Il dolore cronico e il dolore ATM (temporomandibolare).

Posted on : 13-03-2012 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Dolore all’articolazione temporomandibolare e sintomi correlati

Secondo il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanita’  i disordini temporo-mandibolari (DTM) coinvolgano oltre il cavo orale altri distretti muscolo scheletrici e sono la principale causa di dolore della regione orofacciale compresi la testa, il viso e le strutture collegate. Questa patologia è sottostimata (sempre secondo il Ministero) ed evidentemente molti pazienti con grave compromissione della qualità della vita sono indirizzati presso altri specialisti. http://www.quadernidellasalute.it/download/download/7-gennaio-febbraio-2011-quaderno.pdf  La cervicalgia è spesso correlata a malocclusione dentale http://www.danieletonlorenzi.it/?p=169 così come la cefalea http://www.danieletonlorenzi.it/?p=449 In caso di riduzione di apertura della bocca e/o movimenti asimmetrici tra parte destra e sinistra, dolore e/o affaticamento dei muscoli masticatori o rumore all’articolazione temporomandibolare, sono presenti dolori atipici come cefalee, dolori facciali, cervicali, della spalla, ecc http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

 

 Generalita’ sul dolore

Molti pazienti soffrono di dolore cronico da molto tempo, spesso non sono ne ascoltati ne compresi dal medico di famiglia e dalle persone vicine. Sta succedendo qualcosa che il paziente  non riesce a capire, si sente “compatito” da chi gli sta intorno e dai medici che lo visitano, spesso non credono al suo dolore. Depresso? Forse…. Chi non lo sarebbe se da molto tempo soffre così tanto da avere compromessa la qualità della vita?  Frustrato e sfiduciato di sicuro. Capire il meccanismo alla base del dolore è difficile anche se la letteratura scientifica abbonda di studi e linee guida. Il medico dovrebbe ascoltare, non accontentarsi di dire “è dolore psicosomatico”, “sono gli osteofiti”, “le alterazioni della cartilagine”, “è l’ernia lombare”. Se l’ernia lombare è responsabile di dolore, come è possibile che abbia un andamento ciclico? Perché per venti giorni c’è dolore e per tre mesi scompare? Che l’ernia sia scomparsa? Difficile pensarlo. Trovare un medico che ascolta, che capisce e che spiega cosa sta succedendo, che cura con le terapie appropriate e che ne conosce gli effetti, che indica le indagini e/o lo specialista adatto, che informa sugli gli effetti, che condivide le decisioni terapeutiche e le scelte del paziente non sempre è facile. Il professionista deve sforzarsi anche di capire cosa succederà, cercando di dare speranze e non illusioni, informando continuamente (dedicando molto tempo) il paziente dell’evoluzione della terapia. Il soggetto deve percepire che l’operatore si sta prendendo cura di lui in modo personalizzato. Solo allora la qualità della vita e le relazioni sociali potranno migliorare. Se inserito in questo contesto anche lo psicologo (o lo psichiatra) ha un senso logico ed il paziente non ha diffcioltà ad accettarlo. Seguendo questa strada molti soggetti che soffrono molto potrebbero essere curati, ma garantire che sia possibile una cura per tutti non è possibile. Un approccio logico sarebbe quello di lavorare sulla diversa soglia del dolore che ogni paziente manifesta.

Fattori che migliorano la soglia del dolore:

  • Una buona qualità del sonno;
  • Un buon tono dell’umore;
  • L’empatia che il professionista sa trasmettere al soggetto; dal greco en “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”. Empateia, a sua volta composta da en-, “dentro”, e pathos ”sofferenza o sentimento”);
  • Sentire la presenza e la comprensione dei familiari;

Fattori che abbassano la soglia del dolore:

  • Alterazioni biomeccaniche concomitanti (es. scoliosi del rachide, malocclusione dentale, ginocchio o piede varo o valgo, ecc.);
  • Astenia;
  • Insonnia;
  • Ansia;
  • Paura;
  • Tristezza;
  • Depressione;
  • Isolamento.

Il dolore utile è quello che segnala:

  • Il rischio di perdita della integrità psico-fisica (la compromissione della salute).
  • Pericoli che possono insidiare la sopravvivenza
  • Spesso è il primo sintomo di malattia. Avvisa cioè il corpo che è presente un male nascosto, il dolore quindi non va “spento” ma si deve indagarne la causa.

Dolore inutile è quello cronico, che da tanto tempo ha perso la sua funzione di sentinella e diventa:

  •  malattia nella malattia
  • causa di sofferenza cronica, invalidante e umiliante

Spesso non ci permette di:

  • vivere,
  • condividere con gli altri,
  • sperare,
  • pensare.
Per terminare un corretto approccio al dolore temporomandibolare deve comprendere un modello medico multidisciplinare simile a quello utilizzato per altre patologie muscolo-scheletriche. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9151272 quindi le linee guida internazionali prevedono esercizi di ginnastica leggere http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/

Mal di testa (cefalea, emicrania) e malocclusione dentale (click mandibolare, mandibola che schiocca, bruxismo, mandibola bloccata).

Posted on : 08-06-2011 | By : Daniele | In : area medica, articolazione temporomandibolare, news dalla scienza

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a sinistra la copertina della pubblicazione.

Il Ministero della Salute insieme con l’Istituto Superiore della Sanità ha pubblicato i Quaderni del Ministero della Salute N° 7 dal titolo “Odontoiatria di comunità: criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale”. In questa pubblicazione si spiega come i disordini temporo-mandibolari (DTM) coinvolgano oltre il cavo orale altri distretti muscolo scheletrici e la principale causa di dolore della regione orofacciale compresi la testa, il viso e le strutture collegate. Il quadro è così importante che la maggior parte dei pazienti lamenta una compromissione delle funzioni e della qualità di vita. Molti sono i fattori coinvolti: traumi, stress/fattori psicologici, meccanismi centrali, bruxismo e occlusione dentale. Questa patologia è sottostimata (secondo il Ministero) ed evidentemente molti pazienti con grave compromissione della qualità della vita sono indirizzati presso altri specialisti.

Cosa fare in caso di mal di testa?

La prima cosa da fare nel mal di testa di qualsiasi tipo è una valutazione con uno specialista di neurologia, eseguendo gli esami che riterrà opportuno. Dopo aver escluso cause gravi è necessario una valutazione presso un dentista specialista in gnatologia. Quest’ultimo prescriverà (laddove necessario) il più adeguato tipo di bite dentale.

Le linee guida scientifiche internazionali  anche l’importanza di esercizi di mobilizzazione muscolare http://www.danieletonlorenzi.it/atm/stretching-mandibolare-contro-il-dolore-e-wellness-benessere-in-odontoiatria/

http://www.quadernidellasalute.it/quaderni-flipbook/9-maggio-giugno-2011/index.php  si può trovare il parere dell’importante comitato scientifico.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21368664

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115

 

 

Correlazione tra dolore cervicale (cervicalgia) e disturbo dell’articolazione temporomandibolare.

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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[Modifica testo]
Gnatologia clinica - News generale del 24/04/2011

L’argomento dolore al collo è ancora da approfondire, probabilmente in futuro sarà possibile affermare qualcosa con maggiore sicurezza. Oramai 15 anni fa nello studio http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8839465 pubblicato in una prestigiosa rivista ortopedica si correlavano i dolori del collo (cervicalgia) con dolori orofacciali, disturbi del trigemino e malocclusione dentale. I punti salienti dello studio sono:

• I pazienti con disordini temporomandibolari mostrano spesso i segni e sintomi legati ai disturbi della colonna cervicale;

• Pazienti con disturbi del rachide cervicale possono mostrare segni e sintomi relativi a disordini temporomandibolari.

• Molti autori hanno sottolineato l’esistenza di correlazioni neuroanatomiche e biomeccaniche.

Per vedere quanti studi su riviste odontoiatriche riprendono l’argomento, basta cercare su un qualsiasi motore di ricerca “Temporomandibular Disease and cervical spine disorders”. Nonostante il problema sia stato sollevato da lungo tempo, mancano tuttavia dati definitivi su quest’approccio terapeutico, anche se secondo quanto descritto dalla letteratura un consiglio si può dare. I soggetti con dolore cervicale devono recarsi da uno specialista ortopedico, per farsi prescrivere un’eventuale terapia fisica o di altro tipo. Nello stesso tempo è necessario fare una valutazione della correttezza della masticazione dentale presso uno specialista gnatologo, confezionando eventualmente un bite dentale. http://www.medicitalia.it/dtonlorenzi/news/821/Tanti-tipi-di-bite-come-sceglierlo. Sono numerosi anche gli studi che correlano il mal di testa con la malocclusione.

Per altri dolori a distanza come la lombalgia (mal di schiena) la gonalgia (dolore al ginocchio), la pubalgia, ecc. la correlazione con la malocclusione è argomento di discussione scientifica. L’opinione personale è che non tutte le lombalgie (o gli altri dolori suddetti) siano imputabili alla malocclusione, ma che la malocclusione non sia da escludere a priori. D’altra parte se è molto sospettata una correlazione tra malocclusione dentale e dolore al collo (cervicalgia), è difficile pensare che questo dolore rimanga limitato alla zona cervicale, senza estendersi ad es. in zona lombare. Nella mia esperienza personale i casi di risoluzione di dolore a distanza con bite sono stati parecchi.

 

Approfondimenti

Gnatologia, l’Articolazione temporomandibolare ATM, la mandibola che “schiocca” o click mandibolare.

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=79

Bruxismo: come riconoscerlo e come affrontarlo

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=108

Il bite

http://www.danieletonlorenzi.it/?p=115

Bruxismo e correlazioni con l’implantologia. Una proposta terapeutica.

Posted on : 19-03-2011 | By : Daniele | In : area medica

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Dr Daniele Tonlorenzi Prof A. C. “Fisiologia e patologia del movimento e della postura”
Corso di Laurea Fisiopatologia generale Università di Pisa

Prof. Marcello Brunelli Università di Pisa Ord. Neurobiologia

Accademia Italiana di Stomatologia Implantoprotesica 7° Congresso Internazionale “Gli insuccessi in implantoprotesi gestione e risoluzione 23-24 marzo 2007 Bologna ATTI PUBBLICATI ONLINE http://www.aisiitalia.com/Documents/DownloadFiles/Atti/AttiBologna2007.pdf
Parole chiave: Bruxismo (serramento, digrignamento, situazione mista), nuclei motori
trigeminali, incremento della dimensione verticale.
Keywords: Bruxism (clenching, grinding and mix), motor trigeminal ganglia, increase
of vertical dimension.
RIASSUNTO
Le parafunzioni notturne come il bruxismo sono state considerate come uno dei fattori
principali dei disordini temporo-mandibolari. Lo schema di queste parafunzioni è nei
nuclei motori del trigemino e sono acquisite per plasticità neurale. Il bite è orientato
ad impedire l’usura dentale, il serramento stesso viene in questa maniera “mediato”.
Alcuni studi evidenziano che l’aumento della dimensione verticale oltre i concetti della
gnatologia classica, risolvono spesso quei casi che altrimenti non sono risolvibili. La
riduzione di sensibilità dei fusi neuromuscolari conseguente a tale aumento, dovrebbe indurre modificazioni plastiche negli schemi motori trigeminali con scomparsa del
bruxismo stesso. È allo studio un particolare tipo di bite con incremento notevole della
dimensione verticale che induce scomparsa degli schemi motori del bruxismo. Approfondimenti sono in corso.
SUMMARY
The nightime parafunctions like bruxism have been considered as are of the principal
causes of temporo mandibular disorders. The scheme of has parafunctions is in the
motor trigeminale ganglia and hay ave acquired by neural plasticity. The bite is to
impede dental usuary, the clenching itself in this intermediary way. Some studies show
that increase of vertical dimension beyond the concepts of classic gnatology often
solve cases that world hawe otherwise been unsolved. The reduction of sensitivity of
muscular spindles, a consequence of this increase, should induce plastic modifications
in the trigeminal motors with the appearance of bruxism itself. It is with the study of
a particular type of bite with notable increase of vertical dimension which induces the
disappearance of the motor schemes of bruxism. In depth research is being made.
INTRODUZIONE
L’invecchiamento della popolazione aumenta la necessità di riabilitazioni orali più o
meno complesse, che offrano risultati soddisfacenti. Le infezioni orali fra gli anziani
delicati possono essere causa di morte (Hamalainen P et Al. 2005).(1) La disabilità
masticatoria percepita può essere associata con un rischio più grande di mortalità negli
anziani. La causa sembra essere l’isolamento sociale, i difficili rapporti interpersonali
ed il fatto che tali soggetti non ritenengano che la vita valga la pena di essere vissuta
(Nakanishi N et Al. 2005). (2) Un altro studio ha segnalato parecchi problemi di salute
e funzionali associati ad alterata funzione del sistema  masticatorio (Osterberg T et Al.).(3) Ulteriori indagini sono comunque necessarie per determinare se l’inabilità
masticatoria sia un fattore di rischio significativo per la mortalità.
L’implantologia ha un ruolo fondamentale nell’offrire risultati soddisfacenti nella riabilitazione orale.
Il bruxismo secondo uno studio è considerato controindicazione per gli impianti dentali,
anche se mancano studi clinici approfonditi. Finora, gli studi sul rapporto possibile di
causa-effetto fra il bruxismo ed il fallimento implantare non rendono i risultati costanti
e specifici, per la variabilità del numero, delle dimensioni degli impianti, il disegno
dell’occlusione e dei modelli dell’articolazione e la protezione del risultato finale con
uno splint occlusale duro di stabilizzazione notturno (Lobbezoo F et A. 2006). (4) Misch
CE (2002) afferma che il bruxismo è un fattore di rischio potenziale per il fallimento
implantare. La forza eccessiva applicata tra le arcate è la causa primaria degli insuccessi implantari tardivi, della perdita crestale di osso, della frattura dei componenti.
In presenza di parafunzione consiglia di aumentare il numero degli impianti, e la loro
larghezza nelle regioni molari, per far diminuire lo sforzo sulla protesi e sull’osso, particolarmente alla cresta. Gli impianti supplementari devono essere posizionati, quando
possibile, per eliminare i cantilevers. Le protezioni notturne adeguatamente progettate
riducono l’influenza del carico sugli impianti e sulla protesi sovrapposta.(5) Le parafunzioni notturne come il serramento ed il bruxismo sono state considerate come uno
dei fattori principali dei disordini temporo-mandibolari e devono essere adeguatamente
indagate (Amemori Y et Al.). (6) La terapia deve cominciare in sede prechirurgica:
progettando gli adeguati siti implantari, oltre che per evitare situazioni di cantilevers,
anche per non aggravare il dolore muscolare ed il danno articolare spesso associati
alle parafunzioni.  Gli interventi spesso costringono il paziente a sottoporsi a sedute
chirurgiche lunghe specie negli interventi complessi, costringendo (soprattutto quando
la sede è posteriore) ad essere sottoposti a situazioni di “leva” dannose in soggetti con
ATM e sistema muscolare già stressato. Anche la sola apertura prolungata della bocca
senza la “leva” (sedi anteriori) è condizione di peggioramento. Si consiglia di confezionare un bite precedentemente alla chirurgia impiantare, per rilassare la muscolatura
prima dell’intervento chirurgico ed a scopo diagnostico per provare la nuova posizione.
La parafunzione consiste nell’attivazione fisiologicamente normale di muscoli volontari per svolgere azioni che non hanno un obiettivo funzionale e che potrebbero rivelarsi
pericolose. Questi comportamenti, sempre che si verifichino raramente, non devono
assolutamente essere considerati anormali ma, ripetuti di frequente, possono portare a
disturbi occlusali e alla diagnosi di parafunzione. Alcuni esempi di comportamenti parafunzionali sono il bruxismo, il succhiarsi il pollice e la postura mandibolare anormale
(C. Mc Neill 1997). (7) Il bruxismo è stato classificato come attività elettromiografica
superiore alla contrazione volontaria massima del 5% ed è stato classificato in tre modelli (serramento, digrignamento e misto) (Amemori Y et Al 2001). (8) Alcuni Autori
hanno registrato tre soggetti che hanno presentato episodi di bruxismo che sono arrivati

fino a poco meno di tre minuti all’ora. Misurando con elettromiografia (EMG) l’attività
muscolare nel serramento è più forte che nel digrignamento (Akamatsu Y et Al). (9)
CONTROLLO NEURALE DELLA MASTICAZIONE
Sistema sensitivo trigeminale: (afferente), costituito da neuroni afferenti primari  che
sono in grado di tradurre diversi stimoli in potenziali d’azione. Tra questi stimoli, analizziamo quelli propriocettivi che individuano condizioni interne come la lunghezza la
posizione delle articolazioni e le tensioni. Le zone sopraspinali (testa, bocca, faccia)
sono innervate dal ganglio del V dal genicolato del VII o da altri gangli di nervi cranici.
Le cellule dei neuroni afferenti primari sono di solito fuori del SNC nei gangli sensoriali. Unica eccezione quella del neurone afferente primario propriocettivo e tattile e
quelle del legamento parodontale, che sono nel nucleo sensitivo mesencefalico trigeminale e sui margini laterali della materia grigia del periacquedotto del mesencefalo.
Il secondo neurone è nel nucleo sensitivo principale del trigemino e forma le connessioni trigemino-talamiche che vanno al talamo ed attraverso la via talamo-corticale in
corteccia. A  livello spinale trigeminale gli stimoli sensitivi attivano dei riflessi che attraverso circuiti di integrazione modulano la risposta dei neuroni secondari. Nel tronco
dell’encefalo l’integrazione sensitiva funziona da feedback per il coordinatore centrale
della masticazione.
VIE MOTORIE EFFERENTI TRIGEMINALI:
Neuroni cortico-trigeminali vanno dalla corteccia motoria primaria al nucleo motorio
trigeminale (posto nella sostanza reticolare pontina e circondato da neuroni premotori).
Gli aspetti automatici della masticazione vengono filtrati da particolari circuiti del tronco dell’encefalo o della colonna vertebrale chiamati generatore centrale di impulsi che
controlla la masticazione (vedi fig.1) attraverso:
a)la generazione di un ritmo o sequenza che controlla la durata del ciclo masticatorio; si
ritiene che le cellule addette al controllo del ritmo siano situate nella formazione reticolare mediale del tronco dell’encefalo;
b)l’attivazione di generatori di impulsi, costituiti da gruppi di cellule di neuroni premotori dei nuclei sopratrigeminali che controllano l’attivazione o l’inibizione dei motoneuroni.
Il cervelletto confronta le informazioni pianificate: provenienti dalla corteccia con quelle sensitive che registrano i movimenti eseguiti ricevuti dalla periferia. Se i movimenti
pianificati non coincidono con quelli svolti, emette segnali di feed-back correttivi che
vengono trasmessi alle vie motorie discendenti.
Il cervelletto ha un ruolo importante anche nei processi di apprendimento e nella programmazione di azioni motorie complesse.
Bruxismo diurno. Il bruxismo diurno può provocare gravi abrasioni dentali, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, dolore muscolare e ipertrofia. Sebbene per definizione
il bruxismo diurno non sia un disturbo del sonno, esso è associato allo stato emotivo. Spesso, infatti,  è  facile  notare  persone  ansiose  che  serrano  i  denti. Alcuni studi hanno inoltre
dimostrato che frustrazione, ansia e paura possono aumentare la tensione muscolare.
Bruxismo notturno. Esso è caratterizzato da episodi di serramento o digrignamento bilaterale della durata massima di 5 minuti che si ripetono durante il sonno ogni 90 minuti
circa. Questo  fenomeno spesso coincide con il passaggio dal sonno più pesante a quello
più leggero, ed anche con la fase REM (movimento rapido degli occhi). Le registrazioni
elettromiografìche durante un episodio di bruxismo evidenziano l’attivazione ritmica
dei muscoli elevatori di entrambi i lati seguita da un periodo prolungato di massima contrazione che solitamente si  verifica in una posizione mandibolare escursiva (laterale).
Se ripetuto frequentemente, questo tipo di attività muscolare causa i segni e i sintomi
clinici associati al bruxismo: usura eccessiva e sensibilità dei denti, ipertrofìa dei muscoli elevatori, dolore dell’articolazione temporomandibolare e disfunzione. Nei casi
più gravi si riscontra un’usura del dente fino a livello della cresta gengivale. L’ipertrofìa
dei masseteri può portare alla costrizione del dotto parotideo, causandone manifestazioni sintomatiche.
Con una apparecchiatura sperimentale per le posizioni escursive mandibolari sono stati
registrati due soggetti con bruxismo notturno. L’apparecchiatura è capace di registrazioni simultaneamente elettromiografia (EMG) dei muscoli bilaterali del massetere e la
posizione mandibolare. Le annotazioni del sensore hanno rivelato che un soggetto era
un bruxista bilaterale e l’altro bruxista quasi unilateralmente (Akamatsu Y et Al).
(10) La contrazione muscolare prolungata del bruxista monolaterale, sembra legata a
una maggiore incidenza di disturbi e dolore nell’articolazione temporomandibolare controlaterale. Durante il movimento di escursione, il condilo dell’articolazione opposto
alla direzione del movimento deve avanzare sull’eminenza articolare, trovandosi così
in una posizione che non è in grado di mantenere. Inoltre, sul lato non lavorante i denti non sono in occlusione, non potendo fornire alcun sostegno articolare. L’attività di
EMG del muscolo temporale anteriore dal lato dove avviene la parafunzione durante
le registrazioni notturne è superiore a quella dal lato opposto (Yugami K et Al. 2000).
(11) Le posizioni mandibolari durante il bruxismo potrebbero essere distinte in massima
intercuspidazione, in lateralità destra o sinistra o in avanzamento (Minagi S et Al1998)
(12). Per indagare la posizione dentale nel digrignamento notturno sono stati registrati
contemporaneamente l’elettromiografia di superficie bilaterale del massetere e la posizione mandibolare, con sensori magnetici, durante il sonno in 12 volontari bruxisti in
lateralità destra e sinistra per tre notti successive. Una delle situazioni dentali è la posizione canina bordo-bordo incisale e l’altro è il punto mediano fra la posizione intercuspidale e la posizione canina del bordo-bordo. Si è registrata la predominanza di attività
del muscolo del massetere del lato di equilibratura durante la rettifica della posizione.
L’attività EMG del muscolo massetere è più attiva dal lato che comporta movimento
mandibolare mediotrusivo per correggere la posizione canina eccentrica (Amemori Y
1999). (13) Un altro studio suggerisce che il serramento durante il sonno è più nocivo al
sistema stomatognatico, rispetto ai movimenti mandibolari (Amemori Y 2001) (14) ed
al digrignamento (Minagi S et Al 1998) (15). Il serramento notturno (involontario) ha
un carico meccanico più grande sull’articolazione temporomandibolare, rispetto al serramento volontario diurno (Gastaldo E et Al 2006). (16)

La teoria occlusale sostiene che

le interferenze occlusali stimolano i meccanorecettori parodontali, provocando l’attivazione riflessa dei muscoli elevatori, allo scopo di eliminare le interferenze occlusali, “limando” i denti.Non esistono prove sufficienti a sostegno di questa teoria. Prima di
tutto la stimolazione dei meccanorecettori parodontali non attiva, ma inibisce i muscoli
elevatori (riflesso di apertura della bocca), poi spesso il bruxismo notturno consiste solo
nel serrare i denti, e non nel digrignarli; il solo serramento dentale non è sufficiente per
eliminare le interferenze. Contro questa tesi depone il fatto che la creazione intenzionale
di interferenze occlusali non provoca il bruxismo e la loro eliminazione non reca alcun
giovamento. È noto, infine, che il bruxismo si verifica anche in occlusioni senza o con
scarse interferenze occlusali e che questa parafunzione non è presente in molti soggetti
con gravi interferenze occlusali. Si pensa quindi che l’introduzione o l’eliminazione
delle interferenze occlusali mediante trattamenti dentali abbiano scarsi effetti duraturi
sul bruxismo. Teoria dell’alterazione nervosa, è avvalorata dallo studio precedente
sulle modifiche della plasticità neurale quando si incrementi la dimensione verticale. Il
bruxismo notturno(SB) è caratterizzato dal digrignare o serrare i denti durante il sonno
e potrebbe essere una manifestazione esagerata di attività ritmica spontanea normale dei
muscoli del sistema masticatorio. Sembra esserci un’eccitabilità aumentata delle vie
centrali  motorie della mascella nei soggetti con bruxismo notturno, probabilmente
derivata da una modulazione alterata dei circuiti inibitori del tronco dell’encefalo e non
dai meccanismi corticali alterati. Questi risultati sostengono la teoria che il bruxismo
è pricipalmente centrale e coinvolge le strutture subcorticali (Mascaro MB et
Al. 2005).  (17)
Alcune prove sostengono l’ipotesi secondo la quale il bruxismo sia un  disturbo del
sonno legato allo stato emotivo del soggetto. In alcuni individui è stata dimostrata l’esistenza di un legame fra vita stressante e insorgenza del bruxismo notturno: infatti, nei
periodi di minore stress questo fenomeno tende a diminuire. Inoltre, i profili psicologici dei soggetti affetti da bruxismo notturno hanno evidenziato con maggiore frequenza
disturbi nervosi e livelli di ostilità, ansia, iperattività e aggressività maggiori rispetto a
quelli di persone normali. La correlazione fra questi stati emotivi e il bruxismo notturno porta a ritenere che questo abbia origine nel sistema limbico. Un’altra conferma a
quest’ipotesi deriva dal fatto che spesso si abbina a segni di incremento dell’attività
simpatica, come tachipnea e tachicardia. Il sistema nervoso autonomo è sottoposto al
controllo dell’ipotalamo, facente parte del sistema limbico.
Vari neurotrasmettitori sono stati implicati nel movimento orale e particolare interesse
ha suscitato la dopamina dato che una sua alterazione può provocare alterazione dei movimenti compreso quelli motori della mascella, come nella discinesia orale e forse nel
bruxismo. Gli Autori suggeriscono che le catecolamine possono regolare i movimenti
orofacciale attraverso i centri premotori masticatori, le risposte da sforzo e quelle del
sistema vegetativo (Yabushita T et Al. 2005). (18)
Modifiche sistemiche: Uno studio su 24 bruxisti (23-67 anni) ha evidenziato: frequenti
episodi di dolore orofaciale (65% ha segnalato frequenti emicranie di mattina) e corporeo; frequenti sintomi vegetativi (sudore 23%, palpitazioni notturne 62%, riduzione
libido 50%); 19% ha presentato ipertensione che necessita trattamento (Dahlström L,
Haraldson T 1985). (19)
MATERIALI E METODI
Alcuni Autori hanno studiato gli effetti dei cambiamenti di lunga durata nell’aumento
della dimensione verticale occlusale sugli input sensoriali dei fusi del massetere. Venti
ratti femminili tipo Wistar sono stati anestetizzati con barbiturici e sono stati divisi in
due gruppi: in uno è stata mantenuta la dimensione verticale e nell’altro è stata aumentata con un rialzo in resina composita di 2.0 millimetri ai molari mascellari. In questo secondo gruppo la sensibilità del fuso muscolare del massetere è diminuita gradualmente.
L’incremento della dimensione verticale ha causato quindi la riduzione della sensibilità
del fuso muscolare del massetere e ciò indica una modifica della plasticità sensitiva
periferica in seguito ad incremento della dimensione verticale (Bader GG et Al. 1997).
(20) Per plasticità sensitiva  si intende il fatto che in alcuni sistemi neuronali si stabiliscono talune modificazioni funzionali permanenti a seguito di particolari stimoli o
di particolari loro combinazioni e queste modifiche sono indicate come modificazioni
plastiche (Jerzy Konorsky 1948).
Questi esperimenti pongono le basi per un complesso ripensamento verso i concetti di
spazio libero, e di incremento della dimensione verticale in odontoiatria. Anche nell’uomo l’aumento della dimensione occlusale verticale è stata usata per trattare i disordini
che coinvolgono l’iperattività muscolare, come nel bruxismo.
DISCUSSIONE
Quanto detto indica che queste parasonnie sono di natura funzionale e l’intervento deve
essere finalizzato al ripristino della funzione alterata. Abbiamo utilizzato manovre di
iperestensione ed applicato bite con elevato incremento della dimensione verticale . Le manovre hanno dato risultati positivi inducendo una quasi immediata decontrattura muscolare, la cui natura può essere di vario genere: una ridotta sensibilità dei
fusi neuromuscolari (come da altri Autori suggerito), oppure una stimolazione del riflesso del complesso recettoriale del Golgi.

BIBLIOGRAFIA
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disability and 9-year mortality in a cohort of community-residing elderly people. J Am Geriatr
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masticatory ability and some general health factors in a Swedish population. Gerodontology.
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