Gnatologia e postura: il punto della situazione.

Posted on : 17-04-2017 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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AGGIORNAMENTI IN POSTURA, GNATOLOGIA E DOLORE

Il corso sarà strutturato in 2 incontri da 2 giorni ciascuno (venerdi, sabato)

Presso la sala convegni Autorità Portuale Marina di Carrara Viale Cristoforo Colombo N°6

PRIMO INCONTRO

Primo giorno 30 giugno:

9.00- 9.40 Sensitizzazione e dolore, neurofisiologia della postura. Prof. Brunelli M.

9.40- 11.00 Sviluppo del sistema visivo, ambliopia, plasticità della corteccia visiva . Dott. Matteo Caleo

11,00- 11,20 coffee break

11.20- 12.40 Riflesso trigemino cardiaco e altri riflessi trigeminali. Prof Traina G.    

12.40- 13.00 discussione.

13.00- 14.00 pranzo.

14,10- 15.00 Neurofisiologia del dolore (dolore somatoforme). Dr. Tonlorenzi D.     

15.00- 15.40 Riabilitazione in acqua. Prof. Righini G.

15.40-16.30 Scoliosi e ortodonzia. Riflessioni personali. Dr. Mc Donald F.

16.30- 16.45 coffee break.

16.45- 17.30 Dolore cronico ed ipnosi. Dott. Gay L.

17.30-18.00 Discussione.

 

Secondo giorno Sabato 1 luglio.

9.00- 9.40 Alimentazione e benessere. Dr. Fancelli A.

9.40- 10.20 Sistemi di indagine posturale. Ricchetti S. 

10.20- 11.00 Prevenzione rischio cadute. Massarenti M.

11.00- 11.10 coffee break.

11.10- 12.10 Postura ed emozioni (linguaggio corporeo). Sanna M., Fossati E. 

12.10- 12.50 Ergonomia e postura Guelfi R.

12.30- 13.00 Discussione. 

13.00-14.00 pranzo.

14.00-14.40 L’Odontorighello: il traduttore odonto-posturale. Dr. Broido P., Dr. Manelli A.

14.40- 15.20 La bioimpedenziometria. Dott. Marchini F.

15.20- 16.00 Le solette propriocettive e loro ruolo. Strazzer M.

16.00- 16.40 Propriocezione e Taping Dott. Marchini F.

17.00-17.30 Discussione.

RELATORI DEL CORSO:

Prof. Brunelli Marcello: Professore Ordinario di Fisiologia Generale e Neurobiologia Università di Pisa. F.R. Laureato con lode alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Dal 1974 al 1976 collabora con il Prof. E. Kandel ( New York University, Visiting Professor alla Columbia University. Dal 1983 al 1986 sostituisce il Prof. Moruzzi nella funzione di Direttore dell’Istituto di Fisiologia, dell’Università di Pisa. Coordinatore di progetti di ricerca nell’ambito delle Neuroscienze con:National Science Foundation – CNR, Italia – prof. A. Mauro, Full Professor della Rockefeller University (N.Y. – USA);Accademia delle Scienze Mediche di Mosca.1997-2000 Direttore del Corso di Dottorato di Ricerca in Neuroscienze di Base sede unica Università di Pisa.2004-2008. Autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.  

Dott. Matteo Caleo: Laurea in Scienze Biologiche alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1994. Sempre presso la Scuola Normale, ha svolto il perfezionamento (PhD) e il post-dottorato in Neurobiologia, lavorando con il Prof. Lamberto Maffei. Ha inoltre lavorato per brevi periodi all’Università di Oxford (Inghilterra; Prof. V.H. Perry) e all’Università di Yale (Stati Uniti; Prof. P. De Camilli). Dal 2001, è ricercatore presso l’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa; Primo Ricercatore dal 2007, nel 2010 Dirigente di Ricerca. Aree di ricerca: sviluppo e la plasticità del sistema nervoso, in condizioni fisiologiche e patologiche (epilessia, ictus, tumori cerebrali).https://www.youtube.com/watch?v=z1i_YAx8Cfo al minuto 11 e mezzo c’è una simpatica presentazione.   

Prof. Giovanna Traina: Laurea in scienze biologiche (con lode) Università Pisa Università degli Studi Perugia. Dottorato di Ricerca in Fisiologia presso l’Università degli Studi di Firenze. Specializzazione in Scienza e Tecnologia Cosmetiche, cum laude, Università di Siena. Docente titolare degli insegnamenti di Fisiologia nei Corsi di Laurea Magistrale in Farmacia e in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche Università di Perugia. Ha trascorso periodi di ricerca presso l’INSERM, Centre Paul Broca, a Parigi, in collaborazione con il gruppo del Dr. J. Epelbaum e presso il Max-Planck Institut für Medizinische Forschung, Abteilung Zellphysiologie di Heidelberg (Germania) nell’Unità di Biologia Molecolare del Premio Nobel Prof. B. Sakmann, in collaborazione con il Dr. V. Witzemann. 

Dr. Francesco Mac Donald. Spec.in Ortopedia e Traumatologia. Patologia e Chirurgia vertebrale. Dirigente c/o Istituto Gaĺeazzi Mi. Humanitas Cellini To. Già Responsabile delle patologie Neuro – Muscolari c/o.CTO M.Adelaide To. Eurospine Member..    

Dr. Daniele Tonlorenzi: Dentista gnatologo. Libero professionista Ha collaborato con il Prof. Giulio Jori Università di Padova argomento fotobiologia http://www.danieletonlorenzi.it/area-medica/terapia-fotodinamica/ Area di interesse attuale http://www.medicitalia.it/news/gnatologia-clinica/5425-bocca-aperta-aumentare-ossido-nitrico-molecola-meraviglie.html 

Prof. Giuseppe Righini: Laureato in Scienze Motorie, Pedagogia, Fisioterapia. Docente di S. Motorie CDL UCSC Milano e UNILUDES CDL in Fisioterapia. Diploma di osteopata Roma. Presidente Associazione Italiana Allenatori di calcio Provincia di Monza Brianza e Sondrio. Coordinatore Tecnico della Scuola Regionale dello sport del CONI di Monza e Brianza. Delegato del Comitato Italiano Paralimpico. Docente Settore Istruzione Tecnica della Federazione Italiana Nuoto. Libri pubblicati: “Mister voglio giocare a calcio”. “Manuale di sopravvivenza acquatica per mamma e papa’”. “Mi alleno nuotando con stile”. Libri in pubblicazione “Il calcio al femminile.” Editore Martina.

Dr.Paolo Broido: Medico-chirurgo odontoiatra, libero professionista, diploma di medico-dentista presso la Confederazione Svizzera (Mebeko). Perfezionato in terapia funzionale delle disgnazie. Ideatore dell’ ”odontorighello”. Presidente e socio fondatore dell’Associazione culturale Aequabilitas Scienze, Cultura e Sport.  

Dr. Alessandro Manelli: Medico chirurgo, specialista in fisiatria alla ASL1 imperiese dal 2006. Nel 2016 ha ottenuto il titolo di “Cultore della materia in Anatomia Umana Normale” presso la scuola di Medicina dell’Università dell’Insubria, dove insegna come docente a contratto nel Corso Integrato di “Anatomia Umana Normale” al Corso di Laurea in Fisioterapia. Docente di “cinesiologia e neuroriabilitazione” all’Università di Genova, Corso di Lasurea in Fisioterapia. Socio fondatore dell’Associazione “Aequabilitas, scienza e cultura del movimento”. Autore di numerose pubblicazioni.

Dott.ssa Maria Assunta Fancelli: medico specialista in scienza dell’alimentazione umana, omeopatia, omotossicologia, medicina regolatoria funzionale e medicina estetica. 

Dott.ssa Elena Fossati: laureata in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica Master in “Sistemi sanitari medicine tradizionali e non convenzionali”. iscr. Reg n. 51/2000 di DanzaMovimentoTerapeuta APID. Socia Associazione Onlus Medicina Centrata sulla Persona, Ente Morale.

Dott.ssa Mila Sanna: Laurea in Psicologia, psicoterapeuta, Danza Movimento Terapeuta e arteterapeuta. Conduce gruppi per disturbi d’ansia, alimentari e somatoformi, e per problematiche affettive e relazionali (di coppia, genitori/figli), disturbi legati all’immagine corporea.. Presidente APID (Associazione Professionale Italiana Danza Movimento Terapeuti)

Dott. Lorenzo Gay: Laurea in fisioterapia, si occupa di Terapia Manuale, osteopatia, chiropratica, esercizio terapeutico, sport. Counsellor Professionale (Operatore professionale nella Relazione d’Aiuto ad indirizzo Ipnologico Costruttivista). Ipnotista-Ipnologo con applicazione specifica in Fisioterapia (dolore) e Counselling. Operatore Olistico. Docente in corsi di Specializzazione Post Laurea in Fisioterapia. Fondatore, Operatore e Formatore (in ognuno dei campi costituenti) del Life Evolution System (www.lifeevolutionsystem.it)

Dott. Fabio Marchini: Laureato in Scienze Motorie (con lode) iscritto all’unione Nazionale Chinesiologi (UNC) nella quale è docente, osteopata, si occupa di Taping. Docente Coni in metodologia dell’allenamento e insegnamento di ginnastica posturale.    

Dott. Raul Guelfi: Laurea in Osteopatia Clayton University – Missoury – U.S.A. Diploma di Tecnico di Posturometria Università di Siena. Laurea in posturometria Università Jean Monnet – Bruxelles (110 con lode). Master II° Livello – “Neurofisiologia e patologia delle Posture statiche e dinamiche” Università di Pisa. Docente di Postura e di Ergonomia Seconda Università di Napoli, Università di Firenze.Università di Verona, Società italiana di ergonomia. Libro pubblicato: “Ergonomia nelle scuole” edizioni Nuova Cultura per Università La Sapienza Roma.   

Stefano Richetti. Diploma di Tecnico di Posturometria Università di Siena. Presidente AITP Associazione Italiana Tecnici di Posturometria – www.posturometria.com Responsabile Postural Health Center – Gruppo lavoro e ricerca – www.posturalhc.eu Operatore Professionale Shiatsu iscritto Fisieo e ROS – Registro Operatori Shiatsu www.fisieo.ithttp://stefanor14.wixsite.com/sricchetti-shiatsu

Max Strazzer: Ciclista profession ista dal 1991 al 2004 Campione del mondo anno inseguimento a squadre. 2012 Registrazione metodo Strazzer con sistema Gebiomized. Collabora con Università Roma 3 Bioingegneria per costruzione sistema I Ped, ergometro per la misura dell’ efficienza della pedalata. Da Settembre 2005 acquisizione strumentazione tedesca Gebiomized per la valutazione del movimento senza vincoli. Diploma di Tecnico di Posturometria Università di Verona. Collaborazione con Centro Atlante Verona.   

Marco Massarenti: laurea in osteopatia Università di Lugano (CH) e Università Europeenne Jean Monnet di Bruxelles. Convocato dalla UEFA come terapista sportivo per le partite di Coppa dell’internazionale calcio giocate a Milano. Vicepresidente Nazionale Sanità e Welafare Unimpresa.

Costo euro 250 entro il 20 maggio, iscrizione in data successiva euro 300.

Iscrizioni onlinedrtonlorenzi@gmail.com oppure Fabio80,marchini@libero.it

Iscrizioni telefoniche 058553075.

Stretching mandibolare contro il dolore e Wellness (benessere) in odontoiatria

Posted on : 27-09-2012 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Il Tuo paziente fa fatica a rimanere a bocca aperta?

Hai dolore ai muscoli della masticazione? Ogni volta che vai dal dentista sei stressato/a e fatichi a rimanere a bocca aperta?

Hai già provato diversi bite e non riesci a controllare il dolore? Forse degli esercizi di stretching mandibolare Ti possono aiutare, senza sostituire comunque il professionista.

La riduzione della dimensione verticale dei denti, il bruxismo e i disordini temporomandibolari sono associati a contrazione dei muscoli della masticazione, usura dei denti (o loro perdita) e tutte le manifestazioni legate allo stress. Allungando i muscoli della masticazione (stretching), non alla massima apertura, si ottengono effetti opposti. Questo effetto si può avere sia con lo stretching statico che con quello dinamico.

Talvolta inoltre il paziente che si presenta alla nostra osservazione ha un dolore così forte, che registrare un rapporto tra i denti superiori ed inferiori risulta difficile. Per facilitare il compito alcuni esercizi di stretching da far fare a casa al paziente possono essere di grande aiuto. Anche in caso di lussazione del disco articolare (dire lussazione mandibolare in questo caso non è corretto) il dispositivo può essere di aiuto. Si intende lussazione quando c’è una separazione completa delle superfici articolari con fissazione in una posizione anomala. La lussazione del condilo della mandibola avviene per di più anteriormente, ed il condilo perde ogni rapporto con la fossa articolare del mascellare e si posizione al davanti dell’eminenza articolare. Il ritorno nella posizione normale non può avvenire spontaneamente.

L’esercizio si effettua stabilizzando la fronte e facendo una pressione molto lieve sulla mandibola inferiore. Ogni manovra in presenza di dolore va fatta con molta circospezione, dapprima per pochi secondi, poi si interrompe, in assenza di dolore si può gradualmente aumentare il tempo dell’esercizio.

In presenza di dolore si sconsiglia di effettuare movimenti di lateralità senza il controllo medico.

 

 

Lo stretching mandibolare con l’ausilio di dispositivi manuali.

Un aiuto alla terapia: lo stretching mandibolare dinamico, “Benessere e wellness in odontoiatria”.

 

Il therabite

 

 

Questo dispositivo si chiama TheraBite®, informazioni al sito commercializzato da Atos Medical

http://www.atosmedical.com/en-us/For_professionals/Focus_areas/Mouth_and_Jaw/The_TheraBite_System.asp

 

Lo “spring device”

è a disposizione in unica misura studiata per non indurre stress e dolore articolare.

Nella figura si vede il dispositivo “spring device” ® composto da una lamina di acciaio chirurgico piegata ad ansa,  la superficie di appoggio dei denti è ricoperta da silicone che aderisce tramite un biadesivo, entrambi alimentari.  Lo “spring device” sfrutta le caratteristiche elastiche dovute alla crudescenza del metallo stesso, per stirare i muscoli elevatori della mandibola, una volta inserito tra le arcate dentali. Esprime la sua forza in estensione mandibolare attraverso il meccanismo di molla semplice compressa. Tale forza induce una costante apertura della bocca ed è trasmessa ai denti da  una base per supporto dentale ricoperta in silicone alimentare. Ho utilizzato indifferentemente il dispositivo sia passivamente,  lasciando il soggetto a bocca aperta, che attivamente, facendo “masticare” lo “spring device”. I risultati sono stati ottimi. Commercializzato dada info@quasardental.com - Tel. +39 345 8987827

Website: www.quasardental.it – www.quasardental.com

Indicazioni e controindicazioni dei due strumenti sono simili

Una semplice telefonata rende il prodotto più comodo, la sua costruzione in acciaio chirurgico lo rende autoclavabile e riusabile.

 Nel caso di pazienti privi di denti (edentuli) o con un numero limitato di denti, è possibile appoggiare la basetta sulle protesi, mobili o rimovibili. Nel caso di bambini, il dispositivo non è controindicato. Seguirli nel corretto accoppiamento tra basetta e dispositivo. Nel caso si applichi il dispositivo in soggetti con handicap, questi vanno seguiti con attenzione nello svolgimento degli esercizi.

ATTENZIONE:

  • Le basette di appoggio dentale o parti di essi che non sono state ben accoppiate con il dispositivo potrebbero ostruire la respirazione, assicurarsi pertanto che siano ben fissate al dispositivo metallico.
  • Nel caso che durante gli esercizi compaia dolore interrompere.

Indicazioni

I due dispositivi sono indicati in:

  1. Difficoltà di apertura della mandibola (trisma o ipomobilità) perché induce l’allungamento dei tessuti connettivi mobilitando le articolazioni e allungando interamente i muscoli.
  2. Presenza di bruxismo e/o serramento dentale.
  3. Riduce il dolore e l’infiammazione dei muscoli e dell’articolazione stessa, riducendone il gonfiore.
  4. La mobilitazione dell’articolazione indotta dal dispositivo ha effetti benefici nei disturbi articolari. Il movimento è necessario per prevenire la degenerazione della cartilagine, lo strato tissutale che riveste la maggior parte delle superfici articolari.
  5. In caso di necessità di registrare un rapporto tra le arcate dentali;
  6. Applicazione di forze asimmetriche (es. estrazioni dentali);
  7. L’esercizio di stretching può inoltre offrire dei vantaggi terapeutici, specie nel periodo post-operatorio.
  8. Ortodonzia in soggetti con dolore. Si sconsiglia comunque di iniziare tale trattamento in presenza di dolore.

 

Indicazioni odontoiatriche

 

Il dispositivo è adatto nei casi in cui si voglia rilassare la muscolatura del paziente in previsione di:

  1. Aumentare l’apertura della bocca, facilitando il paziente (e l’odontoiatra) a sottoporsi ad una seduta di lavoro lunga (es. implantologia guidata).
  2. Necessità di registrare un rapporto tra le arcate dentali in soggetti con i muscoli contratti.
  3. Applicazione di forze asimmetriche (es. estrazioni dentali)
Lo stretching mandibolare può essere usato anche nella terapia dei disordini temporomandibolari come si legge in

 

Wellness in odontoiatria

La ginnastica mandibolare è una potente tecnica antistress che favorisce uno stato di benessere ed equilibrio psicofisico. La stimolazione propriocettiva del sistema trigeminale, che si ottiene con questo dispositivo, è molto più efficace di quella effettuata stringendo ripetutamente la più conosciuta pallina antistress.

Metodo d’uso

Il dispositivo può essere usato sia in maniera statica (tenendo la bocca aperta) che dinamica (masticando). Si consiglia di provarlo in entrambi i modi e di utilizzare quello più confortevole per il soggetto.

Controindicazioni

Non deve essere utilizzato da pazienti con problemi ossei della mascella o della mandibola es.:

  1. Frattura, anche sospetta della mascella o della mandibola;
  2. Infezioni (osteomielite);
  3. Danni da osteoradionecrosi.

In questi casi l’utilizzo deve essere prescritto da un medico competente della metodica. Anche in assenza di dolore ai muscoli della masticazione si consiglia di utilizzare il dispositivo per pochi minuti, partendo ad esempio da due e aumentando gradualmente. Interrompere la terapia in caso di comparsa di dolore, riprendere gli esercizi gradualmente dopo un breve periodo di tempo.  Prima di utilizzare il dispositivo escludere la presenza di problemi dentali:

  1. denti anteriori rotti (può in questo caso facilitare la rottura), da valutare comunque che la forza applicata sul dispositivo non è superiore a quella esercitata durante la masticazione di normali cibi duri (es. pane o carne).
  2. Nei soggetti con protesi fissa cementata con cemento temporaneo questa, si può decementare (staccare).
  3. In presenza di denti con grosse ricostruzioni già danneggiate queste potrebbero rompersi.
  4. Valutare la stabilità di protesi ceramiche fisse (ponti dentali) eventualmente presenti.

Attenzione in caso di presenza di malattia parodontale (denti mobili).

Commercializzato da

da info@quasardental.com - Tel. +39 345 8987827 Website: www.quasardental.it – www.quasardental.com

 

 

Poi costruire un buon bite sarà più

 

semplice. 

 

http://www.danieletonlorenzi.it/?s=corso+gnatologia&x=0&y=0

 

 

Ricordarsi che nessun dispositivo può sostituire

 

l’odontoiatra.

 

 

Tutto sul dolore (misurare il dolore), le scale monodimensionali e le multidimensionali.

Posted on : 29-05-2012 | By : Daniele | In : dolore

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Definizione di Dolore

 

“Esperienza spiacevole, sensoriale ed emotiva, associata ad un danno tissutale, reale o potenziale, o descritta come tale”. (Merskey, 1964; IASP, 1979)“.

l termine dolore si assegna a tutti i tipi di esperienze spiacevoli.  In realtà è coinvolta la memoria di passate esperienze dolorose, influenze psicologiche come il livello di stress, il tono dell’umore, l’attesa della terapia, lo sperare di guarire.

Si tratta quindi del risultato di un’elaborazione dell’encefalo

Malow RM. The effects of induced anxiety on pain perception; a signal detection analysis. Pain 1981; 11:397- 405.

Il dolore rappresenta una degli aspetti più importanti della malattia, quello che compromette di più la qualità della vita, con sofferenze, psicologiche,  fisiche e sociali davvero importanti. Ogni qualvolta si presenta all’osservazione del professionista un paziente con dolore si può:

  • inquadrare come riacutizzazione di una patologia nota;
  • rappresentare la cronicizzazione di una patologia presente da lungo tempo;
  • essere il primo episodio di una patologia da studiare e diagnosticare.

Il dolore acuto

 

è transitorio, rappresenta un campanello d’allarme di un danno tissutale di organo e si riduce nel tempo. E’ un sintomo di malattia, spesso il primo, un campanello d’allarme che indica il possibile rischio di perdita di integrita’ psico-fisica. Funzione come una sentinella che aiuta a fuggire dai pericoli che possono insidiare la sopravvivenza.

La qualità del dolore può essere raccontata con diversi aggettivi:

Caratteristica importante è la sede di comparsa del dolore e dove si irradia.

Quando il dolore ha queste caratteristiche ci si deve rivolgere al medico con sollecitudine

  •  se è insorto da poco tempo, specie se con intensità importante;
  • è peggiorato bruscamente in maniera inspiegabile rispetto al normale decorso della malattia;
Se il dolore è presente da molto tempo ed è già stato analizzato da molti specialisti possiamo cercare con tranquillità cose diverse (es. malocclusione, alterazioni della postura, ecc.).

L’esordio può essere acuto o insidioso, l’evoluzione rapida, lenta o lentissima

 

Importanza dell’anamnesi

 

  • da quanto tempo è presente;
  • la sede di partenza, come si è modificato e come si irradia;
  • come descrive il proprio dolore;
  • se ci sono sintomi associati: es. vertigini, nausea, stanchezza, pallore, altri dolori, sudorazione;
  • se è collegato a clima (metereopatia), al movimento, se è presente a riposo, se correlato a cibi o emozioni;
  • se la pressione sulla sede di dolore migliora o peggiora l’intensità;
  • se con il sonno o il riposo passa, se impedisce o meno di dormire;
  • se un dolore simile si è già presentato un dolore simile, quanto è durato; è regredito spontaneamente o ha assunto farmaci
  • se è regredito spontaneamente o ha assunto farmaci (che risultati hanno ottenuto).

Le scale di valutazione monodimensionali

 

il problema della misurazione si è presentato già dal dal 1975 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1235985 e questo lavoro rappresenta una pietra miliare nella storia della misurazione del dolore. Altro lavoro interessante è  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7267140

Sono strumenti validati e condivisi per una valutazione dell’evoluzione della malattia, della efficacia della terapia e dell’operato del professionista. Sono inoltre un utile scambio di informazione qualora un paziente sia sottoposto a trattamento interdisciplinare. sono in grado di rendere la valutazione indipendente da stato di ansia, euforia e depressione del paziente. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6625135

 

Le scale che qui trattiamo sono soggettive, o self-report (fai da Te) attraverso una valutazione del dolore con indicatori che divengono punteggi numerici o aggettivi qualificativi che indicano la severità del dolore (assente, medio, atroce, ecc.) correlabili alla sua severità

Per descrivere l’intensità si ricorre a diverse scale (cliccare sopra immagini per vederle per intero):

NRS (Numeric Pain Intensity Scale)

Scala di valutazione numerica (“indichi con una crocetta su questa scala graduata da 0 a 100 quanto è forte il suo dolore.

 

VAS (Visual Analogue Scale)  Scala analogica visiva (VAS) indichi con una crocetta su questa scala da 0 (assenza di dolore) a 100 (massimo dolore possibile) quanto è forte il Suo.

 

VDS (Verbal Descriptor Scale).

1)      Scala di valutazione verbale, si chiede di far indicare al paziente con una crocetta la parola che meglio esprime il suo dolore.

un’altra scala verbale richiede di classificare il proprio dolore con i seguenti aggettivi: assente, lievissimo, moderato, media entità, forte, atroce.

2)      Scala cromatica dei grigi

 

Numeric pain intensivy scale

Considera sia le scale descrittive verbali che numeriche

 

0-100 Numeric Pain Intensity Scale

 

Happy  Face Pain Rating Scale si usa nei bambini piccoli che non sono ancora in grado di descrivere bene il dolore. Sono meno precise.

 

Tra le scala algometriche (che misurano il dolore) si preferisce usare di solito quella fatta da indicatori  numerici perché consentono una misura più precisa e confrontabile a distanza di tempo per valutare l’efficacia della terapia e l’andamento del dolore nel tempo.

Questa descrizione fa una fotografia dell’intensità del dolore in quel momento, ma è assai limitativa per descrivere il fenomeno .

Oltre all’intensità di quel momento si devono analizzare altre caratteristiche che cambiano a seconda delle diverse patologie:

  • Caratteristiche dolore: generalizzato, mal localizzato, profondo; oppure preciso, localizzato superficiale;
  • Se il dolore è in sede articolare valutare se è presente anche, tumefazione o tumor (molle o dura), rubor o rossore, riduzione della funzione articolare o functio lesa;
  • Andamento circadiano (presente al risveglio? Alla sera? Dopo mangiato? Alla lettura? ecc)
  • la sua comparsa con il riposo o il movimento; eventuale insorgenza notturna.
Un’altra caratteristica da tener presente è l’andamento del dolore:

1) andamento intermittente quando tra un episodio e l’altro non c’è dolore;

La linea nera indica l’assenza di dolore. Tra un episodio e l’altro non c’è dolore.

2) andamento remittente

Su un dolore di base compaiono picchi di peggioramento.

3) dolore continuo

Il dolore si mantiene su livelli elevati per lungo tempo, fino a diventare cronico (dopo 3 mesi). 
I periodi di remissione possono quindi essere totali o parziali.


È importante sapere se:

  • si aggrava con il movimento o se si manifesta anche a riposo;
  • è associato a rigidità mattutina e quanto dura;
  • se durante il riposo si attenua o scompare
Obiettivi da inseguire durante la terapia del dolore:
a)      Troppo spesso i pazienti non hanno una diagnosi della malattia di base.
b)      Corretto trattamento del dolore, spesso il professionista che tratta il dolore non è aperto a nuove terapie. 
Il tipo di dolore e la sua durata inducono stress e depressione che aumentano la sofferenza, 
approfondire su http://www.danieletonlorenzi.it/?p=832.
 Limiti delle scale monodimensionali
I limiti delle scale della misurazione del dolore sono evidenti. Per "misurare" il dolore si è posta l’attenzione 
sulle sensazioni del paziente (dati soggettivi) piuttosto che sullo stimolo doloroso, l’autodescrizione è un 
metodo impreciso.
D'altra parte anche misurare eventuali modifiche della soglia del dolore è assai complesso per altri versi e 
spesso è spesso impossibile, data la presenza di situazioni in cui lo stimolo nocicettivo è assente, come 
nell’arto fantasma o nella nevralgia del trigemino.

 

Il dolore  cronico,

 

Il dolore acuto ha funzione di sentinella e di allarme. Il dolore cronico perde il suo ruolo di "campanello di allarme per proteggere l'organismo
da un danno diventando una malattia a se. Il concetto di dolore cronico si è evoluto nel tempo. 

Inizialmente si diceva cronico quando il dolore perdurava oltre 3-6 mesi. Attualmente alcuni lo chiamano "cronico"
quando la causa che lo genera non è risolvibile. Personalmente aggiungerei che il dolore è cronico quando la causa che lo genera 

non è risolvibile oppure non è stata ancora diagnosticata. Se si cerca “celiac disease AND pain” su un qualsiasi motore di ricerca si potranno vedere le correlazioni. E’ noto a tutti quanto la celiachia sia sottostimata e quindi in questi casi parliamo di dolore cronico ma la diagnosi non era stata fatta.

Causa sofferenza cronica, invalidante, umiliante che non permette al paziente di vivere, sperare, pensare, 
fare vita sociale. Definire (misurare) il dolore è assai complesso e sono presenti spesso definizioni superate, una delle quali è che
ci si trovi di fronte al cronicizzarsi di un dolore acuto. " il dolore è cronico non perché dura da tanto tempo ma perché 
la sua causa non è risolvibile." Un interessantissimo libro tratta l'argomento ed è un piacere citarlo per la serietà con cui 
il tema viene trattato http://marcofilippini.it/wp-content/uploads/2014/11/LIBROBIANCO_DOLORE_CRONICO.pdf
Quello che fa soffrire di più il soggetto, è una sofferenza prolungata capace di cambiare radicalmente 
le abitudini di vita e di causare danni psicologici significativi. Si è calcolato che colpisca circa il 25-30% 
della popolazione rappresentando una priorità per i suoi costi sociali.
Il problema grosso è che questi malati sono depressi ed ansiosi per la presenza del dolore da lungo tempo, 
senza che riescano a “vedere una via di uscita”. Spesso si legge che va trattato il dolore quando accompagna 
una patologia nota, che causa il dolore stesso. Si tende inoltre a inviare spesso dallo psichiatra il soggetto 
che presenta sintomi di depressione ed ansia, come se non fosse naturale conseguenza di lunghi periodi di dolore
e assenza di diagnosi. Considerazioni personali su questo aspetto si possono leggere su 
http://www.danieletonlorenzi.it/?p=832 Raramente si considera che il dolore è anche un'esperienza emozionale 
che può dare un grave sconforto. L'insonnia, la paura, la tristezza, l'ansia, l'astenia,  l'isolamento e 
la depressione abbassano la soglia del dolore. Migliorare il tono dell'umore, il sonno, ascoltare 
il soggetto con dolore fa alzare la soglia individuale del dolore (il soggetto trae beneficio).
Questi errori originano dal "dualismo cartesiano" dove la res cogitans (dimensione psichica e spirituale) 
res extensa (dimensione materiale) sono due cose distinte. Secondo Cartesio (e molti ai nostri giorni)
i due aspetti andrebbero studiati da persone con competenze diverse. Allora religiosi e medici, al giorno 
d'oggi psicologi e medici. Nulla di sbagliato se il loro lavoro è di team, grave errore quando il permanere 
del dolore da lungo tempo causa ansia e depressione ed il malato viene curato solo dallo psicologo/psichiatra, 
considerando il corpo separato dalla psiche e curando solo l'aspetto psicologico trascurando la patologia di 
base che ha "innescato" il quadro clinico.
"In conclusione, il paziente che presenta dolore da tanto tempo ha una qualità di vita peggiore e una maggiore 
incidenza di disturbi di salute mentale e il rischio cardiovascolare. Il costo medio annuo associato a questa patologia
è quasi tre volte superiore a quello dei pazienti senza dolore cronico." Le parole citate tra virgolette sono prese dallo studio
Morales-Espinoza EM, et Al. COMPLEXITY, COMORBIDITY AND HEALTHCARE COSTS ASSOCIATED WITH CHRONIC WIDESPREAD PAIN IN PRIMARY CARE. J. Pain

Le scale di valutazione multidimensionali.

 


È necessario quindi ricorrere a strumenti di misura che consentano una valutazione dell’impatto che il dolore
ha sulla vita quotidiana. La prima scala “multidimensionale” è stata il Wisconsin Brief Pain Questionnaire
(Cleeland 1983) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6646795 diventato successivamente Brief Pain Inventory ( BPI)
scritto da Cleeland 1994 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8080219
Ha le caratteristiche di essere assai semplice e comprensibile, la sua somministrazione è semplice e veloce,
può essere usato in un gran numero di pazienti. Si calcola che il tempo necessario per la valutazione sia di
soli 15 minuti.
Si presenta una linea orizzontale come scala numerica che va da 0 (assenza di dolore) e 10 (massimo dolore immaginabile) in cui si misura l’intensità del dolore (cliccare sull'immagine per espanderla):

  1. delle ultime 24 ore;
  2. del peggiore;
  3. del più lieve;
  4. di quello medio;
  5. quello del momento in cui si effettua il test.

Sede del dolore 

Segnare la sede del dolore su disegni del corpo umano.


Altre sette domande su scala numerica con 0 assenza di interferenza e 10 massima interferenza possibile.
Quanto cioè il dolore interferisce con i vari aspetti della vita:
  1. l’attività generale;
  2. l’umore;
  3. abilità a camminare;
  4. l’attività lavorativa;
  5. il sonno;
  6. i rapporti sociali;
  7. il gusto di vivere.
“Nulla è così facilmente sopportabile come il dolore degli altri”
François de La Rochefoucauld

CONSIDERAZIONI PERSONALI ALLA CLASSIFICAZIONE DEL DOLORE
Si legge "il dolore è cronico quando la causa che lo ha generato non è più risolvibile", ma alcune domande sono spontanee:
  1. prima era risolvibile e non è stata fatta la diagnosi nella “finestra di tempo utile?”.
  2. Quanto dura “la finestra”?
  3. Se la diagnosi (della causa primitiva) era complicata all’inizio è possibile che nel tempo il soggetto non abbia ancora avuto la corretta diagnosi?
In letteratura si legge: "Recent studies suggest that migraine may be associated with gastrointestinal (GI) disorders,
including irritable bowel syndrome (IBS), inflammatory bowel syndrome, and celiac disease."
Questo studio DICE che spesso l'emicrania è associata a disturbi gastrointestinali.

van Hemert, Breedveld AC, Rovers JM, Vermeiden BJ, Smits MG, de Roos NM. Migraine associated with gastrointestinal disorders:

review of the literature and clinical implications. Front Nueurol 2014 Nov. Quante volte il soggetto con emicrania andando dal neurologo si è sentito fare domande sulla propria funzionalità gastrointestinale? ….. se un soggetto va da tanti neurologi che (talvolta) non chiedono nulla del funzionamento gastrointestinale del paziente. Se questi ha l’emicrania per anni (non avendo riconosciuta la causa) si tratta di dolore acuto o cronico? Chi si occupa di terapia del dolore deve approcciare in maniera globale il paziente che ha davanti. La presenza di disturbi gastrointestinali è una realtà (talvolta subdola) con cui il professionista deve fare i conti. La celiachia negli ultimi anni è salita prepotentemente alla ribalta http://www.celiachia.it/public/bo/upload/aic%5Cdoc/CN_6.pdf e attualmente ci si trova a fare i conti anche con l’intolleranza al glutine non celiaca e i suoi rapporti con il dolore difficilmente trattabile andranno ancora approfonditi. Per leggere la classificazione internazionale delle cefalee andare su http://ihs-classification.org/it/02_klassifikation/01_inhalt/ nelle cefalee secondarie al capitolo 11 si legge: “Cefalea o dolori facciali attribuiti a disturbi di cranio, collo, occhio, orecchio, rinosinusite, denti arcate dentarie e strutture correlate, cefalea o dolori facciali attribuiti a disturbi dell’articolazione temporomandibolare (ATM). Lettore con emicrania che sei andato dal neurologo, quante volte ne hai visto uno che indagava se l’emicrania è dovuta a patologia dentaria OPPURE a disordine temporomandibolare (ATM)?

Chronic Pain Grade Scale

Si accenna per completezza anche a questa scala segnalando che alcuni valori utilizzati nel punteggio di disabilità sono stati adattati dalla Multidimensional Pain Inventory che sembra essere di più facile valutazione e che indaga all’incirca le stesse cose.

è una “doppia scala di valutazione” che misura la gravità del dolore cronico in tutte le situazioni (muscoloscheletriche, temporomandibolari, cefalee, ecc.) prendendo in considerazione intensità del dolore (Chronic pain grade questionnaire CPG) e la disabilità da esso indotta (Functioning Disability and Health ICF)I pazienti vengono classificati in 5 categorie che vanno da 0 (assenza del dolore) a IV (alta disabilità gravemente invalidante). I risultati si hanno sia attraverso domande che fa l’operatore che attraverso schede che il paziente compila da se (autosomministrate).

La categoria viene assegnata a secondo delle risposte alle 7 seguenti domande:
  1. Come classifichi il tuo dolore in questo momento su una scala da 0-10 con 0 assenza di dolore e 10 il massimo dolore pensabile?
  2. Negli ultimi 6 mesi, come hai valutato l’episodio di dolore massimo su una scala 0-10 valutata come sopra?
  3. Negli ultimi 6 mesi, ccome hai valutato il dolore medio su scala 0-10?
  4. Quanti giorni negli ultimi 6 mesi non siete stati in grado di effettuare le vostre abituali attività (lavoro, scuola, lavori domestici) per questo dolore?
  5. Negli ultimi 6 mesi, quanto questo dolore ha interferito con le attività quotidiane su una scala 0-10 dove 0 è ‘nessuna interferenza’ e 10 è ‘massima interferenza’?
  6. Quanto negli ultimi 6 mesi, questo dolore ha ridotto/impedito la sua capacità di prendere parte alle attività ricreative in famiglia e sociali, dove 0 è ‘nessun cambiamento’ e 10 è ‘cambiamento massimo’?
  7. Come ha questo dolore negli ultimi sei mesi ha cambiato la capacità di lavorare (tra cui i lavori domestici), dove 0 è ‘nessun cambiamento’ e 10 è ‘cambiamento massimo’?
 Punteggio

Le valutazioni si fanno attraverso tre sottoscale:

  • punteggio dell’intensità del dolore, che varia da 0-100, è calcolato come intensità media tra il dolore peggiore e il dolore medio riportato;
  • il punteggio di invalidità, che varia da 0-100, è calcolato come media valutazione per difficoltà a svolgere ogni giorno, le attività sociali e di lavoro;
  • Punteggio di invalidità, che varia da 0-3, somma il punteggio di disabilità con il numero dei giorni in cui il soggetto è stato disabile.

Meriti e demeriti

È uno strumento valido e affidabile che si compila facilmente (in meno di 10 minuti) consentendo la valutazione del dolore cronico, l’analisi dei cambiamenti qualitativi nel tempo (se il test viene ripetuto). Valuta inoltre l’impatto del dolore sulla vita quotidiana sulle attività sociali e di lavoro.

 

Una versione italiana è stata sviluppata per valutare la gravità nei pazienti con dolore cronico Salaffi FF, Stancati AF, Grassi W. Reliability and validity of the Italian version of the Chronic Pain Grade questionnaire in patients with musculoskeletal disorders. Clin Rheumatol 2006;25:619–31

Sviluppo

Le interviste sono state condotte con pazienti di cure primarie con il mal di schiena, mal di testa, e il disordine temporomandibolare. 



Dr. Daniele Tonlorenzi dentista Massa Carrara

Per maggiori informazioni contattami http://www.danieletonlorenzi.it/contattami/

Il dolore cronico e il dolore ATM (temporomandibolare).

Posted on : 13-03-2012 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Dolore all’articolazione temporomandibolare e sintomi correlati

Secondo il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanita’  i disordini temporo-mandibolari (DTM) coinvolgano oltre il cavo orale altri distretti muscolo scheletrici e sono la principale causa di dolore della regione orofacciale compresi la testa, il viso e le strutture collegate. Questa patologia è sottostimata (sempre secondo il Ministero) ed evidentemente molti pazienti con grave compromissione della qualità della vita sono indirizzati presso altri specialisti. http://www.quadernidellasalute.it/download/download/7-gennaio-febbraio-2011-quaderno.pdf  La cervicalgia è spesso correlata a malocclusione dentale http://www.danieletonlorenzi.it/?p=169 così come la cefalea http://www.danieletonlorenzi.it/?p=449 In caso di riduzione di apertura della bocca e/o movimenti asimmetrici tra parte destra e sinistra, dolore e/o affaticamento dei muscoli masticatori o rumore all’articolazione temporomandibolare, sono presenti dolori atipici come cefalee, dolori facciali, cervicali, della spalla, ecc http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

 

 Generalita’ sul dolore

Molti pazienti soffrono di dolore cronico da molto tempo, spesso non sono ne ascoltati ne compresi dal medico di famiglia e dalle persone vicine. Sta succedendo qualcosa che il paziente  non riesce a capire, si sente “compatito” da chi gli sta intorno e dai medici che lo visitano, spesso non credono al suo dolore. Depresso? Forse…. Chi non lo sarebbe se da molto tempo soffre così tanto da avere compromessa la qualità della vita?  Frustrato e sfiduciato di sicuro. Capire il meccanismo alla base del dolore è difficile anche se la letteratura scientifica abbonda di studi e linee guida. Il medico dovrebbe ascoltare, non accontentarsi di dire “è dolore psicosomatico”, “sono gli osteofiti”, “le alterazioni della cartilagine”, “è l’ernia lombare”. Se l’ernia lombare è responsabile di dolore, come è possibile che abbia un andamento ciclico? Perché per venti giorni c’è dolore e per tre mesi scompare? Che l’ernia sia scomparsa? Difficile pensarlo. Trovare un medico che ascolta, che capisce e che spiega cosa sta succedendo, che cura con le terapie appropriate e che ne conosce gli effetti, che indica le indagini e/o lo specialista adatto, che informa sugli gli effetti, che condivide le decisioni terapeutiche e le scelte del paziente non sempre è facile. Il professionista deve sforzarsi anche di capire cosa succederà, cercando di dare speranze e non illusioni, informando continuamente (dedicando molto tempo) il paziente dell’evoluzione della terapia. Il soggetto deve percepire che l’operatore si sta prendendo cura di lui in modo personalizzato. Solo allora la qualità della vita e le relazioni sociali potranno migliorare. Se inserito in questo contesto anche lo psicologo (o lo psichiatra) ha un senso logico ed il paziente non ha diffcioltà ad accettarlo. Seguendo questa strada molti soggetti che soffrono molto potrebbero essere curati, ma garantire che sia possibile una cura per tutti non è possibile. Un approccio logico sarebbe quello di lavorare sulla diversa soglia del dolore che ogni paziente manifesta.

Fattori che migliorano la soglia del dolore:

  • Una buona qualità del sonno;
  • Un buon tono dell’umore;
  • L’empatia che il professionista sa trasmettere al soggetto; dal greco en “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”. Empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos ”sofferenza o sentimento”);
  • Sentire la presenza e la comprensione dei familiari;

Fattori che abbassano la soglia del dolore:

  • Alterazioni biomeccaniche concomitanti (es. scoliosi del rachide, malocclusione dentale, ginocchio o piede varo o valgo, ecc.);
  • Astenia;
  • Insonnia;
  • Ansia;
  • Paura;
  • Tristezza;
  • Depressione;
  • Isolamento.

Il dolore utile è quello che segnala:

  • Il rischio di perdita della integrità psico-fisica (la compromissione della salute).
  • Pericoli che possono insidiare la sopravvivenza
  • Spesso è il primo sintomo di malattia. Avvisa cioè il corpo che è presente un male nascosto, il dolore quindi non va “spento” ma si deve indagarne la causa.

Dolore inutile è quello cronico, che da tanto tempo ha perso la sua funzione di sentinella e diventa:

  •  malattia nella malattia
  • causa di sofferenza cronica, invalidante e umiliante

Spesso non ci permette di:

  • vivere,
  • condividere con gli altri,
  • sperare,
  • pensare.
Per terminare un corretto approccio al dolore temporomandibolare deve comprendere un modello medico multidisciplinare simile a quello utilizzato per altre patologie muscolo-scheletriche. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9151272 quindi le linee guida internazionali prevedono esercizi di ginnastica leggere http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/

Mal di testa (cefalea, emicrania) e malocclusione dentale (click mandibolare, mandibola che schiocca, bruxismo, mandibola bloccata).

Posted on : 08-06-2011 | By : Daniele | In : area medica, articolazione temporomandibolare, news dalla scienza

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a sinistra la copertina della pubblicazione.

Il Ministero della Salute insieme con l’Istituto Superiore della Sanità ha pubblicato i Quaderni del Ministero della Salute N° 7 dal titolo “Odontoiatria di comunità: criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale”. In questa pubblicazione si spiega come i disordini temporo-mandibolari (DTM) coinvolgano oltre il cavo orale altri distretti muscolo scheletrici e la principale causa di dolore della regione orofacciale compresi la testa, il viso e le strutture collegate. Il quadro è così importante che la maggior parte dei pazienti lamenta una compromissione delle funzioni e della qualità di vita. Molti sono i fattori coinvolti: traumi, stress/fattori psicologici, meccanismi centrali, bruxismo e occlusione dentale. Questa patologia è sottostimata (secondo il Ministero) ed evidentemente molti pazienti con grave compromissione della qualità della vita sono indirizzati presso altri specialisti.

Cosa fare in caso di mal di testa?

La prima cosa da fare nel mal di testa di qualsiasi tipo è una valutazione con uno specialista di neurologia, eseguendo gli esami che riterrà opportuno. Dopo aver escluso cause gravi è necessario una valutazione presso un dentista specialista in gnatologia. Quest’ultimo prescriverà (laddove necessario) il più adeguato tipo di bite dentale.

Le linee guida scientifiche internazionali  anche l’importanza di esercizi di mobilizzazione muscolare http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/

http://www.quadernidellasalute.it/quaderni-flipbook/9-maggio-giugno-2011/index.php  si può trovare il parere dell’importante comitato scientifico.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21368664

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115

 

 

Correlazione tra dolore cervicale (cervicalgia) e disturbo dell’articolazione temporomandibolare.

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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[Modifica testo]
Gnatologia clinica - News generale del 24/04/2011

L’argomento dolore al collo è ancora da approfondire, probabilmente in futuro sarà possibile affermare qualcosa con maggiore sicurezza. Oramai 15 anni fa nello studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8839465 pubblicato in una prestigiosa rivista ortopedica si correlavano i dolori del collo (cervicalgia) con dolori orofacciali, disturbi del trigemino e malocclusione dentale. I punti salienti dello studio sono:

• I pazienti con disordini temporomandibolari mostrano spesso i segni e sintomi legati ai disturbi della colonna cervicale;

• Pazienti con disturbi del rachide cervicale possono mostrare segni e sintomi relativi a disordini temporomandibolari.

• Molti autori hanno sottolineato l’esistenza di correlazioni neuroanatomiche e biomeccaniche.

Per vedere quanti studi su riviste odontoiatriche riprendono l’argomento, basta cercare su un qualsiasi motore di ricerca “Temporomandibular Disease and cervical spine disorders”. Nonostante il problema sia stato sollevato da lungo tempo, mancano tuttavia dati definitivi su quest’approccio terapeutico, anche se secondo quanto descritto dalla letteratura un consiglio si può dare. I soggetti con dolore cervicale devono recarsi da uno specialista ortopedico, per farsi prescrivere un’eventuale terapia fisica o di altro tipo. Nello stesso tempo è necessario fare una valutazione della correttezza della masticazione dentale presso uno specialista gnatologo, confezionando eventualmente un bite dentale. http://www.medicitalia.it/dtonlorenzi/news/821/Tanti-tipi-di-bite-come-sceglierlo. Sono numerosi anche gli studi che correlano il mal di testa con la malocclusione.

Per altri dolori a distanza come la lombalgia (mal di schiena) la gonalgia (dolore al ginocchio), la pubalgia, ecc. la correlazione con la malocclusione è argomento di discussione scientifica. L’opinione personale è che non tutte le lombalgie (o gli altri dolori suddetti) siano imputabili alla malocclusione, ma che la malocclusione non sia da escludere a priori. D’altra parte se è molto sospettata una correlazione tra malocclusione dentale e dolore al collo (cervicalgia), è difficile pensare che questo dolore rimanga limitato alla zona cervicale, senza estendersi ad es. in zona lombare. Nella mia esperienza personale i casi di risoluzione di dolore a distanza con bite sono stati parecchi.

 

Approfondimenti

Gnatologia, l’Articolazione temporomandibolare ATM, la mandibola che “schiocca” o click mandibolare.

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=108

Il bite

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115

Il bite dentale (bite ai denti)

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Bite in inglese vuol dire morso, come cioé i denti inferiori e superiori “ingranano” tra loro. Qundo ci si reca dal dentista per costruire un bite vuol dire che “l’ingranaggio” dentale che abbiamo non è preciso e che è necessario modificarlo. Non sempre le modifiche sono corrette e spesso richiedono una competenza particolare, l’odontoiatra che la possiede si chiama gnatologo. Esistono molte scuole di gnatologia che utilizzano tecniche diverse per risolvere il problema. La presenza di bruxismo o traumi sul sistema masticatorio rendono difficile la terapia.

Non esistono prove chiare che una metodica sia migliore rispetto a un’altra. Certo che un approccio scrupoloso di una tecnica ben codificata (come fatto dallo specialista gnatologo) dia migliori garanzie di successo della terapia è innegabile.

 

Molti studi pongono invece una maggiore attenzione all’altezza del bite.  Uno studio autorevole dice, infatti, che un incremento della dimensione verticale non estremo ha ottime capacità di adattamento. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2066895

 

Un altro studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6580439 si pone la domanda se ci sono correlazioni tra l’altezza del bite e la risoluzione dei sintomi di bruxismo, dolore temporomandibolare e click. A questo scopo sono stati studiati 75 pazienti divisi casualmente in tre gruppi secondo il rialzo effettuato con il bite dalla normale masticazione:

  1. 1 mm;
  2. 4,42 millimetri;
  3. 8,15 millimetri.

Si è osservata una riduzione più veloce e completa dei sintomi clinici per i gruppi II e III che per il gruppo I. La conclusione è stata quindi che più alto è il bite e migliore è il risultato. Anche altri esperimenti affermano la superiorità dell’approccio con bite alto e non esistono studi che affermino il contrario.

 

Riassumendo

  • Esistono molte tecniche di confezionamento del bite dentale ma nessuna è stata scientificamente dimostrata superiore all’altra;
  • Più alto è il bite (senza arrivare a situazioni estreme) maggiore e più precoce è il risultato nella terapia del dolore temporomandibolare, del click e del bruxismo.

Anche nella mia esperienza personale l’uso di bite più alti da risultati migliori, come indicato da prove sperimentali (tra cui quelle citate); va detto che è più difficile da eseguire.

Vanno sempre eseguiti aggiustamenti del bite da parte dello gnatologo.

Dopo il bite……….

 

Quando non è più presente dolore, è necessario ovviare a:

  1. mancanza di denti parziale o totale;
  2. correggere in maniera permanente l’errato contatto dentale, es. con overlay http://www.med.unifi.it/segreteria/didattica/perfezionamento/2009-2010/odontoiatria-estetica/programma_02.html . E’ possibile effettuare queste modifiche attraverso tecniche che non necessitano la limatura del dente.
  3. laddove possibile ripristinare un corretto rapporto dentale con ortodonzia, ripristino dei denti mancanti, ecc.

 

 

Approfondimenti

Gnatologo studia l’Articolazione temporomandibolare ATM. La mandibola che “schiocca” o click mandibolare.

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=108

Correlazione tra dolore cervicale (cervicalgia) e disturbo dell’articolazione temporomandibolare.

 

es. di bite alto

 

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

Posted on : 18-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Definizione di Bruxismo

Il significato nella lingua greca è letteralmente “rumor di denti”. In realtà anche il “serramento dentale” è secondo i più definito come bruxismo, quindi abbiamo:

  1. Bruxismo “rumoroso” (digrignamento)
  2. Bruxismo“silenzioso” (serramento)
  3. Bruxismo misto

Si può classificare anche come:

  • Diurno (meno frequente);
  • Notturno (più frequente).

Il singolo episodio di bruxismo:

a) Dura in media 9 secondi.

b) E’ di solito accompagnato da aumento della frequenza cardiaca e costrizione dei vasi sottocutanei.

c) Se il soggetto è svegliato, non mostra, di solito, consapevolezza del fenomeno.

È considerato uno dei fattori principali dei disordini temporomandibolari o, come chiamati da S. Palla, “Mioartropatia del sistema masticatorio“, cioè il disturbo della masticazione che ha la sua origine nella muscolatura e/o nell’articolazione temporomandibolare.

Fattori di rischio

1. Malocclusione, anche se gli studi sul bruxismo hanno escluso la malocclusione come causa del bruxismo, una correlazione tra occlusione dentale (come chiudono i denti) e bruxismo è senza dubbiopresente.

2. Disturbi del sonno, es. russamento.

3. Predisposizione familiare (genetica).

4. Depressione e ansietà.

5. La somministrazione di alcuni farmaci.

6. Ipertensione e disturbi del ritmo cardiaco, sono spesso associati e non è chiaro come queste due cose siano correlate.

Segni e sintomi

Nel caso di bruxismo “rumoroso” chi ci ascolta nel sonno è in grado di dire se dormendo, si produce “rumor di denti”. In questo caso si vede che i denti sono consumati (faccette di usura).

Nel caso di bruxismo “silenzioso” il soggetto si sveglia alla mattina con una sensazione di denti superiori e inferiori “che stringono” molto, i denti non sono consumati.

Quando rivolgersi al medico

Ci si rivolge al medico di solito per il dolore dell’articolazione temporomandibolare, per il fastidio o dolore alla masticazione, per la ridotta apertura della bocca, ecc. sintomi che hanno, come detto sopra, nel bruxismo una causa importante.

Epidemiologia (frequenza della malattia)

La maggior parte delle statistiche lo indica 8-9% della popolazione. È un disturbo del sonno detto parafunzione notturna o parasonnia. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18784854

Il bruxismo ha uguale incidenza tra maschi e femmine.

Cause

In passato la spiegazione avveniva attraverso la teoria occlusale, secondo la quale il digrignamento serviva per eliminare i precontatti tra i denti. Osservando con attenzione alcuni pazienti, intuitivamente questa spiegazione risulta difficile da accettare. Questi denti di precontatti oramai non ne hanno più e tuttavia il soggetto continua a bruxare.

Denti consumati

Inoltre:

1. Spesso il bruxismo notturno consiste solo nel serrare i denti (bruxismo “silenzioso”), non sufficiente per eliminare le interferenze.

2. Se con del materiale per ricostruzione dentale (composito) si creano dei precontatti, non si ha bruxismo;

3. Se è presente un precontatto, la sua eliminazione non elimina il bruxismo.

4. Il bruxismo si verifica anche senza interferenze occlusali e non è presente in soggetti con gravi interferenze.

Teoria centrale: la causa è nel sistema nervoso centrale (nuclei motori del trigemino) ed è acquisito per plasticità neurale (viene “imparato a memoria”). Le cellule addette al controllo del ritmo sarebbero situate in una porzione del cervello detta formazione reticolare mediale del tronco dell’encefalo.http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15978723

L’equilibrio tra i nuclei trigeminali che “ordinano la partenza” a questi movimenti (nucleo motore trigeminale) e quelli che lo frenano sono regolati da mediatori delle cellule nervose, sui quali è possibile intervenire con terapia farmacologica. Con alcuni antidepressivi il bruxismo migliora, con altri peggiora.

Patologie correlate

Nello studio http://chestjournal.chestpubs.org/content/119/1/53.long ci si pone il quesito se il bruxismo notturno può:

a. modificare la qualità della vita del paziente;

b. essere associata a una serie di fattori di rischio;

c. essere collegato ad altri problemi di salute nella popolazione generale.

Le persone studiate sono state tante, 13057 soggetti di età di almeno 15 anni; con un campione rappresentativo del Regno Unito, 4.972 soggetti; della Germania, 4.115 e dell’Italia, 3.970 soggetti. Il risultato è stato che il bruxismo è più frequentemente associato a:

1. Sindrome da apnea ostruttiva del sonno;

2. Russamento importante,

3. Alterazioni del sonno (es. comportamenti violenti);

4. Soggetti con moderata sonnolenza diurna,

5. Bevitori di alcol,

6. Bevitori di caffeina,

7. Fumatori,

8. Soggetti molto stressati, con ansia e depressione;

9. Alterazioni elettroencefalografiche del complesso alfa.

10. Sensazione soggettiva di soffocamento

11. Apnee e risvegli notturni, sonnolenza diurna,

12. Mal di testa al risveglio;

13. Allucinazioni notturne spesso associate a paralisi.

Lo studio termina dicendo che i pazienti con bruxismo hanno consultato più frequentemente medici e odontoiatri.

Altri studi effettuati sul bruxismo sono davvero interessanti. Nel successivo ad esempio si nota che se si fanno stringere i denti (serramento) aumenta la pressione del sangue, sia nei soggetti con pressione sanguigna normale che in quelli ipertesi. Serrando i denti per 30 secondi l’aumento è di 3,2 mm di mercurio, se si serrano per un minuto l’aumento è di 5,5 mm di mercurio. In un gruppo di soggetti ipertesi serrando per un minuto la pressione aumentava di 4,6 mm. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/277577

In una prestigiosa rivista sul sonno, in un gruppo di soggetti con bruxismo si evidenziavahttp://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9456463 :

• Dolore alla bocca e alla faccia e fisico;

• Alterazione di alcune onde dell’elettroencefalogramma nel 15% dei soggetti, che avvengono spesso durante i 10 secondi che precedono lo sviluppo di un episodio di bruxismo.

• Sintomi vegetativi (il 23% sudorazione, palpitazioni durante la notte del 62%, diminuzione della libido50% );

• Il 19% aveva un aumento della pressione sanguigna che richiede il trattamento.

• Il 65% ha dichiarato frequenti mal di testa il mattino.

Digitando nei motori di ricerca “bruxism and cardiac disease” si trovano diversi articoli che ipotizzano correlazioni tra questa parasonnia (il bruxismo) e l’ipertensione, es.: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16911037

Bite e terapia

Ripetiamo che il bruxismo è molto spesso associato al dolore dell’articolazione temporomandibolare MA, pertanto nella costruzione dei bite i criteri di costruzione sono identici.

Una importante revisione degli studi sull’argomento afferma che:

• Sappiamo poco sul bruxismo e sulle mioartropatie del sistema masticatorio (MA);

• Terapie con bite diversi sono ugualmente efficaci; la maggioranza dei pazienti ottiene sollievo dei sintomi con una terapia non invasiva reversibile.

Consiglia pertanto di non fare, in caso di presenza di dolore, alcuna modifica permanente della masticazione, ortodonzia, molaggio selettivo (limare i denti per migliorare l’ingranaggio dentale), protesi ceramiche, chirurgia dell’articolazione temporomandibolare, ecc.

La terapia proposta è:

a. Bite;

b. Terapia medica multidisciplinare come quella utilizzata per il dolore in altri distretti muscolo-scheletrici (lombalgia, cervicalgia, gonalgia, ecc.) che coinvolga il paziente nella terapia.

Manovre di stretching del cavo orale usate da molto tempo, che mostrano buoni risultati, andrebbero eseguite più frequentemente.
Anche l’uso di farmaci diversi da caso a caso, usati per periodi limitati di tempo, può talvolta essere importante. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9151272

 

Molti studi pongono invece una maggiore attenzione all’altezza del bite. Uno studio autorevole dice, infatti, che un incremento della dimensione verticale non estremo ha ottime capacità di adattamento.http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2066895

Un altro studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6580439 si pone la domanda se ci sono correlazioni tra l’altezza del bite e la risoluzione dei sintomi di bruxismo, dolore temporomandibolare e click.

A questo scopo sono stati studiati 75 pazienti divisi casualmente in tre gruppi secondo il rialzo effettuato con il bite dalla normale masticazione:

I. 1 mm;

II. 4,42 millimetri;

III. 8,15 millimetri.

Si è osservata una riduzione più veloce e completa dei sintomi clinici per i gruppi II e III che per il gruppo I. La conclusione è stata quindi che più alto è il bite e migliore è il risultato. Anche altri esperimenti affermano la superiorità dell’approccio con bite alto e non esistono studi che affermino il contrario. Il bite “basso” che ha come indicazione quella di bloccare l’abrasione dentale, non sembra avere nessun giovamento sui sintomi associati descritti sopra.

 

Riassumendo

• Esistono molte tecniche di confezionamento del bite dentale ma nessuna è stata scientificamente dimostrata superiore all’altra;

• Più alto è il bite (senza arrivare a situazioni estreme) maggiore e più precoce è il risultato nella terapia del dolore temporomandibolare, del click e del bruxismo.

Anche nella mia esperienza personale l’uso di bite più alti da risultati migliori, come indicato da prove sperimentali (tra cui quelle citate); va detto che è più difficile da eseguire e vanno sempre eseguiti aggiustamenti del bite da parte dello gnatologo.

Dopo il bite…

Curati eventuali traumi e il frequente bruxismo, possono permanere le condizioni che hanno indotto i disturbi:

a. Edentulia (mancanza di denti) parziale o totale;

b. Errato contatto dentale, ecc.

Quando non è più presente dolore, si consiglia di dare un corretto rapporto dentale con ortodonzia, ripristino dei denti mancanti, ecc. L’argomento è trattato nel corso per odontoiatri   http://www.danieletonlorenzi.it/?p=389

 

Vuoi sapere se…..

  • Hai una malocclusione dentale?
  • Il tuo bite è corretto?
  • Il tuo mal di collo (cervicalgia) potrebbe beneficiare da una terapia gnatologica?
  • se una parte dei Tuoi sintomi dipende dalla malocclusione?

Prenota online una visita clinica e una valutazione strumentale (kinesiografia) a     daniele.tonlorenzi@libero.it

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