Congresso sulla “Stimolazione trigeminale” il 4 e il 5 aprile “proprioceptive trigeminocardiac reflex”

Posted on : 18-08-2013 | By : Daniele | In : news dalla scienza

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Raramente si considera l’importanza che il sistema trigeminale ha nella regolazione di importanti funzioni corporee e delle implicazioni che si possono avere anche nella vita dell’organismo. Nella  cultura odontoiatrica si privilegia l’estetica e la cosmesi dentale, ma l’interesse di molti professionisti e di prestigiose Società scientifiche si sta concentrando verso funzionalità e  benessere, piuttosto che all’estetica cinematografica e televisiva. I costi per l’assistenza sanitaria stanno diventando insostenibili ed anche nuovi concetti in odontoiatria devono ricercare funzione e salute a costi estremamente ridotti.
 
Un argomento di interesse è quello delle emergenze in odontoiatria.
Con che frequenza si presentano? Qual è la più comune? La più grave è un rallentamento nei pazienti di frequenza del battito cardiaco fino all’arresto, la frequenza è maggiore di quello che pensiamo. Sono colpiti in prevalenza giovani adulti sani. Questi eventi spiacevoli sono provocati dal riflesso trigeminocardiaco argomento del congresso. Come funziona? La sensibilità dolorosa del capo finisce nelle vie trigeminali e talvolta provoca una stimolazione simpatica (aumenta pressione e frequenza cardiaca), altre volte invece provoca abbassamento di pressione e frequenza cardiaca fino all’arresto. Tutte le pratiche che provocano dolore nel viso possono mandare il soggetto in asistolia. Alcuni casi di piercing, la chirurgia maxillo facciale, quella oculare (la sensibilità dell’occhio finisce nelle vie trigeminali), la piccola chirurgia facciale (a scopo estetico o meno) sono stati seguiti da asistolia. Addirittura è capitato di vedere il rigurgito acido che dallo stomaco è andato nelle cavità nasali del neonato scatenare questo riflesso in maniera così importante da procurargli la morte. Durante quali tipi di chirurgia questi fenomeni sono più frequenti? Quali fattori predispongono all’evento? Questo sarà l’argomento di una mia relazione. Il Prof. Marcello Brunelli ci parlerà invece di quali accorgimenti usare per prevenire queste situazioni, attraverso la comunicazione di esperimenti condotti sull’uomo sulle modifiche della soglia del dolore. Si tratta dell’illustre scienziato che per primo ha dimostrato per primo il ruolo del cAMP quando lavorava da Kandel, che ha lavorato sul sonno con Moruzzi, che ha dimostrato per primo la liberazione circadiana degli ormoni e tanti altri studi ancora.
Lo stretching mandibolare abbassa, nei soggetti sani, pressione e frequenza cardiaca

Nel vertebrato (ratto) aumenta la quantità di sangue che arriva al cervello.

Si sono studiate le modifiche a lungo termine sui piccoli vasi che vanno alla corteccia cerebrale, modificando la lunghezza dei muscoli masticatori e si sono avute sorprese interessanti.Durante l’estensione mandibolare forzata di 10 minuti c’è una vasocostrizione delle arteriole cerebrali. Rimosso il dispositivo intraorale si vasodilatano per un tempo lungo, mentre la pressione arteriosa media si abbassa subito. Questi fenomeni non avvengono dopo dissezione delle tre branche del nervo trigemino e sono stati seguiti per tre ore.

Lo stretching mandibolare nello sport.

Tutti gli effetti sopradetti sono dovuti all’attivazione di meccanismi vagali. In tutti gli sport si praticano modalità di allenamento diverse per ottenere la massima prestazione e che sono diverse tra loro. Una cosa che li accomuna tutti invece è la necessità del ristoro, dopo una buona prestazione e l’attivazione di meccanismi vagali (con lo stretching mandibolare) è importante. Un atleta riposato rende di più. http://www.danieletonlorenzi.it/category/sport/

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La deglutizione normale e quella atipica.

Posted on : 12-09-2011 | By : Daniele | In : articolazione temporomandibolare

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Definizione:  sequenza motoria che ha la funzione di portare il contenuto del cavo orale allo stomaco, che implica la contrazione coordinata di vari muscoli nella bocca, nella faringe, nella laringe e nell’esofago, mediante la quale il bolo alimentare inviato dalla bocca perviene allo stomaco.

Frequenza:

  • circa 150 volte durante i pasti nel corso delle 24 ore;
  • spontaneamente una volta ogni 45 secondi durante la veglia;
  • circa ogni 20 minuti durante il sonno.
Un totale di più di 1000 volte durante le 24 ore

 

I movimenti si dividono in:

1)      volontari (che tutti conosciamo);

2)       ritmici; in cui è volontario l’inizio e la fine del movimento. Quando decidiamo di mangiare, è volontaria la scelta del cibo, la sequenza dell’introduzione di cibo solido o di acqua. Sarebbe troppa fatica pensare a tutti i movimenti necessari alla masticazione (automatica).

3)      Involontari come i riflessi.

Dopo la masticazione la lingua spinge il bolo verso la parte posteriore del palato e contro la faringe. Questa cosa stimola i meccanocettori a livello del sistema nervoso centrale (SNC) in una zona denominata bulbo e da qui prendono il via una serie di neuroni che compongono una rete complessa che fa passare il bolo dall’esofago alla faringe. La deglutizione non dovrebbe coinvolgere i muscoli mimici della bocca, quando questi sono coinvolti si parla di deglutizione atipica. 

Controllo nervoso

Neuroni afferenti al SNC (che dalla periferia vanno al cervello) stimolano un generatore centrale di impulsi (central pattern generator) costituito da una rete di neuroni (nel bulbo) che costituisce il cosiddetto centro della deglutizione. Una rete di interneuroni coordinano temporalmente tutte le fasi della deglutizione. Anche se la deglutizione può avvenire su comando centrale, (senza stimoli periferici) in realtà questi sono sempre presenti e influenzano la deglutizione in maniera importante. Si tratta di un fenomeno assai complesso in cui sono coinvolti diversi sistemi sensoriali. La vista del cibo, il suo profumo, i rumori ad esso associati stimolano la salivazione provocando deglutizioni più frequenti.

Ritorniamo al nostro cibo, decidiamo di portare in bocca una forchettata di pasta.

  • Preparazione alla deglutizione. La masticazione sminuzza il cibo. L’azione dei muscoli della bocca lo “mescola” alla saliva, prodotta dalle ghiandole salivari che contiene ptialina, un enzima che comincia a “spezzare” l’amido cotto in destrine e maltosio. Quando il  bolo  alimentare giunge  nello  stomaco,  l’acidità del  contenuto  gastrico  abolisce l’azione della ptialina, con l’eccezione di quelle parti di cibo non ancora invase dal succo gastrico. Ecco perché quando si dice che la digestione avviene nella bocca, si dice una cosa vera.
  • Deglutizione orale.   Sono coinvolti circa 20 muscoli. La punta della lingua andando dietro al palato nella cosidetta “papilla retroincisiva” o “spot palatino” spinge il bolo dapprima contro il palato e poi ancora più indietro, aiutata dal muscolo buccinatore della guancia. I muscoli elevatori mandibolari si contraggono, i denti vanno a contatto le labbra vanno in chiusura impedendo l’uscita del cibo dal cavo orale. Posteriormente il palato molle impedisce che il cibo vada in gola in maniera scoordinata (soprattutto in trachea). In questa fase, inizia un arresto della respirazione che si continua anche durante tutta la fase faringea, si distingue nettamente dalle altre in quanto la deglutizione può essere fermata e ripresa in qualsiasi momento. Quindi l’atto della deglutizione che avviene nel subconscio può tornare in qualsiasi momento sotto il controllo della volontà (fase consapevole e volontaria). Perché? Normalmente non ci facciamo caso, ma se nel nostro bolo alimentare è presente una lisca di pesce un sistema di allarme blocca la deglutizione consentendo di sputare il cibo. I muscoli della lingua spremono verso la faringe il bolo alimentare come se fosse pasta dentifricia spremuta dal suo contenitore. La porzione faringea della lingua si abbassa per favorire il deflusso del cibo nella faringe. Al di fuori del pasto la deglutizione avviene quando in bocca ci sono 1-3 ml di saliva.
  • Fase faringea  involontaria. Nel primo tratto è consapevole (abbiamo la percezione del bolo che passa). Si creano “sigilli” affinché il cibo non ritorni in bocca e non vada nelle vie respiratorie (trachea). Le sue pareti riccamente innervate mandano segnali affinché l’esofago si rilasci. In questa fase La punta della lingua resta solidamente appoggiata nella stessa posizione e i denti sono sempre a contatto. L’osso ioide si sposta verso l’alto e verso l’avanti. La bocca e i suoi muscoli partecipano quindi a questa fase.
  • Fase esofagea. II bolo, spinto verso il basso, entra nello stomaco dallo sfintere esofageo inferiore che si richiude immediatamente per impedire il reflusso gastrico. La respirazione ricomincia. Attraverso un sistema di innervazione “onde” nervose (peristalsi) mandano impulsi per far progredire il bolo nello stomaco.

Durata: la fase orale e faringea dura 0,6-1 sec. quella esofagea può durare oltre 10 sec.

 

Deglutizione durante lo sviluppo

compare tra la decima e la quattordicesima settimana della vita fetale, periodo in cui viene deglutito liquido amniotico importante per lo sviluppo delle funzioni intestinali. Infatti alla nascita la deglutizione deve già essere efficiente, dapprima solo di natura riflessa (non volontaria) regolata dal riflesso di suzione che avviene chiudendo le labbra sul capezzolo o sulla tettarella del biberon.

FUNZIONI DELLA DEGLUTIZIONE

  • i movimenti della lingua e la deglutizione riversano i microorganismi nello stomaco, dove il succo gastrico li distrugge.

Sempre il medico presta attenzione al fatto che:

1)      Non sia presente una lesione nervosa dei centri della deglutizione. È consigliabile quindi effettuare come prima battuta una visita neurologica che escluda lesioni gravi;

2)      Che un maxillofacciale escluda ostruzioni meccaniche delle vie digestive superiori;

3)      Che il gastroenterologo escluda un reflusso gastrico;

Spesso si dimentica che la deglutizione avviene in tre fasi (buccale, faringea ed esofagea) in cui non esiste alcuna pausa e l’atto deve essere considerato come un complesso unico ed armonico di movimenti nel quale, una volta che abbia avuto inizio la prima fase, le altre due seguono inevitabilmente. Se parte in disarmonia (nella fase orale) ben difficilmente potrà diventare armonica.

Di sicuro la deglutizione scorretta (dovuta ad alterata funzione del cavo orale), chiamata deglutizione atipica, è meno grave rispetto a lesioni del sistema nervoso o ad ostruzioni permanenti di faringe ed esofago. La maggior parte dei pazienti non presentano gravi lesioni ed una visita odontoiatrica presso un dentista che conosce la deglutologia (una branca specialistica dell’odontoiatria) è spesso trascurata. Rappresentano (questi pazienti) probabilmente il maggior numero di soggetti giovani con problemi alla deglutizione.

La muscolatura mimica non partecipa attivamente alla deglutizione Durante la deglutizione normale adulta si dovrebbe osservare solo il movimento della laringe che prima si innalza e poi si abbassa. Se si rendono visibili contrazioni e smorfie della muscolatura facciale, soprattutto del mentale e dell’orbicolare inferiore, si deve sospettare un disequilibrio funzionale, come nel caso della foto seguente.

 

La punta della lingua invece che appoggiarsi le palato nel cosiddetto “spot palatino” si posiziona dietro ai denti superiori od inferiori, altre volte addirittura tra le arcate dentali. I denti sono messi in una posizione determinata dal bilanciamento della spinta verso l’esterno della lingua e una verso l’interno dei muscoli buccinatori della guancia. Se la lingua non si muove in maniera coordinata è spesso presente “palato stretto“, altre volte se la punta della lingua si pone dietro i denti superiori questi “si sventagliano anteriormente” (denti sventagliati) condizione detta di seconda classe dentale. Quando la lingua spinge in maniera anomala i denti inferiori spesso c’è una situazione di terza classe solo dentale, ma spesso associata a crescita eccessiva della mandibola terza classe ossea.

La spinta della lingua contro i denti può arrivare fino a 20 N.

NON TUTTI I SOGGETTI CON DEGLUTIZIONE ATIPICA PRESENTANO MALOCCLUSIONE DENTALE.

Spesso è associata a disturbi cognitivi e/o alterazioni genetiche come la sindrome di Down.

 

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