Scomporre, analizzare, ragionare un articolo su PubMed

Posted on : 13-11-2012 | By : Daniele | In : area medica

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Cominciamo con questo articolo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2998459/?tool=pubmed

testo pubblicato su Head Face Med. 2010.

I sintomi comuni di TMJ (articolazione temporo-mandibolare) sono suoni / rumori, dolori, mal di testa, movimento limitato, difficoltà di masticazione e altri. Se il trattamento chirurgico-ortodontico è un approccio terapeutico comune e ben accettato per i pazienti con discrepanza  maxillo-mandibolare  e mira a produrre relazioni del viso più armonioso dello scheletro,è ancora fonte di polemiche, se si tratta di approccio corretto. Ci sono pochi rapporti sulla soddisfazione del paziente nel periodo postoperatorio riguardante i sintomi temporo-mandibolari.

Per alcuni ricercatori le procedure chirurgiche ortognatiche possono aiutare nella riduzione di disfunzione temporo-mandibolare, altri ricercatori hanno dimostrato che la chirurgia ortognatica, in tali pazienti può cause maggiori effetti deleteri sulla ATM.

OSSERVAZIONI: non è specificato se durante il consenso informato ai pazienti è detto che la procedura che si va ad effettuare (chirurgia maxillofacciale per curare la malocclusione dentale). I pareri variano da AIUTO NELLA TERAPIA a causa di effetti deleteri. Non è specificato se è chiesto il parere del comitato etico.


 

Stretching mandibolare contro il dolore e Wellness (benessere) in odontoiatria

Posted on : 27-09-2012 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Il Tuo paziente fa fatica a rimanere a bocca aperta?

Hai dolore ai muscoli della masticazione? Ogni volta che vai dal dentista sei stressato/a e fatichi a rimanere a bocca aperta?

Hai già provato diversi bite e non riesci a controllare il dolore? Forse degli esercizi di stretching mandibolare Ti possono aiutare, senza sostituire comunque il professionista.

La riduzione della dimensione verticale dei denti, il bruxismo e i disordini temporomandibolari sono associati a contrazione dei muscoli della masticazione, usura dei denti (o loro perdita) e tutte le manifestazioni legate allo stress. Allungando i muscoli della masticazione (stretching), non alla massima apertura, si ottengono effetti opposti. Questo effetto si può avere sia con lo stretching statico che con quello dinamico.

Talvolta inoltre il paziente che si presenta alla nostra osservazione ha un dolore così forte, che registrare un rapporto tra i denti superiori ed inferiori risulta difficile. Per facilitare il compito alcuni esercizi di stretching da far fare a casa al paziente possono essere di grande aiuto. Anche in caso di lussazione del disco articolare (dire lussazione mandibolare in questo caso non è corretto) il dispositivo può essere di aiuto. Si intende lussazione quando c’è una separazione completa delle superfici articolari con fissazione in una posizione anomala. La lussazione del condilo della mandibola avviene per di più anteriormente, ed il condilo perde ogni rapporto con la fossa articolare del mascellare e si posizione al davanti dell’eminenza articolare. Il ritorno nella posizione normale non può avvenire spontaneamente.

L’esercizio si effettua stabilizzando la fronte e facendo una pressione molto lieve sulla mandibola inferiore. Ogni manovra in presenza di dolore va fatta con molta circospezione, dapprima per pochi secondi, poi si interrompe, in assenza di dolore si può gradualmente aumentare il tempo dell’esercizio.

In presenza di dolore si sconsiglia di effettuare movimenti di lateralità senza il controllo medico.

 

 

Lo stretching mandibolare con l’ausilio di dispositivi manuali.

Un aiuto alla terapia: lo stretching mandibolare dinamico, “Benessere e wellness in odontoiatria”.

 

Il therabite

 

 

Questo dispositivo si chiama TheraBite®, informazioni al sito commercializzato da Atos Medical

http://www.atosmedical.com/en-us/For_professionals/Focus_areas/Mouth_and_Jaw/The_TheraBite_System.asp

 

Lo “spring device”

è a disposizione in unica misura studiata per non indurre stress e dolore articolare.

Nella figura si vede il dispositivo “spring device” ® composto da una lamina di acciaio chirurgico piegata ad ansa,  la superficie di appoggio dei denti è ricoperta da silicone che aderisce tramite un biadesivo, entrambi alimentari.  Lo “spring device” sfrutta le caratteristiche elastiche dovute alla crudescenza del metallo stesso, per stirare i muscoli elevatori della mandibola, una volta inserito tra le arcate dentali. Esprime la sua forza in estensione mandibolare attraverso il meccanismo di molla semplice compressa. Tale forza induce una costante apertura della bocca ed è trasmessa ai denti da  una base per supporto dentale ricoperta in silicone alimentare. Ho utilizzato indifferentemente il dispositivo sia passivamente,  lasciando il soggetto a bocca aperta, che attivamente, facendo “masticare” lo “spring device”. I risultati sono stati ottimi. Commercializzato dada info@quasardental.com - Tel. +39 345 8987827

Website: www.quasardental.it – www.quasardental.com

Indicazioni e controindicazioni dei due strumenti sono simili

Una semplice telefonata rende il prodotto più comodo, la sua costruzione in acciaio chirurgico lo rende autoclavabile e riusabile.

 Nel caso di pazienti privi di denti (edentuli) o con un numero limitato di denti, è possibile appoggiare la basetta sulle protesi, mobili o rimovibili. Nel caso di bambini, il dispositivo non è controindicato. Seguirli nel corretto accoppiamento tra basetta e dispositivo. Nel caso si applichi il dispositivo in soggetti con handicap, questi vanno seguiti con attenzione nello svolgimento degli esercizi.

ATTENZIONE:

  • Le basette di appoggio dentale o parti di essi che non sono state ben accoppiate con il dispositivo potrebbero ostruire la respirazione, assicurarsi pertanto che siano ben fissate al dispositivo metallico.
  • Nel caso che durante gli esercizi compaia dolore interrompere.

Indicazioni

I due dispositivi sono indicati in:

  1. Difficoltà di apertura della mandibola (trisma o ipomobilità) perché induce l’allungamento dei tessuti connettivi mobilitando le articolazioni e allungando interamente i muscoli.
  2. Presenza di bruxismo e/o serramento dentale.
  3. Riduce il dolore e l’infiammazione dei muscoli e dell’articolazione stessa, riducendone il gonfiore.
  4. La mobilitazione dell’articolazione indotta dal dispositivo ha effetti benefici nei disturbi articolari. Il movimento è necessario per prevenire la degenerazione della cartilagine, lo strato tissutale che riveste la maggior parte delle superfici articolari.
  5. In caso di necessità di registrare un rapporto tra le arcate dentali;
  6. Applicazione di forze asimmetriche (es. estrazioni dentali);
  7. L’esercizio di stretching può inoltre offrire dei vantaggi terapeutici, specie nel periodo post-operatorio.
  8. Ortodonzia in soggetti con dolore. Si sconsiglia comunque di iniziare tale trattamento in presenza di dolore.

 

Indicazioni odontoiatriche

 

Il dispositivo è adatto nei casi in cui si voglia rilassare la muscolatura del paziente in previsione di:

  1. Aumentare l’apertura della bocca, facilitando il paziente (e l’odontoiatra) a sottoporsi ad una seduta di lavoro lunga (es. implantologia guidata).
  2. Necessità di registrare un rapporto tra le arcate dentali in soggetti con i muscoli contratti.
  3. Applicazione di forze asimmetriche (es. estrazioni dentali)
Lo stretching mandibolare può essere usato anche nella terapia dei disordini temporomandibolari come si legge in

 

Wellness in odontoiatria

La ginnastica mandibolare è una potente tecnica antistress che favorisce uno stato di benessere ed equilibrio psicofisico. La stimolazione propriocettiva del sistema trigeminale, che si ottiene con questo dispositivo, è molto più efficace di quella effettuata stringendo ripetutamente la più conosciuta pallina antistress.

Metodo d’uso

Il dispositivo può essere usato sia in maniera statica (tenendo la bocca aperta) che dinamica (masticando). Si consiglia di provarlo in entrambi i modi e di utilizzare quello più confortevole per il soggetto.

Controindicazioni

Non deve essere utilizzato da pazienti con problemi ossei della mascella o della mandibola es.:

  1. Frattura, anche sospetta della mascella o della mandibola;
  2. Infezioni (osteomielite);
  3. Danni da osteoradionecrosi.

In questi casi l’utilizzo deve essere prescritto da un medico competente della metodica. Anche in assenza di dolore ai muscoli della masticazione si consiglia di utilizzare il dispositivo per pochi minuti, partendo ad esempio da due e aumentando gradualmente. Interrompere la terapia in caso di comparsa di dolore, riprendere gli esercizi gradualmente dopo un breve periodo di tempo.  Prima di utilizzare il dispositivo escludere la presenza di problemi dentali:

  1. denti anteriori rotti (può in questo caso facilitare la rottura), da valutare comunque che la forza applicata sul dispositivo non è superiore a quella esercitata durante la masticazione di normali cibi duri (es. pane o carne).
  2. Nei soggetti con protesi fissa cementata con cemento temporaneo questa, si può decementare (staccare).
  3. In presenza di denti con grosse ricostruzioni già danneggiate queste potrebbero rompersi.
  4. Valutare la stabilità di protesi ceramiche fisse (ponti dentali) eventualmente presenti.

Attenzione in caso di presenza di malattia parodontale (denti mobili).

Commercializzato da

da info@quasardental.com - Tel. +39 345 8987827 Website: www.quasardental.it – www.quasardental.com

 

 

Poi costruire un buon bite sarà più

 

semplice. 

 

http://www.danieletonlorenzi.it/?s=corso+gnatologia&x=0&y=0

 

 

Ricordarsi che nessun dispositivo può sostituire

 

l’odontoiatra.

 

 

Dolore facciale e ATM

Posted on : 04-09-2012 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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La malocclusione indica alterazione del rapporto tra i denti senza dolore o altri sintomi, quando questi sono presenti il termine più frequente è disordine temporo-mandibolare (temporo mandibular disorder TMD). Per comprendere meglio come funziona questa articolazione e i sintomi e segni che derivano dal suo coinvolgimento leggere http://www.danieletonlorenzi.it/atm/gnatologo-gnatologia-ovvero-studio-dell%E2%80%99articolazione-temporomandibolare-atm/.

Per recuperare il benessere nel TMD si devono osservare due parametri:

 

  1. Corretti rapporti dentali, è conoscenza comune e tutti gli odontoiatri (giustamente) controllano questa cosa;
  2. Corretta dimensione verticale, talvolta meno controllata.

    I rapporti dentali

    È da tutti conosciuto e comunemente controllato che i rapporti dentali abbiano i giusti contatti tra loro al fine di ottimizzare la masticazione, costituendo un importante passaggio di tutte le terapie odontoiatriche. Talvolta per raggiungere questi contatti si arriva all’esagerazione del limare i denti (molaggio selettivo), manovra che dovrebbe essere limitata veramente a pochi casi.

         

    fig.1

    Dimensione verticale (DV)

    È altrettanto importante, i soggetti con TMD hanno frequentemente una riduzione di questa e spesso è meno considerata. In termini anche troppo semplicistici si potrebbe definire come: “la distanza dalla punta del naso alla punta del mento”.

      fig. 2

    Nella figura a sinistra i muscoli sono distesi, in quella a destra sono visibilmente accorciati. Cosa succede nei fusi neuromuscolari? Il fuso neuromuscolare (FN) è composto da fibre muscolari particolari (dette “intrafusali”), in inglese si chiama anche “muscle-spindle stretch receptor” ed informa il cervello della lunghezza dei muscoli stessi, se il muscolo è contratto o è esteso, dando importanti indicazioni sulla posizione (postura) in questo caso della mandibola. La contrattura muscolare o l’allungamento corretto dei muscoli (stretching) è comunemente studiato per i muscoli di tutto il corpo, ma spesso poco considerato per quanto riguarda il benessere del cavo orale.

    Fig. 3 cliccare sopra per aprirla
    Il muscolo a lunghezza normale ha una scarica che in questo caso finisce nel sistema trigeminale. Nella parte a sinistra, aperta l’immagine, si vede che a riposo c’è una scarica di base che parte dal fuso neuromuscolare. Se la DV (distanza punta naso punta mento) è normale si ha una scarica corretta (immagine sinistra della fig 2), mentre quando il muscolo è accorciato (contratto) la scarica si riduce (immagine destra della figura 2.
    Nel cavo orale l’accorciamento muscolare (dimensione verticale ridotta) avviene per “usura” e/o perdita di elementi dentali. Non esiste fisioterapista che in presenza di un muscolo accorciato (contratto), ad es. della gamba, non cominci allungandolo (allungare to stretch da cui la parola stretching). In odontoiatria spesso questo aspetto viene meno considerato. Allungando il muscolo (stretching) il fuso neuromuscolare aumenta la frequenza di scarica.

    La terapia dei disordini temporo mandibolari (TMD) si ha quindi:

    • Dando un corretto rapporto dentale alla masticazione è un’osservazione talmente comune (e corretta) descritta in tanti articoli;
    • Allungando i muscoli (stretching) accorciati (ridotta dimensione verticale), meno considerata e daremo qui alcuni argomenti per supportare questo approccio.

    Alcuni studiosi (Manns A, Miralles R, Santander H, Valdivia J). In una rivista odontoiatrica del 1983 scrissero un articolo “ Influence of the vertical dimension in the treatment of myofascial pain-dysfunction syndrome.”  spiegando le correlazioni tra l’altezza del bite e la risoluzione dei sintomi del bruxismo, del dolore temporomandibolare e del click. 75 pazienti furono divisi casualmente in tre gruppi secondo il rialzo effettuato con il bite dalla normale masticazione:

    1. 1 mm;
    2. 4,42 millimetri;
    3. 8,15 millimetri.

    Osservarono una riduzione più veloce e completa dei sintomi clinici per i gruppi II e III che per il gruppo I, concludendo che più alto è il bite e migliore è il risultato. Anche altri esperimenti affermano la superiorità dell’approccio con bite alto e non esistono studi che affermino il contrario. 

    Che l’allungamento muscolare abbia notevoli influssi nel benessere generale è oramai dimostrato da moltissimi lavori di ricerca.

    In caso di patologia temporomandibolare (dolore ATM) spesso si ha una riduzione dell’apertura della bocca, magari solo da un lato (deviazione mandibolare in apertura).

    Lo stretching aumenta l’escursione articolare

    Su questo aspetto oramai nelle ricerche internazionali non ci sono più dubbi, scriviamo alcuni articoli scientifici a sostegno, ma ce ne sono tantissimi:
    1. Magnusson SP. Passive properties of human skeletal muscle during stretch maneuvers. A review. Scand J Med Sci Sports 1998; 8: 65-67
    2. Halbertsma JP, Goeken LN. Stretching exercises: effect on passive extensibility and stiffness in short hamstrings of healthy subjects (see comments). Arch Phys Med Rehabil 1994,75:976-981.
    3. Magnusson SP. Passive properties of human skeletal muscle during stretch maneuvers. A review. Scand J Med Sci Sports. 1998 Apr;8(2):65-77.
    4. Lewit K, Simons DG. Myofascial pain: relief by post-isometric relaxation. Arch Phys Med Rehabil 1984; 65: 452-456.

    Lo stretching statico aumenta l’elasticità dei muscoli scheletrici, che nel disordine temporomandibolare sono doloranti e contratti:

    1. C. Holzman Weppler, S. P. Magnusson Increasing Muscle Extensibility: A Matter of Increasing Length or Modifying Sensation? Physical Therapy March 2010 vol. 90 no. 3 438-44
    2. Magnusson SPSimonsen EBDyhre-Poulsen PAagaard PMohr TKjaer M. Viscoelastic stress relaxation during static stretch in human skeletal muscle in the absence of EMG activity. Scand J Med Sci Sports. 1996
    Sono solo due lavori, ma sui benefici dell’allungamento muscolare i lavori scientifici abbondano. Ripetiamo il concetto

    il bite alto allungando i muscoli induce stretching statico.

    Lo stretching dinamico dei muscoli masticatori (chiudendo ed aprendo lentamente la bocca) ha molte evidenze scientifiche:

  1. Aura OKomi PV. Effects of prestretch intensity on mechanical efficiency of positive work and on elastic behavior ofskeletal muscle in stretch-shortening cycle exercise. Int J Sports Med. 1986 Jun;
  2. Mitchell UHMyrer JWHopkins JTHunter IFeland JBHilton SC Acute stretch perception alteration contributes to the success of the PNF ”contract-relax” stretch. J Sport Rehabil. 2007
  3. Sharman MJ, Cresswell AG, Riek S. Proprioceptive neuromuscular facilitation stretching : mechanisms and clinical implications. Sports Med. 2006
Per approfondire questa metodica leggere

che comprende anche degli effetti extraorali.

Effetti extraorali

 

  1. Osservazioni comuni

    Quando si deve “esprimere la massima forza di solito si serrano i denti” si aumenta la pressione del sangue e la frequenza cardiaca per aumentare ossigeno e zuccheri ai muscoli coinvolti, è lo “stress buono” (eustress). Fa migliorare le nostre performances.

    Quando si è sottoposti a periodi di stress prolungato si può parlare di “stress cattivo” (distress).

    Vedremo come in base all’esperimento sottodescritto un accorciamento dei muscoli della masticazione riduce il sistema del relax.

     

    Osservazioni sperimentali

    In una rivista di neuroscienze importante J Neurophysiol del 2009 un gruppo di neuro scienziati (Gorini C., Jameson H., Mendelowitz, D.) hanno dimostrato che la stimolazione delle fibre del trigemino (muscolo allungato di fig. 3) ha azione eccitatoria sul nervo vago, importante nel sistema del relax del soggetto. È logico pensare che una ridotta stimolazione trigeminale (accorciamento dei muscoli masticatori) sia associata ad una riduzione della scarica dagli stessi con riduzione del relax ed un conseguente aumento dello stress. Questo è un modo con cui spiegare il curioso fenomeno sottodescritto.

    Alcuni studiosi (Burch JG, Abbey LM.) in una rivista  J Am Dent Assoc. 1978 Jul nell’articolo “Preliminary study of changes in blood pressure associated with clenching in normotensive and hypertensive subjects.” osservarono che:

    • Un gruppo di 41 persone con la pressione sanguigna normale (normotesi) dopo un minuto di serramento dentale avevano un aumento della pressione arteriosa media di 5,5 mm Hg (P <0,001);
    • Un altro gruppo di 13 soggetti normotesi dopo 30 secondi di serramento aumentavano la pressione di 3,2 mm Hg (P <.05);
    •  22 soggetti ipertesi con un minuto di serramento dentale aumento di 4,6 mm Hg la loro pressione sanguigna (P <.001)

    In un altro esperimento alcuni studiosi (Seraidarian P, Seraidarian PI, das Neves Cavalcanti B, Marchini L, Claro Neves AC.) in una importante rivista internazionale Sleep Breath. (2009) nell’articolo “Urinary levels of catecholamines among individuals with and without sleep bruxism.” hanno rilevato che gli individui con bruxismo notturno presentano alti livelli di catecolamine urinarie legate allo stress, in grado di modificare la percezione del dolore

    Studi preliminari (Ghione S., Del Seppia C., Coppi E., Tonlorenzi D., Brunelli M., Scuri R.) http://puma.isti.cnr.it/publichtml/section_cnr_ifc/cnr_ifc_2010-B2-005.html indicano che l’iperestensione (che non è la massima estensione) dei fusi neuromuscolari del trigemino riducono per un tempo lungo la pressione e la frequenza cardiaca, aprendo possibili nuovi approcci per la terapia. Per approfondimenti aprire il download del documento in fondo alla pagina.


    Riassumendo

    La riduzione della dimensione verticale dei denti è associata a contrazione dei muscoli della masticazione, usura dei denti (o loro perdita), bruxismo e tutte le manifestazioni legate allo stress. Allungando i muscoli della masticazione (stretching), non alla massima apertura, si ottengono effetti opposti. Questo effetto si può avere sia con lo stretching statico che con quello dinamico. L’aumento della dimensione verticale, allungamento dei denti, si può ottenere anche senza limarli http://www.danieletonlorenzi.it/atm/rialzare-la-masticazione-con-ceramiche-o-senza-limare-i-denti-gli-overlay-dentali/

    Dr. Daniele Tonlorenzi dentista Massa Carrara

    Per maggiori informazioni contattami http://www.danieletonlorenzi.it/contattami/

Tutto sul dolore (misurare il dolore), le scale monodimensionali e le multidimensionali.

Posted on : 29-05-2012 | By : Daniele | In : dolore

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Definizione di Dolore

 

“Esperienza spiacevole, sensoriale ed emotiva, associata ad un danno tissutale, reale o potenziale, o descritta come tale”. (Merskey, 1964; IASP, 1979)“.

l termine dolore si assegna a tutti i tipi di esperienze spiacevoli.  In realtà è coinvolta la memoria di passate esperienze dolorose, influenze psicologiche come il livello di stress, il tono dell’umore, l’attesa della terapia, lo sperare di guarire.

Si tratta quindi del risultato di un’elaborazione dell’encefalo

Malow RM. The effects of induced anxiety on pain perception; a signal detection analysis. Pain 1981; 11:397- 405.

Il dolore rappresenta una degli aspetti più importanti della malattia, quello che compromette di più la qualità della vita, con sofferenze, psicologiche,  fisiche e sociali davvero importanti. Ogni qualvolta si presenta all’osservazione del professionista un paziente con dolore si può:

  • inquadrare come riacutizzazione di una patologia nota;
  • rappresentare la cronicizzazione di una patologia presente da lungo tempo;
  • essere il primo episodio di una patologia da studiare e diagnosticare.

Il dolore acuto

 

è transitorio, rappresenta un campanello d’allarme di un danno tissutale di organo e si riduce nel tempo. E’ un sintomo di malattia, spesso il primo, un campanello d’allarme che indica il possibile rischio di perdita di integrita’ psico-fisica. Funzione come una sentinella che aiuta a fuggire dai pericoli che possono insidiare la sopravvivenza.

La qualità del dolore può essere raccontata con diversi aggettivi:

Caratteristica importante è la sede di comparsa del dolore e dove si irradia.

Quando il dolore ha queste caratteristiche ci si deve rivolgere al medico con sollecitudine

  •  se è insorto da poco tempo, specie se con intensità importante;
  • è peggiorato bruscamente in maniera inspiegabile rispetto al normale decorso della malattia;
Se il dolore è presente da molto tempo ed è già stato analizzato da molti specialisti possiamo cercare con tranquillità cose diverse (es. malocclusione, alterazioni della postura, ecc.).

L’esordio può essere acuto o insidioso, l’evoluzione rapida, lenta o lentissima

 

Importanza dell’anamnesi

 

  • da quanto tempo è presente;
  • la sede di partenza, come si è modificato e come si irradia;
  • come descrive il proprio dolore;
  • se ci sono sintomi associati: es. vertigini, nausea, stanchezza, pallore, altri dolori, sudorazione;
  • se è collegato a clima (metereopatia), al movimento, se è presente a riposo, se correlato a cibi o emozioni;
  • se la pressione sulla sede di dolore migliora o peggiora l’intensità;
  • se con il sonno o il riposo passa, se impedisce o meno di dormire;
  • se un dolore simile si è già presentato un dolore simile, quanto è durato; è regredito spontaneamente o ha assunto farmaci
  • se è regredito spontaneamente o ha assunto farmaci (che risultati hanno ottenuto).

Le scale di valutazione monodimensionali

 

il problema della misurazione si è presentato già dal dal 1975 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1235985 e questo lavoro rappresenta una pietra miliare nella storia della misurazione del dolore. Altro lavoro interessante è  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7267140

Sono strumenti validati e condivisi per una valutazione dell’evoluzione della malattia, della efficacia della terapia e dell’operato del professionista. Sono inoltre un utile scambio di informazione qualora un paziente sia sottoposto a trattamento interdisciplinare. sono in grado di rendere la valutazione indipendente da stato di ansia, euforia e depressione del paziente. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6625135

 

Le scale che qui trattiamo sono soggettive, o self-report (fai da Te) attraverso una valutazione del dolore con indicatori che divengono punteggi numerici o aggettivi qualificativi che indicano la severità del dolore (assente, medio, atroce, ecc.) correlabili alla sua severità

Per descrivere l’intensità si ricorre a diverse scale (cliccare sopra immagini per vederle per intero):

NRS (Numeric Pain Intensity Scale)

Scala di valutazione numerica (“indichi con una crocetta su questa scala graduata da 0 a 100 quanto è forte il suo dolore.

 

VAS (Visual Analogue Scale)  Scala analogica visiva (VAS) indichi con una crocetta su questa scala da 0 (assenza di dolore) a 100 (massimo dolore possibile) quanto è forte il Suo.

 

VDS (Verbal Descriptor Scale).

1)      Scala di valutazione verbale, si chiede di far indicare al paziente con una crocetta la parola che meglio esprime il suo dolore.

un’altra scala verbale richiede di classificare il proprio dolore con i seguenti aggettivi: assente, lievissimo, moderato, media entità, forte, atroce.

2)      Scala cromatica dei grigi

 

Numeric pain intensivy scale

Considera sia le scale descrittive verbali che numeriche

 

0-100 Numeric Pain Intensity Scale

 

Happy  Face Pain Rating Scale si usa nei bambini piccoli che non sono ancora in grado di descrivere bene il dolore. Sono meno precise.

 

Tra le scala algometriche (che misurano il dolore) si preferisce usare di solito quella fatta da indicatori  numerici perché consentono una misura più precisa e confrontabile a distanza di tempo per valutare l’efficacia della terapia e l’andamento del dolore nel tempo.

Questa descrizione fa una fotografia dell’intensità del dolore in quel momento, ma è assai limitativa per descrivere il fenomeno .

Oltre all’intensità di quel momento si devono analizzare altre caratteristiche che cambiano a seconda delle diverse patologie:

  • Caratteristiche dolore: generalizzato, mal localizzato, profondo; oppure preciso, localizzato superficiale;
  • Se il dolore è in sede articolare valutare se è presente anche, tumefazione o tumor (molle o dura), rubor o rossore, riduzione della funzione articolare o functio lesa;
  • Andamento circadiano (presente al risveglio? Alla sera? Dopo mangiato? Alla lettura? ecc)
  • la sua comparsa con il riposo o il movimento; eventuale insorgenza notturna.
Un’altra caratteristica da tener presente è l’andamento del dolore:

1) andamento intermittente quando tra un episodio e l’altro non c’è dolore;

La linea nera indica l’assenza di dolore. Tra un episodio e l’altro non c’è dolore.

2) andamento remittente

Su un dolore di base compaiono picchi di peggioramento.

3) dolore continuo

Il dolore si mantiene su livelli elevati per lungo tempo, fino a diventare cronico (dopo 3 mesi). 
I periodi di remissione possono quindi essere totali o parziali.


È importante sapere se:

  • si aggrava con il movimento o se si manifesta anche a riposo;
  • è associato a rigidità mattutina e quanto dura;
  • se durante il riposo si attenua o scompare
Obiettivi da inseguire durante la terapia del dolore:
a)      Troppo spesso i pazienti non hanno una diagnosi della malattia di base.
b)      Corretto trattamento del dolore, spesso il professionista che tratta il dolore non è aperto a nuove terapie. 
Il tipo di dolore e la sua durata inducono stress e depressione che aumentano la sofferenza, 
approfondire su http://www.danieletonlorenzi.it/?p=832.
 Limiti delle scale monodimensionali
I limiti delle scale della misurazione del dolore sono evidenti. Per "misurare" il dolore si è posta l’attenzione 
sulle sensazioni del paziente (dati soggettivi) piuttosto che sullo stimolo doloroso, l’autodescrizione è un 
metodo impreciso.
D'altra parte anche misurare eventuali modifiche della soglia del dolore è assai complesso per altri versi e 
spesso è spesso impossibile, data la presenza di situazioni in cui lo stimolo nocicettivo è assente, come 
nell’arto fantasma o nella nevralgia del trigemino.

 

Il dolore  cronico,

 

Il dolore acuto ha funzione di sentinella e di allarme. Il dolore cronico perde il suo ruolo di "campanello di allarme per proteggere l'organismo
da un danno diventando una malattia a se. Il concetto di dolore cronico si è evoluto nel tempo. 

Inizialmente si diceva cronico quando il dolore perdurava oltre 3-6 mesi. Attualmente alcuni lo chiamano "cronico"
quando la causa che lo genera non è risolvibile. Personalmente aggiungerei che il dolore è cronico quando la causa che lo genera 

non è risolvibile oppure non è stata ancora diagnosticata. Se si cerca “celiac disease AND pain” su un qualsiasi motore di ricerca si potranno vedere le correlazioni. E’ noto a tutti quanto la celiachia sia sottostimata e quindi in questi casi parliamo di dolore cronico ma la diagnosi non era stata fatta.

Causa sofferenza cronica, invalidante, umiliante che non permette al paziente di vivere, sperare, pensare, 
fare vita sociale. Definire (misurare) il dolore è assai complesso e sono presenti spesso definizioni superate, una delle quali è che
ci si trovi di fronte al cronicizzarsi di un dolore acuto. " il dolore è cronico non perché dura da tanto tempo ma perché 
la sua causa non è risolvibile." Un interessantissimo libro tratta l'argomento ed è un piacere citarlo per la serietà con cui 
il tema viene trattato http://marcofilippini.it/wp-content/uploads/2014/11/LIBROBIANCO_DOLORE_CRONICO.pdf
Quello che fa soffrire di più il soggetto, è una sofferenza prolungata capace di cambiare radicalmente 
le abitudini di vita e di causare danni psicologici significativi. Si è calcolato che colpisca circa il 25-30% 
della popolazione rappresentando una priorità per i suoi costi sociali.
Il problema grosso è che questi malati sono depressi ed ansiosi per la presenza del dolore da lungo tempo, 
senza che riescano a “vedere una via di uscita”. Spesso si legge che va trattato il dolore quando accompagna 
una patologia nota, che causa il dolore stesso. Si tende inoltre a inviare spesso dallo psichiatra il soggetto 
che presenta sintomi di depressione ed ansia, come se non fosse naturale conseguenza di lunghi periodi di dolore
e assenza di diagnosi. Considerazioni personali su questo aspetto si possono leggere su 
http://www.danieletonlorenzi.it/?p=832 Raramente si considera che il dolore è anche un'esperienza emozionale 
che può dare un grave sconforto. L'insonnia, la paura, la tristezza, l'ansia, l'astenia,  l'isolamento e 
la depressione abbassano la soglia del dolore. Migliorare il tono dell'umore, il sonno, ascoltare 
il soggetto con dolore fa alzare la soglia individuale del dolore (il soggetto trae beneficio).
Questi errori originano dal "dualismo cartesiano" dove la res cogitans (dimensione psichica e spirituale) 
res extensa (dimensione materiale) sono due cose distinte. Secondo Cartesio (e molti ai nostri giorni)
i due aspetti andrebbero studiati da persone con competenze diverse. Allora religiosi e medici, al giorno 
d'oggi psicologi e medici. Nulla di sbagliato se il loro lavoro è di team, grave errore quando il permanere 
del dolore da lungo tempo causa ansia e depressione ed il malato viene curato solo dallo psicologo/psichiatra, 
considerando il corpo separato dalla psiche e curando solo l'aspetto psicologico trascurando la patologia di 
base che ha "innescato" il quadro clinico.
"In conclusione, il paziente che presenta dolore da tanto tempo ha una qualità di vita peggiore e una maggiore 
incidenza di disturbi di salute mentale e il rischio cardiovascolare. Il costo medio annuo associato a questa patologia
è quasi tre volte superiore a quello dei pazienti senza dolore cronico." Le parole citate tra virgolette sono prese dallo studio
Morales-Espinoza EM, et Al. COMPLEXITY, COMORBIDITY AND HEALTHCARE COSTS ASSOCIATED WITH CHRONIC WIDESPREAD PAIN IN PRIMARY CARE. J. Pain

Le scale di valutazione multidimensionali.

 


È necessario quindi ricorrere a strumenti di misura che consentano una valutazione dell’impatto che il dolore
ha sulla vita quotidiana. La prima scala “multidimensionale” è stata il Wisconsin Brief Pain Questionnaire
(Cleeland 1983) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6646795 diventato successivamente Brief Pain Inventory ( BPI)
scritto da Cleeland 1994 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8080219
Ha le caratteristiche di essere assai semplice e comprensibile, la sua somministrazione è semplice e veloce,
può essere usato in un gran numero di pazienti. Si calcola che il tempo necessario per la valutazione sia di
soli 15 minuti.
Si presenta una linea orizzontale come scala numerica che va da 0 (assenza di dolore) e 10 (massimo dolore immaginabile) in cui si misura l’intensità del dolore (cliccare sull'immagine per espanderla):

  1. delle ultime 24 ore;
  2. del peggiore;
  3. del più lieve;
  4. di quello medio;
  5. quello del momento in cui si effettua il test.

Sede del dolore 

Segnare la sede del dolore su disegni del corpo umano.


Altre sette domande su scala numerica con 0 assenza di interferenza e 10 massima interferenza possibile.
Quanto cioè il dolore interferisce con i vari aspetti della vita:
  1. l’attività generale;
  2. l’umore;
  3. abilità a camminare;
  4. l’attività lavorativa;
  5. il sonno;
  6. i rapporti sociali;
  7. il gusto di vivere.
“Nulla è così facilmente sopportabile come il dolore degli altri”
François de La Rochefoucauld

CONSIDERAZIONI PERSONALI ALLA CLASSIFICAZIONE DEL DOLORE
Si legge "il dolore è cronico quando la causa che lo ha generato non è più risolvibile", ma alcune domande sono spontanee:
  1. prima era risolvibile e non è stata fatta la diagnosi nella “finestra di tempo utile?”.
  2. Quanto dura “la finestra”?
  3. Se la diagnosi (della causa primitiva) era complicata all’inizio è possibile che nel tempo il soggetto non abbia ancora avuto la corretta diagnosi?
In letteratura si legge: "Recent studies suggest that migraine may be associated with gastrointestinal (GI) disorders,
including irritable bowel syndrome (IBS), inflammatory bowel syndrome, and celiac disease."
Questo studio DICE che spesso l'emicrania è associata a disturbi gastrointestinali.

van Hemert, Breedveld AC, Rovers JM, Vermeiden BJ, Smits MG, de Roos NM. Migraine associated with gastrointestinal disorders:

review of the literature and clinical implications. Front Nueurol 2014 Nov. Quante volte il soggetto con emicrania andando dal neurologo si è sentito fare domande sulla propria funzionalità gastrointestinale? ….. se un soggetto va da tanti neurologi che (talvolta) non chiedono nulla del funzionamento gastrointestinale del paziente. Se questi ha l’emicrania per anni (non avendo riconosciuta la causa) si tratta di dolore acuto o cronico? Chi si occupa di terapia del dolore deve approcciare in maniera globale il paziente che ha davanti. La presenza di disturbi gastrointestinali è una realtà (talvolta subdola) con cui il professionista deve fare i conti. La celiachia negli ultimi anni è salita prepotentemente alla ribalta http://www.celiachia.it/public/bo/upload/aic%5Cdoc/CN_6.pdf e attualmente ci si trova a fare i conti anche con l’intolleranza al glutine non celiaca e i suoi rapporti con il dolore difficilmente trattabile andranno ancora approfonditi. Per leggere la classificazione internazionale delle cefalee andare su http://ihs-classification.org/it/02_klassifikation/01_inhalt/ nelle cefalee secondarie al capitolo 11 si legge: “Cefalea o dolori facciali attribuiti a disturbi di cranio, collo, occhio, orecchio, rinosinusite, denti arcate dentarie e strutture correlate, cefalea o dolori facciali attribuiti a disturbi dell’articolazione temporomandibolare (ATM). Lettore con emicrania che sei andato dal neurologo, quante volte ne hai visto uno che indagava se l’emicrania è dovuta a patologia dentaria OPPURE a disordine temporomandibolare (ATM)?

Chronic Pain Grade Scale

Si accenna per completezza anche a questa scala segnalando che alcuni valori utilizzati nel punteggio di disabilità sono stati adattati dalla Multidimensional Pain Inventory che sembra essere di più facile valutazione e che indaga all’incirca le stesse cose.

è una “doppia scala di valutazione” che misura la gravità del dolore cronico in tutte le situazioni (muscoloscheletriche, temporomandibolari, cefalee, ecc.) prendendo in considerazione intensità del dolore (Chronic pain grade questionnaire CPG) e la disabilità da esso indotta (Functioning Disability and Health ICF)I pazienti vengono classificati in 5 categorie che vanno da 0 (assenza del dolore) a IV (alta disabilità gravemente invalidante). I risultati si hanno sia attraverso domande che fa l’operatore che attraverso schede che il paziente compila da se (autosomministrate).

La categoria viene assegnata a secondo delle risposte alle 7 seguenti domande:
  1. Come classifichi il tuo dolore in questo momento su una scala da 0-10 con 0 assenza di dolore e 10 il massimo dolore pensabile?
  2. Negli ultimi 6 mesi, come hai valutato l’episodio di dolore massimo su una scala 0-10 valutata come sopra?
  3. Negli ultimi 6 mesi, ccome hai valutato il dolore medio su scala 0-10?
  4. Quanti giorni negli ultimi 6 mesi non siete stati in grado di effettuare le vostre abituali attività (lavoro, scuola, lavori domestici) per questo dolore?
  5. Negli ultimi 6 mesi, quanto questo dolore ha interferito con le attività quotidiane su una scala 0-10 dove 0 è ‘nessuna interferenza’ e 10 è ‘massima interferenza’?
  6. Quanto negli ultimi 6 mesi, questo dolore ha ridotto/impedito la sua capacità di prendere parte alle attività ricreative in famiglia e sociali, dove 0 è ‘nessun cambiamento’ e 10 è ‘cambiamento massimo’?
  7. Come ha questo dolore negli ultimi sei mesi ha cambiato la capacità di lavorare (tra cui i lavori domestici), dove 0 è ‘nessun cambiamento’ e 10 è ‘cambiamento massimo’?
 Punteggio

Le valutazioni si fanno attraverso tre sottoscale:

  • punteggio dell’intensità del dolore, che varia da 0-100, è calcolato come intensità media tra il dolore peggiore e il dolore medio riportato;
  • il punteggio di invalidità, che varia da 0-100, è calcolato come media valutazione per difficoltà a svolgere ogni giorno, le attività sociali e di lavoro;
  • Punteggio di invalidità, che varia da 0-3, somma il punteggio di disabilità con il numero dei giorni in cui il soggetto è stato disabile.

Meriti e demeriti

È uno strumento valido e affidabile che si compila facilmente (in meno di 10 minuti) consentendo la valutazione del dolore cronico, l’analisi dei cambiamenti qualitativi nel tempo (se il test viene ripetuto). Valuta inoltre l’impatto del dolore sulla vita quotidiana sulle attività sociali e di lavoro.

 

Una versione italiana è stata sviluppata per valutare la gravità nei pazienti con dolore cronico Salaffi FF, Stancati AF, Grassi W. Reliability and validity of the Italian version of the Chronic Pain Grade questionnaire in patients with musculoskeletal disorders. Clin Rheumatol 2006;25:619–31

Sviluppo

Le interviste sono state condotte con pazienti di cure primarie con il mal di schiena, mal di testa, e il disordine temporomandibolare. 



Dr. Daniele Tonlorenzi dentista Massa Carrara

Per maggiori informazioni contattami http://www.danieletonlorenzi.it/contattami/

Le Neuroscienze e la Dignità dell’Uomo.

Posted on : 06-04-2012 | By : Daniele | In : Eventi, news dalla scienza

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Recenti esperimenti effettuati da numerosi ricercatori stanno portando nuove acquisizioni su possibili terapie innovative nelle situazioni di danno cerebrale.

Gli Amici di Elsa http://www.aamiel.org/ e l’Associazione Scienza e Vita di Pontremoli Lunigiana www.scienzaevitalunigiana.it hanno organizzato un confronto di altissimo livello.

Organizzatore scientifico dell’evento è il prof Marcello Brunelli che ha coinvolto molti membri dell’Accademia dei Lincei (compreso il Presidente) e scienziati provenienti da tutto il mondo.

Si spera nella partecipazione in videoconferenza di videoconferenza di premi Nobel (Kandel e/o Rita Levi Montalcini).

Il giorno successivo sarà un confronto tra le associazioni dei disabili e la le realtà sociali, politiche e dei media.

Iª sessione

“Il viaggio delle Neuroscienze” 

Sala Consigliare Municipio S. Pertini

AULLA Venerdì 11 maggio

Tavola rotonda

Coordinamento I Sessione

 Prof. Brunelli Marcello

  Dr Tonlorenzi Daniele 

Ore 09.00 Saluti Autorità e presentazioni

Breve presentazione dei partecipanti

Prof. MARCELLO BRUNELLI Già Professore Ordinario di Fisiologia Generale e Neurobiologia – Università di Pisa. Laureato con lode alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Negli anni 1974 1975 e 1976 collabora con il Prof. E. Kandel nei laboratori della New York University e come Visiting Professor alla Columbia University, Medical School. Dal 1983 al 1986 sostituisce il Prof. Moruzzi nella funzione di Direttore dell’Istituto di Fisiologia, dell’Università di Pisa. Coordinatore di progetti di ricerca nell’ambito delle Neuroscienze con:National Science Foundation – CNR, Italia – prof. A. Mauro, Full Professor della Rockefeller University (N.Y. – USA);Accademia delle Scienze Mediche di Mosca.1997-2000 Direttore del Corso di Dottorato di Ricerca in Neuroscienze di Base sede unica Università di Pisa.2004-2008 Direttore del Corso di Dottorato di Ricerca in Neuroscienze Base e dello Sviluppo-Università di Pisa.Autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.

Dr. Daniele Tonlorenzi Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Pisa 1988. Odontoiatra libero professionista. Perfezionato in Chirurgia Parodontale e Implantologia presso l’Università di Genova nel 1995. Collabora con il Prof. Marcello Brunelli dal 2004. Docente nel corso di “Tecnico di posturometria” Università di Siena e a master universitari al S. Raffaele, e università di Chieti. È stato relatore a congressi nazionali ed internazionali. Con il Prof. Marcello Brunelli ha trovato una via nuova del riflesso trigemino cardiaco denominata trigemino cardiac proprioceptive reflex che sembra in grado di avere risvolti sul controllo del dolore, la circolazione cerebrale e le malattie ipertensive. Queste cose necessitano di uno studio veloce perché queste patologie mettono in discussione la sostenibilità del sistema sanitario internazionale.

Prof. Mariano Alcaniz Istituto Interuniversitario de Investigacion en Bioingenieria y tecnologia orientada al Sr Humano (Valencia)

Prof. Nicolas G. Bazan MD.PhD Director neuroscienze center of excellence , Professor of Ophthalmology, biochemistry and molecular biology and neurology(New Orleans).

Prof. Tim Bliss dirige il dipartimento di neuroscienze del Natiomal Institute for medical Reserch di Londra

Prof. Jack Byrne University of Texas Health Science Center au Houston, Direttore dipartimento neuroscienze.

Prof. Pierre Rabischong, Prof. di Neuroanatomia, preside ad Honorem della facoltà di medicina e chirurgia di Montpellier:

Dr. Mario Milco D’Elios Ricercatore alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, presso il Dip.to di Medicina Generale. Università di Firenze.

Prof. Lamberto Maffei  Presidente Accademia dei Lincei, Istituto CNR Neuroscienze Insitute PISA.

Prof. Piergiorgio Strata membro Accademia dei Lincei. Direttore  National Institute of Neuroscience, Rita Levi Montalcini Roma

Prof. Paola Bagnoli Professore alla facoltà di scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, presso il Dip.to di Biologia Unità di Fisiologia. Università i Pisa.

Prof. Giovanni Berlucchi membro Accademia dei Lincei Università degli studi di Verona.

Prof. Giacomo Rizzolatti membro Accademia dei Lincei. Professore alla facoltà di Medicina e Chirurgia, presso il Dip.to di Neuroscienze – Sez. di Fisiologia. Università degli Studi  di Parma.

Prof. Leonardo Fogassi Professore ordinario Università di Parma.

ore 10.45 -11.00        coffee break

ore 11.00 -13.00        proseguimento delle relazioni scientifiche

Spazio di confronto studi ed eventuale videoconferenza premi nobel quali Kandel e/o Rita Levi Montalcini

ore 13 -14.30             pausa pranzo

ore 15.00-19.00        relazioni scientifiche e dibattito tra i relatori.

Conclusioni e programmazioni temi da sviluppare successivo appuntamento per proseguire i lavori di Ricerca nel campo delle riabilitazioni cognitive. Discussione del programma di ricerca delle Associazioni http://www.aamiel.org/ e www.scienzaevitalunigiana.it


IIª Sessione


AULLA

Sabato 12 maggio

Sala Consiliare Municipio S. Pertini

 “La ricchezza della diversità”

Coordinamento

    Manuela Bondielli

Cristian Ricci

Ore 09.00-09.30   Saluti Autorità e presentazioni

Ore 09.00-09.30   Saluti Autorità e presentazioni

Presidente della Regione Enrico Rossi

Presidente della Provincia Osvaldo Angeli

Sindaco di Aulla Roberto Simoncini

Sindaco Comune di Carrara Angelo Zubbani

 

Ore 09.45 Intervento Prof. Marcello Brunelli

Modera Giancarlo Biagini con la partecipazione di Eleonora Daniele

Card. Giuseppe Betori (Arcivescovo di Firenze) “La carità nella verità per un autentico servizio alla persona”

Dott. Cristian Ricci “La dignità di ogni vita”

Mons. Giovanni Santucci (Vescovo Massa Carrara Pontremoli) “L’amore della famiglia il centro della cura”

On. Massimo Polledri (Vicepresidente Commissione errori sanitari) “L’alleanza terapeutica tra famiglia, medico e paziente”

Dott. Maurizio Pittori (Presidente Associazione Figli Inabili Banca d’Italia) “Il dopo di noi”

Letizia Camarlinghi  Responsabile Assoc. Giovanni XXIII

Eurodeputato Claudio Morganti (Vicepresidente commissione disabilità al Parlamento Europeo) “La politica europea a sostegno della disabilità”

 

Ore 13.00 -14.30         pausa pranzo

Sessione pomeridiana

“Scienza e cuore”

Incontro – Sostegno – Conforto

ore 15.00-18.30

Ospite a sorpresa: un personaggio del mondo dello spettacolo

Monsignor Antonio Vigo “un uomo come noi”

Dr. Franco Giovannoni Neuropsichiatra infantile “sensibilizzare l’affido”

Ing. Boris Ginzburg presenta la sua innovativa riabilitazione in piscina il “metodo acquananda”

Antonio De Tanti Centro Riabilitazione Cardinal Ferrari – Parma ”Dare risposte eccellenti alle persone con disabilità e alle loro famiglie”

Giovanni Del Poggetto (Presidente Lucca Associazione Sindromi Autistiche) “Il metodo ABA”

Federica Bonazzi (Psicologa – psicoterapeuta) “L’assistenza psicologici alle famiglie con disabilità”

Maximilian Benassi Campione del mondo K1 2008 Testimonial associazione Amici di Elsa

Testimonianze dirette: Manuela Bondielli Presidente Amici di Elsa e altri…

Niki Costa

Altre informazioni su http://www.medicitalia.it/dtonlorenzi/news/2144

Finale in festa

Bigliolo – Chiesa di S. Donato

Ristoro per cuore, mente

LUNIGIANA (MS)

ore 19.30   Coro della Lunigiana presso la Chiesa di S. Donato

ore 20.30   Cena offerta dalla protezione civile di Massa

nel suggestivo borgo di Bigliolo, con la collaborazione di tutto il paese, ristoro, a base di prodotti tipici.

Con il patrocinio di:

     Medici Italia   Comune di Carrara  

Città di Aulla    Città di Pontremoli 

Provincia di Massa Carrara  Regione Toscana  

La carie, placca, batteri e pulizia

Posted on : 27-03-2012 | By : Daniele | In : Protesi

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Definizione di carie

Secondo l’OMS si tratta di una patologia causata da agenti esterni (la bocca è una cavità esterna come la cute perché in contatto con l’esterno) che insorge dopo che i denti sono erotti e che causa rammollimento di smalto e dentina (tessuti duri) formando una cavità.

Età colpite

colpisce tutte le età ed aumenta di pari passo con gli anni. Nei giovani, è la malattia infettiva cronica più frequente. Dati su campioni significativi di soggetti in età adulta sono assenti, probabilmente per la difficoltà a raccogliere informazioni in queste fasce di età. Col passare degli anni l’incidenza è comunque meno frequente rispetto all’età evolutiva.

Frequenza nella popolazione mondiale

E’ la patologia più diffusa al mondo, si ritiene che ne sia colpito il 90% della popolazione mondiale ed è perciò ritenuta una malattia importante nel quadro generale della sanità pubblica. Negli ultimi decenni si è osservata, nei paesi industrializzati, una riduzione della sua incidenza. Per spiegare questa riduzione si fa riferimento ai programmi di informazione e di prevenzione che sono stati attuati per migliorare l’igiene orale e per informare sul corretto consumo degli zuccheri.

Che cos’è la carie?

La carie è una malattia dovuta a diversi fattori (multifattoriale) che interessa i tessuti duri del dente causandone nel tempo, se non trattata, la distruzione e la perdita. Oramai è da tutti accertato che la carie è una malattia causata da diversi fattori tutti correlati tra loro.

1) particolari batteri patogeni (tra cui uno produce acido) che aderiscono alla superficie del dente attraverso la placca batterica;

2) cattive abitudini alimentari (troppi zuccheri, specie quelli “appiccicosi”) che “alimentano” tali germi;

3) uno smalto dentale più fragile potrebbe essere causato da una “fragilità dei tessuti dentali” che si è osservata familiarmente.

La placca batterica rappresenta il laboratorio biochimico, dove gli zuccheri vengono trasformati in acidi dalla flora batterica presente.

Fattori che aumentano il rischio di carie necessitando di richiami più frequenti:

assunzione di alcool, droghe, fumo.

La prevenzione si fa principalmente attraverso la pulizia

Lavare bene i denti serve per ridurre il numero dei batteri (carica batterica) e per allontanare i residui di cibo che hanno azione cariogena e non solo per avere l’alito profumato. Particolarmente importante è lavare i denti alla sera, per evitare che il cibo sia trasformato in placca durante la notte. Lo spazzolino deve essere con le setole di durezza media e la testina deve essere di dimensioni adeguate così da poter pulire con facilità tutte le superfici dei denti. Le tecniche e gli ausili per l’igiene domiciliare devono essere consigliati adattandoli alle necessità di ciascun paziente, tenendo conto della Sua manualità. Dato che movimenti scorretti o troppo vigorosi con lo spazzolino manuale possono dare traumi delle gengive e della mucosa ed abrasioni dei denti (zone di usura, recessioni del margine gengivale) talvolta può essere utile usare lo spazzolino monociuffo, per le zone della bocca di difficile accesso per il paziente, come nelle zone dietro i molari, nel palato, nella lingua, ecc. L’uso del filo interdentale riduce il sanguinamento (abbattendo la placca batterica), del 67% rispetto al 37% del solo spazzolamento. È l’unica cosa, in condizioni normali, in grado di pulire tra gli spazi dentali, che è la zona più fragile della gengiva. Se questi spazi sono ampi è indicato l’uso dello scovolino perché più efficace nel ridurre la placca batterica. La frequenza dell’igiene orale professionale va osservata con richiami a periodi variabili dai due ai dodici mesi secondo le capacità individuali di controllo della pulizia orale.

Il soggetto deve imparare a detergere la lingua con appositi pulisci lingua e a pulire e massaggiare le mucose dentali, almeno una volta al giorno.

Pulizia dei denti anteriori

La bocca va tenuta semiaperta e I denti vanno lavati a gruppi di 2-3 per volta, con lo spazzolino che va in senso verticale partendo dalla gengiva verso i denti. Particolare importanza al colletto dei denti (la zona tra dente e gengiva) e allo spazio interdentale, che va pulito attraverso l’uso di filo interdentale.

fig 2

L’uso del filo interdentale è particolarmente importante nel caso in cui il soggetto abbia i denti accavallati così da rendere più difficile la pulizia degli spazi interdentali.

fig 3

Ricordare che i denti hanno anche una faccia rivolta verso la lingua inferiormente(la zona dove è più facile riscontrare accumulo di placca) e verso il palato alla quale si deve prestare la massima attenzione.

fig 4

 

Pulizia dei denti posteriori

Anche nei denti posteriori l’operazione di pulizia deve togliere la placca dal colletto dei denti. Nell’arcata dentale superiore deve partire dall’alto ed andare verso il basso, in quella inferiore andare dal basso verso l’alto, nello stesso modo descritto per i denti anteriori fig 2. Si deve anche pulire le superfici masticanti dei denti posteriori, facendo andare lo spazzolino solo in un senso. Con movimenti avanti e indietro si rischia di togliere e rimettere la placca, pertanto si va solo dall’indietro all’avanti.

fig 5

Ho spazzolato bene?

Il controllo dell’efficacia dello spazzolamento si ottiene attraverso l’uso delle complesse rivelatrici di placca. Alla sera dopo aver lavato i denti sciogliere in bocca (di tanto in tanto) queste pastiglie è un buon segno per vedere se si è ottenuta una buona pulizia e se si mantiene nel tempo.

Prevenzione primaria (quella che previene l’insorgere della carie)

si effettua prevalentemente con tre metodiche:

  1. Fluoro profilassi sistemica (nei bambini) o locale (specie negli adulti). Questo argomento è molto dibattuto e si invita chi fosse interessato all’argomento a continuare su   http://www.danieletonlorenzi.it/?p=860.
  2. Sigillatura dei solchi, consigliata in età infantile.
  3. Riduzione dell’assunzione di cibi che contengono un’elevata quantità di zuccheri specie se rimangono “appicicate a lungo ai denti (es caramelle gommore sono peggiori dell’assunzione di bevande zuccherate) pulizia orale attraverso il regolare spazzolamento dei denti.

 

Bambini e adolescenti

È necessario informare i genitori sui comportamenti corretti di igiene:

  • Sconsigliare la somministrazione di bevande dolci con il biberon.
  • Nel periodo neonatale, quando non sono ancora presenti i denti in bocca, usare le garze umide per rimuovere i batteri dal cavo orale del neonato.
  • Ai 3 anni di vita la dentatura decidua è completa. A questa età è utile la prima visita odontoiatrica per spiegare al bambino come effettuare la corretta pulizia dei denti con spazzolino e dentifricio (sotto controllo dei genitori). Si passa dall’uso delle garzine passate dai genitori alle corrette tecniche di spazzolamento dei bambini. Da questa età si consigliano visite di controllo annuali, per motivare maggiormente i piccini allo spazzolamento ed effettuare (laddove il professionista lo ritenga necessario) le necessarie manovre di igiene dentale. Importante per la motivazione dei bambini e per consentire ai genitori il controllo della situazione spiegare l’uso dei rilevatori di placca.

Si consiglia di introdurre l’uso del filo interdentale agli 8 anni di età.

Applicare sigillanti nei solchi e nelle fossette dei denti cuspidati appena erotti (entro 2 anni dall’eruzione con controllo della loro integrità ogni 6-12 mesi).

Anche dopo i 6 anni, età in cui aumenta la propria autonomia, quando lava i denti da solo è necessaria la saltuaria supervisione dei genitori.

 

Prevenzione della carie nell’adulto

 

Le visite di controllo si possono effettuare una volta all’anno per i soggetti con denti sani e con buon livello di igiene orale. Il dentista controllerà ogni volta le tecniche di spazzolamento e l’uso di filo interdentale (o spazzolino scovolino) e raccomanderà di effettuare una corretta igiene orale (motivazione all’igiene orale). Sottoporrà il soggetto a sedute di igiene professionale. Controllerà l’alimentazione e l’assunzione della quantità degli zuccheri con la dieta. Incentiverà l’abbandono di abitudini viziate come il tabagismo. Controllerà inoltre la salute delle mucose orali e insegnerà al soggetto a casa di controllarsi.

Il soggetto a casa deve controllare di usare correttamente le tecniche di spazzolamento anche attraverso l’uso di pastiglie rilevatrici di placca. Controllerà inoltre le gengive e le altre parti della bocca (es. lingua, palato, ecc.) segnalando la presenza di anomalie o di modifiche di quelle già esistenti.

Nella gravidanza

è necessaria una particolare attenzione per i denti e le gengive perché l’aumento di estrogeni e progesterone, che avvengono nell’organismo della donna incinta possono modificare la saliva facilitando l’accumulo di placca e tartaro, con un rischio di carie e gengivite aumentato. Anche la necessità di fare piccoli spuntini tra un pasto e l’altro favorisce l’accumulo di placca. Le raccomandazioni per l’igiene orale, per un’alimentazione sana e bilanciata assumono una particolare importanza per la donna ed il nascituro.

Carie secondaria quella che si ripresenta (sotto un’otturazione o una corona)

I denti ricostruiti con otturazioni o protesi fisse (corone) presentano una probabilità maggiore di quelli sani di ripresentare carie e di necessitare (in quel caso) di ulteriori restauri successivi sempre più estesi, è necessario quindi (in questo caso) avere un’accorgenza particolare nella pulizia dei monconi ricoperti. Anche le otturazioni dentali, come le ricostruzioni protesiche, se non sono corrette espongono al rischio di carie secondarie anche delle radici, necessitando spesso il ricorso all’estrazione, oltre che ad aumentare la probabilità dell’insorgenza della piorrea in quel punto.

Altri fattori predisponenti

Affollamento dentale.

Presenza di malattie sistemiche (o il decadimento delle condizioni di salute generale) si ripercuotono sul cavo orale; diabete insulino-dipendente, HIV, neoplasie, deficit psichici, le patologie che deprimono il sistema immunitario (neutropenie), le collagenopatie.

Trattamenti terapeutici e farmacologici quali l’irradiazione cervico-facciale, i farmaci che riducono la salivazione (xerostomizzanti), l’uso cronico di cortisone e degli immunosoppressori possono portare alla perdita degli elementi dentari.

Abitudini nocive come l’uso di droghe o il fumo. Da segnalare che nei fumatori la mancanza di denti (edentulismo) è doppio rispetto ai non fumatori.

Cattive condizioni socioeconomiche.

I batteri e i meccanismi responsabili della carie sono prevalentemente:

  • Streptococco mutans che si lega alla superficie dello smalto e forma una rete di polisaccaridi a cui si legano molti altri microorganismi, dando luogo alla placca batterica.
  • Il lattobacillo produce un acido che causa lo sviluppo della carie.
  • Gli zuccheri diventano acidi per l’azione di batteri e provocano la demineralizzazione del dente e l’inizio della carie.
meccanismo di formazione della carie fig 1

Domanda frequente.

“Se la carie è una malattia causata da batteri, si può trasmettere?”
Risposta: NO
Abbiamo detto che i batteri che causano la carie sono presenti nel cavo orale di tutti!!! La differenza è nella quantità di placca, elevata se il livello di igiene orale è basso, bassa se il livello di igiene orale è elevato. Anche il fattore genetico, ossia la predisposzione ereditaria gioca un ruolo importante.

Evoluzione della carie.

Inizia con una lesione chiamat “White spot” che è un’aumentata porosità. Prima si dissolvono (si sciolgono) i prismi dello smalto per l’azione degli acidi prodotti dai batteri, poi si scioglie la sostanza interprismatica (quella che sostiene i prismi dello smalto), poi cominciano le crepe e le vere e proprie cavità. Una volta che la carie coinvolge la dentina avanza più velocemente
per la sua minor mineralizzazione rispetto allo smalto e per la presenza dei tubuli dentinali che favoriscono la diffusione della patologia.
I batteri e le tossine invadono la dentina distruggendo (con il procedimento sudescritto)
il tessuto dentinale. L’infiammazione pulpare causa la necrosi del tessuto in quanto la polpa è contenuta in una cavità dentinale rigida (non enespandibile) e con l’infiammazione che comporta edema e vasodilatazione non consente di guarire.
L’arteriola pulpare si strozza e causa la necrosi della polpa.

Dagli appunti del Dr. Enzo Di Iorio

I diversi gradi di lesione cariosa.

  • 1° grado quando la lesione coinvolge solo lo smalto;
  • 2° grado quando coinvolge lo smalto e la dentina;
  • 3° grado quando è coinvolta la polpa del dente pulpite.  In questo caso si ha la comparsa del dolore ed il dente va devitalizzato. Non è dannoso solo il contatto diretto dei batteri con la polpa dentale, è sufficiente l’azione svolta dalle tossine batteriche. Le pulpiti acute hanno un forte dolore lancinante, persistente, non localizzato, più forte di notte; le pulpiti croniche sono caratterizzate da dolore attenuato, intermittente cioé a volte è presente e a volte è inesistente.

Può causare complicanze:

 

  • Locali coinvolgendo la polpa dentale (il cosidetto nervo) fino a dare granulomi, ascessi e raramenti flemmoni; può successivamente essere coinvolto il parodonto (ascesso endoparodontale), il ligamento che lega dente ed osso mascellare e mandibolare.
  • Generali: l’infezione può causare infezione in organi a distanza (infezione settica odontogena).

Evoluzione della lesione cariosa

  1. Carie superficiale dello smalto che si decalcifica e si disgrega.
  2. Carie penetrante, la parte più esterna della dentina che si decalcifica e si distrugge.
  3. La polpa dentale (nervo) viene coinvolta (pulpite) e si trasforma in gangrena.
  4. Coinvolgimento del legamento che unisce il dente all’osso (parodonto).
lesione cariosa interpprossimale  fig 6
Nella radiografia si vede la superficie occlusale del dente ed un grosso buco tra i denti, che ha “bucato” lo smalto e coinvolto la dentina avvicinandosi alla polpa dentale. Quando anche questa sarà coinvolta si avrà il “mal di denti” classico molto doloroso.

Conseguenze della carie

  • Si ritiene sia responsabile del 50% delle perdite dentali; talvolta così importante da richiedere la necessità di estrazioni (anche multiple).
  • La presenza o l’assenza di denti e la loro integrità sono legati alla qualità di vita e al grado di autostima dei soggetti.

Altre cause di perdita di tessuto dentale (oltre la carie)

Correlazione tra perdita di denti e insorgenza di patologia dell’articolazione temporomandibolare

È soprattutto la mancanza di più molari (denti posteriori) a favorire (o accelerare) l’insorgenza di questa patologia, più frequente nel sesso femminile.

Ricordare infine che in ogni caso si deve eliminare qualsiasi cosa che taglia la lingua o le altre gengive (restauri rotti e/o taglienti, protesi incongrue ecc.).

 

Cosa controllare nell’adulto durante la visita odontoiatrica

Cosa controlla il dentista durante le visite:

 

  • I tessuti della bocca (lingua, gengive, ghiandole salivari).
  • La presenza di carie, intervenendo il più precocemente possibile.
  • Il grado di attenzione all’igiene orale per prevenire anche le malattie parodontali.
  • Effettua, laddove necessario, un trattamento professionale (scaling e root planing).
  • Presenza di parafunzioni orali (bruxismo e/o serramento) e quadri di malocclusione dentale, spesso associati ad altri quadri clinici (esempio cefalea ed emicrania).
  • Presenza di lesioni delle mucose orali. Qualora il soggetto vedesse anomalie di qualsiasi tipo nel cavo orale deve recarsi dall’odontoiatra o far vedere la lesione al medico di famiglia.
  • Eventuali terapie farmacologiche che possono portare a bocca secca (xerostomia) o immunosoppressione.
  • Occlusione e malocclusione e le sue eventuali correlazioni con disordini posturali.

 

Il successo a lungo termine di qualsiasi otturazione dentale (e delle protesi) dipende da:

  • precisione con la quale le carie sono state curate;
  • dal mantenimento scrupoloso al quale vengono sottoposte le otturazioni dentali nel tempo. Dato che si tratta di un corpo estraneo, questi subisce un deterioramento. Deve pertanto essere mantenuto con un’igiene orale, superiore a quella necessaria per i denti senza otturazioni. Il controllo continuo nel tempo, serve per reintervenire precocemente, laddove necessiti, eventuali anomalie o condizioni di igiene orale inadeguate.

 

Si ringrazia il Dr. Enzo Di Iorio per l’aiuto nella parte redazionale.

Carie e fluoro

Posted on : 23-03-2012 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Cos’è il fluoro

Il fluoro è un gas giallo pallido, poco più pesante dell’aria, tossico, di odore penetrante ed estremamente aggressivo. George Agricola lo descrisse per primo nel 1529 come gas che favorisce la fusione di metalli o minerali. L’isolamento del fluoro avvenne molti anni più tardi, perché altamente corrosivo per i metalli dove si cercava di isolarlo.

 Meccanismo d’azione del fluoro

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche americano insiste sul fatto che Il fluoro è il più corrosivo e il più reattivo di tutti gli elementi e pericolosa è la forte competizione con lo ione calcio, a cui si sostituisce in diversi enzimi provocando danno. In ossa e denti il fluoro questa sostituzione trasforma l’idrossiapatite in fluoroapatite. I livelli di sicurezza del fluoro non sono stati determinati con sicurezza. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche americano termina questo studio consigliando caldamente una riconsiderazione immediata relativa al rischio-beneficio della supplementazione di fluoro nella dieta umana. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21288074

Impiego bellico:

  1. Il primo uso fu quello di arma chimica, gas nervino. Come altri gas velenosi, rilascia alte dosi di fluoruro nell’organismo che bloccano l’attività enzimatica provocando anche danni cerebrali, polmonari e cardiaci, fino a poter causare la morte se ingerito in dosi eccessive.
  2. Nella II guerra mondiale si rivelò indispensabile nell’arricchimento dell’uranio.

Il fluoro è nell’elenco dei composti da smaltire secondo legge per proteggere l’ambiente e la salute umana. http://www.sistri.it/Documenti/Allegati/Decreto_Legislativo_205_del_3_dicembre_2010.pdf

 

Il problema delle scorie.

Anche negli Stati Uniti c’era questo problema, smaltire le scorie di fluoro, quando un dentista di nome Dean, fu mandato, dal governo, in una regione del Texas con le acque ricche di questo gas, per approfondire la questione. Il professionista descrisse dei denti scuri, condizione che chiamò fluorosi, che aveva però il vantaggio di presentare meno carie.  Il vecchio articolo è disponibile online all’indirizzo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1624995/?tool=pubmed

Attualmente i pareri sono molto discordi sugli effettivi vantaggi dell’arricchimento di fluoro per la prevenzione della carie, perché?

Una risposta è contenuta nel lavoro del Dr. Phyllis Mullenix’s. L’articolo ha il titolo “Fluoride Poisoning: A Puzzle with Hidden Pieces” pubblicato su International Journal of Occupational and Environmental Health,  nel 2005. Il solo titolo “Un puzzle con pezzi nascosti” indica una possibile spiegazione.

Una gran confusione

Se si cerca i valori tossici del fluoro si presentano grosse anomalie. La legge italiana vieta la commercializzazione di acque che contengano una quantità di fluoro superiore ad 1,5 mg per litro, http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/01031dl.htm allegato 1 parte B.

Per quello che riguarda la concentrazione di acque da far affluire in discarica http://archivio.ambiente.it/impresa/monografie/rifiuti/dalessandris4.htm (Dlgs 36/2003 – D.M. 13/03/2003) il testo di legge indica nella Tabella 1– art. 2 dm 13 marzo 2003 Limiti di concentrazione nell’eluato “per l’accettabilità” in discariche per rifiuti inerti il limite di 1 mg per litro per i fluoruri. Davvero una gran confusione.

 

Gossip sul fluoro

Prima della seconda guerra si dice che l’inquinamento ambientale da fluoro aveva già causato diverse vertenze legali e che il suo smaltimento era già obbligatorio, causando ad una multinazionale che produceva alluminio un notevole esborso in dollari. Con lo scoppio della guerra la ditta che produceva questo metallo si trovò a dover aumentare la produzione per la costruzione di aerei e di altri componenti bellici. Il fluoro è indispensabile all’industria dell’alluminio e l’alluminio era indispensabile per fare la guerra. Ecco allora che online compare il nome della multinazionale maggior produttrice al mondo di alluminio come si può leggere su http://dillsnapcogitation.wordpress.com/2009/11/04/edward-bernays-professional-poisoner-of-the-public-mind/ (chi non conosce l’inglese può fare il copia incolla con il motore di traduzione di google). Un terribile “nipotino”di Freud che si chiamava Edward Louis Bernays aveva scritto nel suo libro Propaganda che: “La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse è un elemento importante nella società democratica.” Avendo queste idee c’è da pensare che  per raggiungere l’obiettivo non andasse tanto per il sottile. Dal gossip online si dice che gli autori degli articoli pro fluoro fossero dipendenti di quella multinazionale.

 

Vantaggi dall’integrazione col fluoro? 

L’unico modo per non cadere nel gossip è di andare sul sito di medicina PubMed http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed e digitare “Fluoride prevents tooth decay review”. Si trovano articoli che analizzano con criteri scientifici quanto finora scritto. Solo sette lavori di analisi negli ultimi 20 anni:

1)      Il primo lavoro si preoccupa dei rischi tossicologici derivanti dagli fluoro per effettuare una corretta sorveglianza epidemiologica per il dentista e la fluorosi scheletrica verrebbe sistematicamente condotta in fluoro -zone colpite.

2)      Questa recensione conferma che il dentifricio fluorato è utile nella prevenzione della carie dei bambini e degli adolescenti, ma in modo statisticamente significativo quando le concentrazioni del fluoruro sono di almeno 1000 ppm. Concentrazioni maggiori sono ancora più efficaci. La decisione di usare fluoro a queste concentrazioni devono tener conto della tossicità che questi livelli di fluoro possono dare nei bambini sotto i 6 anni.

3)      Le prove dei vantaggi (nella prevenzione della carie) dell’integrazione con il fluoro non sono forti. La comparsa di fluorosi dentale è un effetto collaterale significativo, pertanto l’utilità dell’integrazione con i fluoruri è da riesaminare.

4)      È chiaramente a favore del fluoro che funziona (secondo questa analisi) nei soggetti di tutte le età.

5)      Questa recensione sostiene l’importanza dell’uso quotidiano con spazzolino e dentifricio al fluoro per prevenire la carie dentale, anche se gli studi sono limitati a bambini e adolescenti.

6)      Le prove sull’efficacia del fluoro sono deboli.

7)      Il fluoro è efficace nella prevenzione della carie, ma bisogna stare attenti (c’è una certa pericolosità) nel suo uso.

 

I danni da fluoro

Fluorosi dentale

I denti presentano chiazze di colorazione giallo-marrone e perdita di smalto (corrosione). Nel file  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3116870/figure/pone-0021085-g005/ si può vedere l’aspetto dei denti colpiti da fluorosi. Dal 2002 il Ministero della Salute del Belgio ha vietato l’uso del fluoro come integratore riconoscendo il pericolo di possibili danni in altri organi come le ossa (osteoporosi) e conseguenze negative sul Sistema Nervoso Centrale. Le autorità sanitarie olandesi, finlandesi e svedesi nel ’98 hanno stabilito che i medici prescrivessero gli integratori al fluoro, solo in casi eccezionali. http://www.amicidibrugg.it/castagnola/materiale/13_14.pdf

La fluorosi scheletrica

È caratterizzata da un ispessimento della membrana che avvolge le ossa (periostio), calcificazione dei tendini e ligamenti ecc. Sono presenti dolori articolari e muscolari e nelle intossicazioni gravi, tutto lo scheletro può essere colpito da deformità invalidanti, anche in età pediatrica, con grave impatto sulla salute e la qualità della vita.

Sospetti di danno nel Sistema nervoso centrale

Uno studio di febbraio 2012 indica nel possibile aumento del fluoruro di sodio nelle cellule nervose una possibile causa di necrosi cellulare. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22356551 Il lavoro dell’uomo ha fatto aumentare i livelli dei composti arsenicali e dei fluoruri nell’ambiente e la loro azione congiunta espone a danni che andranno approfonditi.

Effetti del fluoro sulla funzione tiroidea

Il crescente uso di fluoro per la prevenzione delle carie dentali potrebbe legarsi allo iodio ed essere tossico per la funzione della ghiandola tiroidea. Ci sono alcuni rapporti basati su osservazioni casuali che il fluoro è induce il gozzo nell’uomo, ma non ci sono dati certi. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6384648  Un altro studio oltre a correlare aumento del fluoro a problemi tiroidei, ipotizza anche una correlazione   con alcune disfunzioni del sistema cardiovascolare, come aritmie o sincope. Secondo questo studio i soggetti con fluorosi dovrebbero essere monitorati in termini di QT lungo e intervalli QTc. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21342861

L’Associazione Consumatori Codacons fa presente che un  decreto Ministeriale stabilisce che i dentifrici contenenti tra lo 0,1% e lo 0,15% di fluoruro devono riportare obbligatoriamente dicitura “Controindicato nei bambini’ in etichetta. Il Codacons ha svolto in questi giorni dei controlli a campione per verificare se le confezioni dei dentifrici in commercio nel nostro paese rispettino o meno le indicazioni previste dalla legge a tutela della salute dei bambini, constatando, purtroppo, la violazione delle norme da parte di alcuni marchi famosi. http://consumatori.myblog.it/archive/2009/10/20/dentifrici-il-codacons-chiede-chiarimenti-sul-fluoro-al-mini.html

 

Per richiesta informazione scrivere a daniele.tonlorenzi@libero.it

 

 


 

Il dolore cronico e il dolore ATM (temporomandibolare).

Posted on : 13-03-2012 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Dolore all’articolazione temporomandibolare e sintomi correlati

Secondo il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanita’  i disordini temporo-mandibolari (DTM) coinvolgano oltre il cavo orale altri distretti muscolo scheletrici e sono la principale causa di dolore della regione orofacciale compresi la testa, il viso e le strutture collegate. Questa patologia è sottostimata (sempre secondo il Ministero) ed evidentemente molti pazienti con grave compromissione della qualità della vita sono indirizzati presso altri specialisti. http://www.quadernidellasalute.it/download/download/7-gennaio-febbraio-2011-quaderno.pdf  La cervicalgia è spesso correlata a malocclusione dentale http://www.danieletonlorenzi.it/?p=169 così come la cefalea http://www.danieletonlorenzi.it/?p=449 In caso di riduzione di apertura della bocca e/o movimenti asimmetrici tra parte destra e sinistra, dolore e/o affaticamento dei muscoli masticatori o rumore all’articolazione temporomandibolare, sono presenti dolori atipici come cefalee, dolori facciali, cervicali, della spalla, ecc http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

 

 Generalita’ sul dolore

Molti pazienti soffrono di dolore cronico da molto tempo, spesso non sono ne ascoltati ne compresi dal medico di famiglia e dalle persone vicine. Sta succedendo qualcosa che il paziente  non riesce a capire, si sente “compatito” da chi gli sta intorno e dai medici che lo visitano, spesso non credono al suo dolore. Depresso? Forse…. Chi non lo sarebbe se da molto tempo soffre così tanto da avere compromessa la qualità della vita?  Frustrato e sfiduciato di sicuro. Capire il meccanismo alla base del dolore è difficile anche se la letteratura scientifica abbonda di studi e linee guida. Il medico dovrebbe ascoltare, non accontentarsi di dire “è dolore psicosomatico”, “sono gli osteofiti”, “le alterazioni della cartilagine”, “è l’ernia lombare”. Se l’ernia lombare è responsabile di dolore, come è possibile che abbia un andamento ciclico? Perché per venti giorni c’è dolore e per tre mesi scompare? Che l’ernia sia scomparsa? Difficile pensarlo. Trovare un medico che ascolta, che capisce e che spiega cosa sta succedendo, che cura con le terapie appropriate e che ne conosce gli effetti, che indica le indagini e/o lo specialista adatto, che informa sugli gli effetti, che condivide le decisioni terapeutiche e le scelte del paziente non sempre è facile. Il professionista deve sforzarsi anche di capire cosa succederà, cercando di dare speranze e non illusioni, informando continuamente (dedicando molto tempo) il paziente dell’evoluzione della terapia. Il soggetto deve percepire che l’operatore si sta prendendo cura di lui in modo personalizzato. Solo allora la qualità della vita e le relazioni sociali potranno migliorare. Se inserito in questo contesto anche lo psicologo (o lo psichiatra) ha un senso logico ed il paziente non ha diffcioltà ad accettarlo. Seguendo questa strada molti soggetti che soffrono molto potrebbero essere curati, ma garantire che sia possibile una cura per tutti non è possibile. Un approccio logico sarebbe quello di lavorare sulla diversa soglia del dolore che ogni paziente manifesta.

Fattori che migliorano la soglia del dolore:

  • Una buona qualità del sonno;
  • Un buon tono dell’umore;
  • L’empatia che il professionista sa trasmettere al soggetto; dal greco en “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”. Empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos ”sofferenza o sentimento”);
  • Sentire la presenza e la comprensione dei familiari;

Fattori che abbassano la soglia del dolore:

  • Alterazioni biomeccaniche concomitanti (es. scoliosi del rachide, malocclusione dentale, ginocchio o piede varo o valgo, ecc.);
  • Astenia;
  • Insonnia;
  • Ansia;
  • Paura;
  • Tristezza;
  • Depressione;
  • Isolamento.

Il dolore utile è quello che segnala:

  • Il rischio di perdita della integrità psico-fisica (la compromissione della salute).
  • Pericoli che possono insidiare la sopravvivenza
  • Spesso è il primo sintomo di malattia. Avvisa cioè il corpo che è presente un male nascosto, il dolore quindi non va “spento” ma si deve indagarne la causa.

Dolore inutile è quello cronico, che da tanto tempo ha perso la sua funzione di sentinella e diventa:

  •  malattia nella malattia
  • causa di sofferenza cronica, invalidante e umiliante

Spesso non ci permette di:

  • vivere,
  • condividere con gli altri,
  • sperare,
  • pensare.
Per terminare un corretto approccio al dolore temporomandibolare deve comprendere un modello medico multidisciplinare simile a quello utilizzato per altre patologie muscolo-scheletriche. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9151272 quindi le linee guida internazionali prevedono esercizi di ginnastica leggere http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/

Scienza, magia e pregiudizi. Il rovescio della medaglia.

Posted on : 29-02-2012 | By : Daniele | In : filosofia della scienza

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Spesso la cronaca ci racconta di maghi e stregoni, che ostacolano l’evoluzione del progresso. Ma c’è un rovescio della medaglia.

Quando qualcuno ha un concetto di innovazione radicale spesso la novità si scontra con i pregiudizi. Scriveva Benedetto Croce, che ”La maggior parte dei professori hanno definitivamente corredato il loro cervello come una casa nella quale si conti di passare comodamente tutto il resto della vita; da ogni minimo accenno di dubbio… diventano nemici velenosissimi, presi da una folle paura di dover ripensare il già pensato e doversi mettere al lavoro“. Kenneth Galbraith, nel suo libro Money, la definisce come la sindrome di Belmonte, un (allora) famoso professore di economia con una cattedra, una bella casa nel campus universitario, una bella famiglia, il rispetto di colleghi universitari e studenti, perché cambiare idea, visto che gli aveva permesso di arrivare a tutto ciò? Una  nuova teoria avrebbe finito per toccare interessi e privilegi consolidati.

Keynes, nella sua teoria generale, scrisse testualmente: ”bandire dalle menti ciò che è ovvio, è , infatti, una ben maggiore manifestazione di potenza di un’idea che introducesse tra le nozioni comuni degli uomini ciò che è recondito e remoto“. Voleva dire che si deve essere molto più potenti e strillare molto di più per negare l’ovvio che per sostenerlo.

L’Inghilterra è piena di ragazzini che possono portare messaggi“ così Sir William Preece, uno dei più importanti scienziati inglesi della fine dell’ottocento, ingegnere capo del British Post Office, rispose a Graham Bell quando questi gli propose il telefono che Meucci aveva scoperto ma che lui aveva brevettato. Lo stesso “grande scienziato” (Sir William Preece) disse che la lampadina è “un’idea completamente idiota“.

Michael Faraday ebbe una storia complessa. Di famiglia poverissima che non poté dare l’istruzione di base ai figli, trovò lavoro in una rilegatoria e li leggeva (nelle poche ore libere) tutto quello che gli passava tra le mani. Un articolo sull’elettricità pubblicato sull’Enciclopedia Britannica gli cambiò la vita e cambiò la vita del mondo. Convinto a dedicare la sua vita alla scienza, chiese lavoro al direttore della Royal Institution di Londra, Sir Humphrey Davy che lo assunse. Era troppo bravo e il suo datore ne era invidioso. Era così ignorante che nel suo libro “Ricerche sperimentali sull’elettricità”, non si azzardò ad inserire neppure un’equazione. “Così ignorante e così ambizioso, come si permetteva?” Fu accusato di essere un ciarlatano.  In seguito James Clerk Maxwell scrisse le famose equazioni  che descrivono il campo elettromagnetico. In tutto il mondo ora si produce corrente elettrica facendo muovere un magnete in avvolgimento. Ignaz Semmelweiss, un medico svizzero, nella metà dell’ottocento, diceva che un numero rilevante di puerpere morivano perché i medici non si lavavano le mani prima del parto, causando setticemia. Troppe case, famiglie carriere, onori e successi erano a rischio. Dapprima si disse essere un ciarlatano, ma quando pubblicò il suo libro sull’argomento, fu dichiarato pazzo e rinchiuso in un manicomio. Durante una colluttazione con un infermiere fu ferito e morì di setticemia.

I fratelli Write erano dei semplici meccanici di biciclette, come potevano permettersi di occuparsi di ingegneria? Tra il 1903 ed il 1905 avevano già fatto volare tante volte il loro aereoplano, ma gli eminenti scienziati dell’epoca non potevano che deriderli. Sulle più importanti riviste scientifiche (es. Scientific American e New York Heraldry) gli “uomini di scienza” parlavano di una frode perpetrata in danno dei gonzi che credevano che un oggetto più pesante dell’aria potesse volare. Un presidente della Repubblica americana, Theodore Roosvelt, nel 1908 fece una cosa insolita, ordinò che fosse eseguita una pubblica dimostrazione a Fort Myers. Chissà come ci rimase male l’illustrissimo professore di matematica ed astronomia alla Johns Hopkins University, Simon Newcomb, che qualche settimana prima  aveva pubblicato un articolo sul The Independent che “dimostrava” scientificamente l’assoluta impossibilità che l’uomo potesse volare con un motore. Ma oramai la realtà del volo era un fatto acquisito. I meccanici di biciclette avevano fatto cose “impossibili” per la scienza.

Vorrei completare queste considerazioni sulla scienza citando ”Dall’analisi de VITA DI GALILEO” di Bertolt Brecht, dove si legge: “Dopo i vari inchini del caso, Galileo, il matematico e il filosofo cominciano a discutere animatamente: il primo sostenendo che il modello aristotelico-tolemaico non è veritiero e che le prove di ciò si hanno guardando nel telescopio, gli altri due, invece, non accettano di guardarci, ritenendo addirittura che esso sia truccato, mentre vogliono continuare la disputa scientifica a parole e non con i fatti. In questo modo Galileo non ha modo di provare le sue tesi, così arriva per Cosimo e il suo seguito il momento di andare senza che alcuno abbia guardato nel telescopio. Ma il ciambellano promette a Galileo che il Granduca avrebbe richiesto l’opinione di Padre Cristoforo Clavio, astronomo capo del Sacro Collegio in Roma.” http://albytosck.altervista.org/skuola/schede%20libro/brecht/galileo.htm La storia è finita con l’abiura di Galileo Galilei Letta il 22 giugno 1633.

La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo.

Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.

Albert Einstein

 

 

Gengivite, piorrea, polmonite

Posted on : 01-01-2012 | By : Daniele | In : area medica, news dalla scienza

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Nel 1986 un gruppo di francesi http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3460159  studiò le gengive di un gruppo di 38 pazienti con polmonite. I risultati suggerivano la correlazione. Veterinari della Kansas State University http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed correlarono/9779540 studiarono gli effetti delle malattie parodontali (gengiviti e piorrea) sulle malattie generali.  Trovarono compromissioni sul  sistema cardiovascolare e i tessuti placentari. Conclusero che la cavità orale può essere un serbatoio per lo sviluppo di polmonite batterica. Da allora diversi studi hanno riconosciuto che l’infezione da parodontite può influenzare il decorso di una serie di malattie sistemiche, quali:

  • malattie cardiovascolari, http://www.danieletonlorenzi.it/?p=705;
  • cerebrovascolari;
  • vasculopatia ateromatosa,
  • polmonite batterica;
  • il diabete mellito;
  • osteoporosi;
  • addirittura studi statistici hanno dimostrato che donne con piorrea possono non rimanere incinta http://www.danieletonlorenzi.it/?p=734

Alcune correlazioni sono chiare, altre necessitano studi di approfondimento. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14646984 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11908364 Alla presentazione dello studio di Samit, presentato a Boston al meeting annuale dell’Infectious Diseases Society of America,il direttore generale della fondazione britannica per la salute dentale, Nigel Carter ha presentato uno studio su 37 soggetti partendo da un dato di fatto. Durante i mesi invernali siamo tutti soggetti a raffreddori, tosse e virus a causa del calo della temperatura. In questo periodo dell’anno mantenere una buona salute del cavo orale aiuta ad evitare malattie. Lavarsi i denti, per due minuti almeno due volte al giorno, passare regolarmente il filo interdentale, far controllare la salute delle gengive dal dentista, assume d’inverno un’importanza particolare.

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