempo è necessario fare una valutazione della correttezza della masticazione dentale presso uno specialista gnatologo, confezionando eventualmente un bite dentale. http://www.medicitalia.it/dtonlorenzi/news/821/Tanti-tipi-di-bite-come-sceglierlo. Sono numerosi anche gli studi che correlano il mal di testa con la malocclusione.

Per altri dolori a distanza come la lombalgia (mal di schiena) la gonalgia (dolore al ginocchio), la pubalgia, ecc. la correlazione con la malocclusione è argomento di discussione scientifica. L’opinione personale è che non tutte le lombalgie (o gli altri dolori suddetti) siano imputabili alla malocclusione, ma che la malocclusione non sia da escludere a priori. D’altra parte se è molto sospettata una correlazione tra malocclusione dentale e dolore al collo (cervicalgia), è difficile pensare che questo dolore rimanga limitato alla zona cervicale, senza estendersi ad es. in zona lombare. Nella mia esperienza personale i casi di risoluzione di dolore a distanza con bite sono stati parecchi.

 

Approfondimenti

Gnatologia, l’Articolazione temporomandibolare ATM, la mandibola che “schiocca” o click mandibolare.

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=108

Il bite

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115

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